“Erano giovani, freschi di studi e tutti e due ancora vergini, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile”. Così comincia “Chesil Beach” decimo romanzo dell’autore inglese Ian Mcewan. ambientato in Inghilterra, nel luglio del 1962, sulla costa del Dorset davanti alla sconfinata distesa di ciottoli di Chesil beach. Florence, promettente violinista di agiata famiglia ed Edward, modesto storico di modesta famiglia sono in luna di miele.
“Erano ancora tempi, destinati a concludersi alla fine di quel famoso decennio, in cui essere giovani costituiva un ingombro sociale, un marchio di irrilevanza, una condizione di leggero imbarazzo per la quale il matrimonio rappresentava l’inizio di una terapia. Grossomodo estranei, eccoli là, stranamente insieme su una nuova vetta dell’esistenza, lieti al pensiero che il loro status recente permettesse di sospingerli sul radioso cammino di una interminabile giovinezza: Edward e Florence, finalmente liberi!”
Finalmente liberi… Prima del ’68 si usciva dalla casa dei genitori solo dopo essersi sposati e la verginità era un obbligo morale sancito da santa Madre Chiesa a cui era difficile sottrarsi. Chi si avvicinava al matrimonio senza esserlo aveva poca probabilità di trovare marito. Tempi lontani, ma non molto. Realtà a cui vorrebbero forse farci tornare indietro.
I due giovani, protagonisti del libro, si amano tantissimo e se lo dicono ripetutamente nel preludio alla prima notte di nozze. I due giovani cenano finalmente soli. ma sotto gli occhi dei camerieri, il pensiero fisso su quello che accadrà di lì a poco: Sanno che quella notte “si sarebbero coricati sul letto a baldacchino per mostrarsi senza veli di sorta”. E sono chiari i timori di lei che sa ben poco di quello che l’aspetta, come qualunque ragazza della sua classe sociale e della sua generazione.
Non conoscono i loro corpi, le loro reazioni. Lei non vuole deludere le aspettative del marito, ma nello stesso tempo non ha il coraggio di esprimere le sue angosce, la sua riluttanza; a Edward mancano le parole per comunicare l'ansia di non riuscire a contenere il suo desiderio e la paura di non saper interpretare i segnali di un corpo sconosciuto e misterioso quanto un'altra galassia.
Occorrerebbe aver imparato a parlarsi, a tener conto della loro diversità fisiologica e culturale, delle loro paure e soprattutto avere la pazienza, saper aspettare per imparare a conoscere il linguaggio del proprio corpo ma anche quello dell’altro per trovare l’armonia, la sintonia per vivere in modo bello e sereno l’atto sessuale. Occorrerebbe conoscere la delicatezza del momento, avere rispetto dell’altro per impedire alla frustrazione di tramutarsi in fallimento, il fallimento in rabbia, la rabbia in amarezza. Occorrerebbe che non ci fossero modelli precostituiti che suggeriscono come si deve essere per essere uomini o per essere donna, ma che lo si scoprisse pian paino come ci si conosce in un dialogo in cui uno ascolta l’altro senza prevaricarlo.
Ma questo atteggiamento non c’è e ne consegue il fallimento e la frustrazione. Lei confessa le sue difficoltà, la sua repulsione, lui contrattacca e l’accusa: “Tu mi hai ingannato. A ben guardare, sei una bugiarda. E sei anche qualcos’altro, se proprio lo vuoi sapere. Sai cosa sei. Irrimediabilmente frigida.” Sospetta di lei “Però hai creduto che ti servisse un marito, e io sono il primo coglione che ti è capitato”. “Ma soprattutto, lei aveva tradito la promessa pronunciata in pubblico, in una chiesa”.
Lui la guarda scappare e si chiederà se non avrebbe dovuto inseguirla mentre scappava. Forse s sarebbe fermata. Sapeva che leilo amava. «Invece era rimasto in un freddo e orgoglioso silenzio nel crepuscolo estivo, guardandola camminare in fretta lungo la riva, il suono del procedere difficoltoso perso sull’infrangersi delle piccole onde, fino a che lei non fu un punto sfuocato che si allontanava nell’immensa strada di ciottoli luccicanti nella pallida luce ».
Gli rimane una consapevolezza che « qualcosa di molto piccolo, come non dire la parola giusta o non fare il gesto opportuno, può far prendere alle nostre esistenze una strada diversa. È una cosa che accade innumerevoli volte, ma ce ne accorgiamo appena».
Ma la lingua per parlare di queste cose “non era stata ancora inventata”. Entrambi senza quella “lingua” sentono tutta la loro solitudine.
Ma quello che più manca nel loro rapporto è la capacità di attendere, di dilatare i tempi necessari per trovarsi sia nel dialogo verbale sia nell’incontro dei corpi.
E’ vero che dopo c’è stato il ’68, che oggi i giovani sono finalmente più liberi, ma mi chiedo se hanno
anche imparato davvero come due corpi tanto diversi possano parlare l’uno all’altro e comunicarsi piacere ed amore. Non lo so…
Un racconto, quello di McEwan che è un capolavoro di scrittura:
"La natura del sesso è irresistibile", spiega l'autore in un incontro pubblico, "ha elementi di comicità ma anche di grande vulnerabilità che lo trasformano in un'esplosione di sensazioni e di emozioni. L'atto sessuale è qualcosa che conosciamo tutti, ci è familiare, eppure quando un autore lo descrive in un libro è come se d'improvviso lo rivelasse nuovamente per la prima volta". McEwan dice di non tirarsi mai indietro quando c'è da scrivere di sesso perché "il sesso, appunto, è sempre un argomento appassionante".
Ogni anno in Inghilterra viene assegnato il Bad Sex in Fiction Award. Si tratta di un premio letterario che viene dato ai romanzieri meno dotati nel mettere nero su bianco amplessi, corpi nudi e seduzioni.
È la 'London Review of Books' che nel 1993 lanciò questo premio per la peggiore narrativa sessuale: "Un premio che ha lo scopo di scoraggiare l'uso volgare, inelegante e ripetitivo di brani che contengono descrizioni sessuali nel romanzo moderno", spiega McEwan con un misto di umorismo, sarcasmo ma anche con serietà. Lui sa trattare questo tema con eleganza, sensibilità e delicatezza.