Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
mercoledì, 30 luglio 2008

"La casa di tutti"

Savorengo Ker"Savorengo ker", in romeno la "casa di tutti". E’ così che hanno chiamato lo chalet di legno a due piani realizzato dai rom del Casilino 900, il campo più antico di Roma, che circa quaranta anni fa accoglieva le baracche degli italiani provenienti dal meridione…

L’hanno costruita insieme i residenti del campo nomade, appartenenti a quattro diverse etnie, per dimostrare all'amministrazione e ai cittadini che è possibile proporre risposte concrete e praticabili all'emergenza abitativa.

La casa, progettata come alternativa al container, è stata realizzata con la collaborazione del gruppo Stalker/On Osservatorio nomade e con il sostegno del dipartimento di Studi urbani dell'Università Roma Tre. A muovere l'iniziativa il risultato di uno studio secondo cui con la stessa spesa affrontata per costruire un container di 32 metri quadrati è possibile costruire una casa di 70 metri quadrati, completa di soggiorno, cucina, servizi, camere da letto e veranda.

Savorengo Ker vorrebbe accoglierà nel prossimo futuro diverse attività collettive: uno spazio di gioco e di studio per i bambini, un laboratorio per il centro di medicina solidale, ma soprattutto darà vita ad una cooperativa di autocostruzione fatta dai Rom per fornire supporto al progetto di rigenerazione del campo. La cooperativa potrà inoltre lavorare nello sviluppo e nel progetto di altri insediamenti per le persone che non hanno casa, siano essi Rom o cittadini Italiani e stranieri in perenne attesa di una casa.

La casa è stata realizzata rispettando tutti i parametri di sicurezza come le scale antincendio. «Abbiamo dimostrato che la comunità rom vuole lavorare e sa come farlo - spiega uno dei direttori dei lavori, Haika Husovic - Chiediamo solo di avere altre occasioni di questo tipo per dimostrare il nostro valore e vivere in serenità con gli italiani».

A dirigere i lavori, durati un mese, sono stati 4 direttori tecnici Rom coadiuvati da un gruppo di architetti italiani e di studiosi di urbanistica che hanno appena concluso uno studio su tutti gli insediamenti abusivi lungo il Tevere.
Il ricercatore Francesco Careri ha spiegato che l’iniziale progetto della casa era irrealizzabile. La casa di legno è invece stata costruita ogni giorno su base del confronto tra le professionalità degli architetti italiani e l’abilità tecnica del Rom, che spesso lavorano già nei cantieri edili e che hanno dimostrato con questo progetto di essere in grado di autocostruirsi le proprie abitazioni.

Ma la "savorengo ker" non è piaciuta agli abitanti del quartiere romano e Alemanno ha commentato: "Non ci sono carte che autorizzano questa costruzione, almeno a quanto ci risulta. Può anche essere un'ottima iniziativa ma quello non è il luogo più adatto per ospitarla. Se non è in regola la rimuoveremo immediatamente".

Se volete andate a vedere i filmati molto interessanti a questo indirizzo.

"La zona è forse un sistema molto complesso di insidie... non so cosa succede qui in assenza dell'uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi... la zona in ogni momento è proprio come l'abbiamo creata noi, come il nostro stato d'animo... ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi." (Stalker di A. Tarkovskij, 1979)

postato da giuba47 alle ore 18:54 | link | commenti (18)
categorie: rom , savorengo ker, la casa di tutti, abitazioni per tutti
mercoledì, 28 maggio 2008

Non coinvolgiamo i bambini...

Bambini Ponticelli"Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via". "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi" Queste alcune frasi dai temi dei bambini di Napoli.

Che cosa stiamo insegnando ai nostri bambini? Abbiamo spesso criticato i Palestinesi perché gli si insegna l’odio verso gli israeliani. E noi cosa stiamo facendo? Cosa hanno fatto i genitori napoletani che hanno portato i loro figli ad incendiare i campi rom,  cosa fanno quei politici che dal megafono della televisione hanno parole di disprezzo e di odio ed equiparano gli immigrati e i rom soprattutto ai delinquenti, cosa fanno i giornali che buttano in prima pagine notizie che ancora non hanno verificato accusando e già condannato ancora prima che si sia avuto il tempo di appurare i fatti, che privilegiando le brutte notizie a quelle che invece sono segni di speranza? Che idea si potranno fare del mondo, del loro futuro. Che uomini gli insegniamo a diventare?

