“La storia tutta quanta potrebbe intitolarsi :’storia di una speranza in cerca del suo argomento…’ E sarebbe un titolo adatto per tuta la durata della storia; se nel fondo della vita umana non esistesse, inesauribile e avida, inesauribile come la vita stessa, la speranza non avremmo la storia e l’uomo non si sarebbe proposto di essere umano. Se lo è dovuto proporre e dobbiamo farlo anche noi. La speranza non si limita ad esserci e basta, ha le sue eclissi, le sue cadute, le sue esaltazioni, la sua momentanea estinzione e la sua resurrezione.(..) Essa assume la sua vera essenza nel sogno e nella sua capacità di tracciare una traccia di luce nel cammino dell’uomo”
Mancare di ironia equivale a rimanere attaccati "alla propria piccola individualità"; a non saper cogliere l'allusione continua al fuori campo, al fuori cornice, all'altro lato o a ciò che rimane nelle pieghe del discorso, con cui l'ironia, simile a una salutare scossa, sa invece creare legami inediti e impensati.
Dice infatti la filosofa Maria Zambrano: "La vita umana è di per sé ironica; dove inizia l'umano comincia l'ironia; e quanto maggiore è il processo "di umanizzazione tanto più lo è il gioco di specchi fra l'essere e il non essere".
E’ con ironia che bisognerebbe guardare la politica oggi. Berlusconi, infatti, scopre dopo 15 mesi che Alitalia è in vendita, Fini oggi milita in quel partito che aveva definito le “comiche finali” di Berlusconi, Casini, che vuole rappresentare la vera ex-Dc, nello stesso tempo si spaccia come “la vera novità”. Forse è per questo che si parla molto di “discontinuità” e quasi mai di cambiamento… A noi capire il significato di questa parola. E che dire della faccia di Berlusconi che dopo cinque candidature e 71 anni suonati accusa l’avversario di 52 anni di rappresentare il vecchio…
Ci credono scemi o lo siamo davvero? Senza ironia però continuo a dire che mi è insopportabile che certi soggetti tornino al governo... Al solo pensarci il senso dell'umorismo svanisce. Temo che ci rimarranno solo le battute di Berlusconi per ridere...
Se con un po’ di coraggio ci guardiamo dentro, ci fermiamo a riflettere su noi stessi, sulle nostre convinzioni, ci accorgeremo che troppe volte siamo come ancorati a delle idee che non ci lasciano guardare al di là o oltre.
Wittgenstein dice che a volte ci sentiamo confusi, reclusi in una stanza da cui non sappiamo come uscire: guardiamo ovunque per trovare una via di uscita e non ci accorgiamo che se solo volessimo voltarci vedremmo che la porta era rimasta sempre aperta.
Basta a volte cambiare la prospettiva da cui si guarda la realtà, salire come il professore del film “l’attimo fuggente”, per vedere cose che non si erano mai viste e che erano sempre state davanti ai nostri occhi.
Ma appunto bisogna voler vedere. Più che una visone intellettuale è una “visione attraverso il cuore”, una conversione dello sguardo, una “visione – come dice la filosofa Zambrano – che innamora”.
Perché della vita bisogna essere innamorati, di tutte le forme in cui la vita si manifesta e prende forma per poter leggere il bello, il buono, il giusto che si annida ovunque anche dove sembra che il buio abbia irrimediabilmente avuto ragione della luce.
E sempre la Zambrano ci insegna che non è una visone che si impone “dominando”, ma piuttosto un’apertura “che accoglie”, che non pretende di veder tutto subito, ma che sa aspettare che ogni cosa si sveli pian piano. Bisogna saper aspettare. Bisogna dare il tempo di farsi conoscere.
E’ quella luce che nasce come la luce dell’alba dall’oscurità, che come dice Merleau-Ponty ha in sé “il dolore del parto e la gioia della nascita”.
Questo dovremmo imparare per non cadere nella banalità, nella rigidità, in una vuota quotidianità che si ripete sempre uguale a se stessa, chiusi in un pensiero rigido che non lascia spazio né al dubbio né alle parole dell’altro.