
La foto qui
“Datemi una barca, disse l'uomo.
E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, domandò il re.
Per andare alla ricerca dell'isola sconosciuta, rispose l'uomo.
Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta”.
Attraversavo un momento difficile quando leggevo questo breve racconto, una favola, di José Saramago. Ero chiusa in me stessa, mi sentivo come in un labirinto, giravo, giravo e mi sembrava di tornare sempre allo stesso punto. Non vedevo una via di uscita.
Non esistono isole sconosciute… quello mi avevano sempre fatto credere… Non c’è nulla da cercare… volevano che io stessi ferma…
Chiusa in una gabbia, giravo in tondo e non vedevo altro che quello che mi permettevano di vedere. Sentivo di essere quello che mi avevano sempre detto che ero. Io non avevo preso parte alla costruzione della mia identità.
Volevo una barca anch’io, per andare a trovare quell’isola sconosciuta e volevo sapere anch’io, come il marinaio del libro di Saramago, chi ero quando fossi arrivata.
“Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei”.
Dovevo uscire dalla gabbia, dovevo frantumare le sbarre e andarmene. Ma dove?
Su un’isola sconosciuta appunto
Dovevo guardare dove ancora non avevo guardato, cercare dove ancora non avevo cercato. “Alla ricerca di ciò che un giorno forse ci sarà”.
E me ne sono andata da quella casa delle certezze, delle risposte a tutti i perché. E per compiere grandi passi avevo bisogno anche del sogno, di credere che quell’isola l’avrei trovata o che in ogni caso era importante la strada che avrei percorso per cercarla.
“Una mappa che non includa Utopia, - diceva Oscar Wilde - non merita neanche un’occhiata”.
E con quella mappa sono salita sulla nave.
“Fluttuava, al punto di partenza per un lungo viaggio, tranquillissimo in una tranquillità immensa, le ombre dei pennoni riflesse lontano verso oriente dal sole all'occaso. In quel momento ero solo sul ponte. Non proveniva dall'interno il minimo suono, ed intorno a noi nulla muoveva, nulla vibrava, né una canoa sull'acqua, né un uccello in aria, né una nuvola in cielo. In questa esanime pausa, sulla soglia di una lunga traversata, sembrava stessimo calcolando la nostra idoneità ad una lunga ed ardua impresa, compito prescritto da entrambe le nostre esistenze, da adempiere lungi da ogni sguardo umano, con solo cielo e mare per testimoni e giudici”.