Bisognerebbe pensare prima a loro, quando si parla, ricordarci che ogni nostra parola entra nel loro cuore prima che nelle loro menti, che gli si fa del male non aiutandoli a credere negli altri e non insegnandogli la “pietas”, tenendoli lontani dai sentimenti della solidarietà, educandoli a vincere sempre sull’altro, a parlare solo con la voce dei grandi, togliendogli il gusto dell’incontro, della scoperta, dello stupore…

Don Tonino Palmese i bambini che hanno scritto quelle frasi li conosce uno ad uno. Li ha incontrati a scuola, più volte; ha parlato loro di vittime della mafia, di camorra e legalità. "È la criminalità - spiega ora ai ragazzini - ad aver pilotato la protesta contro i rom. A Ponticelli si sono scontrati due popoli: uno, quello dei rom, dove c'era qualche delinquente, un altro, quello degli abitanti della zona, dove c'erano molti delinquenti".

postato da giuba47 alle ore 20:11 | link | commenti (27)
categorie: bambini, razzismo, discriminazione, rom
martedì, 27 maggio 2008

Basta razzismo

RomUn gruppo di credenti che vivono nei campi sosta, operatori pastorali e amici di rom a sinti scrive sulla rivista Migranti Torino

Un episodio spettacolarizzato dai mass media, ma dai contorni ancora incerti - una ragazza rom di 16 anni accusata di aver tentato di portar via, in una situazione inverosimile, una bambina - ha scatenato una reazione furibonda e violenta, un grande e diffuso pogrom, non solo a Napoli ma in tutta Italia, nei confronti di rom e sinti.
Di fronte a questo fatto e al clima pesante che si è innescato in questi giorni sulla “sicurezza”, ci preme fare alcune considerazioni:
* Lo svolgimento dei fatti non è ancora chiaro, ma il giudizio sembra essere già stato emesso e la sentenza è stata già eseguita, indiscriminatamente, contro tutti i rom e i sinti. Eppure, dati alla mano, a cominciare da quelli forniti delle forze dell’ordine e dal Ministero degli Interni, nessuna delle numerose e ripetute accuse abituali rivolte a rom e sinti, in questi ultimi decenni, quando sparisce un bambino, ha trovato un riscontro oggettivo; le indagini hanno sempre smentito che siano stati loro, anche se nessuno poi ha detto e scritto che i sospetti e le accuse iniziali erano ingiusti e falsi. Non è nei costumi dei rom e dei sinti portare via i bambini a nessuno e l’episodio di Napoli, che sembra smentire questa affermazione, in realtà corrisponde a uno stereotipo che viene abitualmente utilizzato per criminalizzare rom e sinti e che si è rivelato sempre falso. (…)

Presto uscirà una ricerca dell’Università di Verona, ricerca voluta, sollecitata, sostenuta e finanziata dalla Fondazione Migrantes della Cei, che partendo dal pregiudizio che “gli zingari rubano i bambini”, ha voluto analizzare scientificamente tutti i casi di denuncia nei confronti di rom come presunti responsabili di questo reato.
In questo modo, si è potuto accertare che, negli ultimi vent’anni, non c’è stato neanche un caso di bambini che siano stati rapiti da rom o sinti, a fronte di centinaia di casi di loro figli portati via con estrema facilità, superficialità e spietatezza dai Servizi sociali, per affidarli, per lunghi periodi e più spesso in modo definitivo, a istituti e a famiglie del tutto ignari della loro cultura, col risultato di creare dei bambini e, poi, degli adulti traumatizzati e disadattati, non più rom, ma impossibilitati a diventare come noi. Non si vuole prendere in considerazione che anche i bambini rom siano affezionati ai loro genitori e questi a loro e che la separazione temporanea o definitiva che sia, rappresenti anche per loro e non solo per i sedentari, una sofferenza indicibile e di difficile superamento, dato che non hanno, per l’età, gli strumenti per metabolizzare questa perdita totale della propria famiglia. (...)

La Chiesa cattolica che nel 1965, attraverso Paolo VI, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa”, con le parole di Giovanni Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.
Abbiamo negli occhi roulottes bruciate e bambini che piangono e fuggono terrorizzati, ma di fronte a questo stato di cose vediamo solo molta indifferenza ecclesiale, il favore e la connivenza neanche troppo nascosti delle istituzioni, la mobilitazione e l’organizzazione del razzismo, le ronde, i progetti di legge e i provvedimenti speciali contro i rom e i sinti, ma anche contro i cosiddetti extracomunitari e uno scarso impegno della società civile per ricercare i colpevoli di queste violenze e per renderli innocui. Anche se, come credenti, pensiamo a un altro tribunale, più alto, a cui nessuno potrà sottrarsi, quando ci sarà detto: “avevo fame… avevo sete… ero straniero… nudo … malato… carcerato” e, ancora, ero rom, mendicante, senza lavoro, immigrato clandestino, barbone, lavavetri, ingiustamente sospettato e condannato, cacciato.

Ci auguriamo di poter sentire quanto prima da parte della Chiesa cattolica parole più coraggiose e più ispirate al Vangelo di Gesù, capaci di guidare e di scuotere le comunità cristiane e non solo, perché tutti ritroviamo quei sentieri che abbiamo smarrito, per costruire fraternità nella giustizia e nel rispetto delle vite dei poveri.

Delle riviste da consultare online e avere informazioni più dettagiate le trovate qui,  e qui.

postato da giuba47 alle ore 20:52 | link | commenti (14)
categorie: immigrazione, razzismo, rom
mercoledì, 21 maggio 2008

Italia sotto accusa all'EU

nomadi02gg-785751L’Italia è sotto accusa nell'assemblea plenaria del Parlamento Ue tenuta ieri..
La maggioranza degli eurodeputati – riferisce La Repubblica - attaccano l'Italia e il governo. Mohacsi, rom di origine ungherese, accusa la maggioranza di "aver fatto dei rom il capro espiatorio della campagna elettorale" e il governo di essere "forte coi deboli e debole coi forti". Mohacsi semina il dubbio che il tentato sequestro della bambina di sei mesi "sia falso" e chiede che ci sia un'inchiesta seria "su chi ha incendiato i campi e chi incita all'odio razziale"
La replica finale del Commissario mette in guardia da "strumentalizzazioni" su questioni così "complesse". E ammonisce: "La storia europea ci insegna che razzismo e intolleranza portano alla catastrofe. Se non facciamo nostra la lezione della storia, siamo destinati a rivivere la stessa catastrofe".

E' da leggere la lettera che don Luigi Ciotti manda ad una donna rom.

In questi giorni di grandi mistificazioni, perse tra emergenze ed ondate, ci sono alcune realtà che troppo spesso rischiano di essere dimenticate, perchè nessuno dei masmedia dà un'informazione corretta.

Il giornale “meltingpot” dice che badanti, colf, braccianti dell’edilizia, ma anche magazzinieri, impiegati nel settore turistico, addetti alle pulizie sono spesso tutti con un lavoro ma molti, molto spesso, maledettamente senza permesso. Il cosiddetto “esercito dei clandestini” non è irregolare per scelta.
Forse non tutti lo sanno che chi ha un lavoro ed una casa non automaticamente potrà avere un permesso di soggiorno e spesso si presentano per essere regolarizzati.
“Devi attendere il decreto flussi” si dice.

In realtà, è risaputo, le quote del decreto flussi vengono per la quasi totalità destinate a richieste di datori di lavoro che, fingendo la chiamata di un cittadino extracomunitario dal paese d’origine, cercano di aggirare il problema e quindi provano a “regolarizzare” lo straniero “clandestino” già impiegato irregolarmente.
Non vi è altro modo di assumere regolarmente uno straniero e quindi, il “mercato degli irregolari” diventa la risorsa principale da cui attingere, senza contare la convenienza di molti nello sfruttare questa situazione di ricattabilità permanente.

Ma clandestini non si è per scelta, neppure quando il viaggio di arrivo è quello tragico e rischioso del mare (solo il 12% dei migranti irregolarmente soggiornanti entra in Italia attraversando il mediterraneo).
Eppure, ogni barcone avvistato è carico, si dice, di “clandestini”, senza contare che oltre il 90% degli esodanti del mare (è l’UNHCR a dirlo) è un legittimo beneficiario di protezione internazionale, un profugo o un perseguitato in fuga.

Soldini della Cgil dice:
"Se dovessi scommettere sul fallimento di Berlusconi e della Lega nell’obiettivo di chiudere le frontiere io mi giocherei tutto perché questo obiettivo è, oltre che sbagliato assolutamente impossibile. L’utilità, la strutturalità e l’inesorabilità del fenomeno migratorio sono inconfutabili, - spiega - per cui l’Immigrazione non si arresta, non si contrasta ma si deve governare".

"Si continua a dire espelliamo tutti i clandestini, verrebbe da rispondere fatelo!!" rilancia il sindacalista. Ma con quali risorse? “Per fare un’espulsione coatta si spenderebbero 10.000 euro, per farne 100.000 occorrerebbe 1 miliardo di euro quando in bilancio ce ne sono 140.000".  "In Italia - continua - ci sono più di un milione d’Immigrati irregolari,  in  Europa ce ne sono più di 8.000.000: pensare di espellere, deportare milioni di persone è una follia, forse solo un nuovo nazismo potrebbe immaginare un’impresa del genere".

Secondo Soldini sono quindi indispensabili dei "percorsi di regolarizzazione". Non una semplice sanatoria che prenda atto che tutte queste persone sono in Italia, "ma regolarizzazione del loro lavoro come unica soluzione, - conclude - non solo per sconfiggere la clandestinità, ma anche per rendere più legale e più sana la nostra economia e la nostra società".

postato da giuba47 alle ore 09:36 | link | commenti (22)
categorie: immigrazione, razzismo, rom , romeni
giovedì, 15 maggio 2008

Io non ci sto

ponticellirom-thumbE’ di nuovo allarme sugli immigrati in generale e in particolare sui Rom. Il fatto di cronaca di Napoli, una ragazza  che avrebbe tentato di rapire una bimba di sei mesi ha gettato nuova benzina sul fuoco. Ritorna l”incubo dei Rom, degli “zingari” ma ci sono riscontri effettivi nella cronaca, casi accertati o statistiche criminali?
Secondo Melita Cavallo, capo del Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della Giustizia, non ci sono riscontri sul fenomeno e anche questo caso è tutto ancora da verificare.

Eppure ormai la caccia alle streghe è cominciata. Non è più questione di far rispettare la giustizia su cui si è d’accordo anche se la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Non si può non condannare ciò che sta capitando a Napoli e si sta estendendo in molte altre parti di Italia. Non si può tacere, non si può non intervenire…Ed invece dalla voce di Bossi questi gesti si approvano e si incoraggiano.

Roberto Malini del gruppo EveryOne, ci racconta di aver parlato con un testimone il quale ha visto, a Napoli, un gruppo di uomini afferrare un bambino Rom romeno di circa sei anni, percuoterlo, coprirlo di insulti, denudarlo e lavarlo - come un animale - sotto il getto di una fontana pubblica. Altra storia inquietante è quella di Rebecca Covaciu, la ragazzina Rom romena di 12 anni, premiata il 6 maggio scorso a Genova con il Trofeo Unicef per meriti artistici nell'ambito del Festival Interculturale Caffè Shakerato, attualmente ospitata presso la ex scuola "Grazia Deledda" di Napoli. Roberto Malini in contatto con il padre Stelian Covaciu, pastore della chiesa pentecostale, racconta la telefonata avuta ieri: «Non vengono a prenderci e a bruciarci vivi solo perché c'è la protezione civile, ma non possiamo uscire dalla scuola e non abbiamo nulla da mangiare. Non puoi immaginarti quanta violenza c'è attorno a noi. Mia figlia e gli altri bambini piangono terrorizzati e nessuno ci aiuta». Dice ancora Malini «Gli avvenimenti riguardanti aggressioni contro i Rom sono davvero tanti. La polizia presidia i luoghi in cui i Rom si sono rifugiati, ma si vedono mazze, spranghe, coltelli, bastoni. Nessuna assistenza è offerta ai Rom assediati: né cibo né acqua né assistenza ai malati e alle donne incinte».

Sulla rappresaglia anti-nomadi l’assessore alle risorse provinciali Guglielmo Allodi parla di «un’evidente intromissione della camorra che da anni occupa con i suoi traffici illegali una parte di quel territorio ». Anche il governatore Bassolino ipotizza «forze in campo violente e criminali in nome di assurde vendette». L’Onu, attraverso la portavoce dell’agenzia per i rifugiati Laura Boldrini, esprime preoccupazione per lo «scenario balcanico» di Napoli e chiede che le istituzioni «condannino gli attacchi» di cui sono stati oggetto i rom.

Eppure tanta determinazione non c’è verso un’organizzazione criminale come la camorra che domina incontrastata e a cui si paga il pizzo tacendo.Perchè di camorra si muore, di rom no.

Ormai è sui rom che si concentra l'intero problema sicurezza. O meglio è su di loro che si prepara a scaricarsi come una folgore. Col consenso di tutti. Resi indifendibili, sicuramente indifesi: il capro espiatorio ideale. Dopo di loro... a chi toccherà...?

Intanto un italiano aggredisce e violenta rumena… occuperà le prime pagine dei giornali questo evento?

postato da giuba47 alle ore 19:30 | link | commenti (28)
categorie: violenza, discriminazione, rom
mercoledì, 14 maggio 2008

Che cosa stiamo diventando?

Una ragazza di 14 anni è stata uccisa e buttata nel pozzo e i carabinieri hanno fermato tre minorenni.

Mi chiedo che cosa ne stiamo facendo dei nostri giovani? Cosa gli stiamo insegnando? Come li stiamo educando? Che aria respirano nelle loro case, nelle scuole, tra di loro, ascoltando la televisione, giocando alla playstation? Quali modelli, quali valori assimilano giorno dopo giorno?
Siamo colpevoli come adulti per non saper dire no, per non dare loro l’esempio, per non insegnare loro la capacità di dialogare, di accettare le sconfitte, di rispettare l’altro anche se diverso…

Siamo colpevoli perché gli abbiamo dato un mondo di cose per non perdere tempo a stare con loro, a indugiare con loro, a fermare il tempo quanto fosse necessario per non fuggire alle nostre responsabilità di adulti.

Non gli abbiamo insegnato a essere responsabili, ad acquisire quella capacità di rispondere delle proprie azioni, di rispondere ad una domanda semplice: perché l’hai fatto? Una domanda che però deve partire dalle più piccole cose e deve essere fatta anche quando sono piccoli…

Siamo responsabili perché non gli abbiamo insegnato il gusto della vita, la bellezza della vita e che la vita nostra e degli altri è inviolabile.

Siamo responsabili perché non spegniamo la televisione quando è diseducativa, siamo colpevoli perché non abbiamo lottato mai perché avessero nelle città posti in cui giocare, confrontarsi fra di loro fin da piccoli in libertà. Siamo colpevoli per averli fatti indossare vestiti firmati, ma non esserci accorti che dentro molti di loro c’era il vuoto.

Siamo colpevoli perché gli abbiamo insegnato che essere furbi è un valore, che saper imbrogliare gli altri è qualcosa di cui vantarsi, che dire bugie ed ingannare è lecito

La violenza è il linguaggio di molti di loro, ma anche il nostro linguaggio. Se ci sono problemi si risolvono non affrontandoli, ma eliminandoli. E se eliminarli vuol dire picchiare, uccidere non importa.

E io sono indignata perché non ho letto da nessuna parte che condanniamo sì quello che ha fatto una ragazzina rom cercando di rapire una bambina, ma accettiamo che a fare giustizia sia il linciaggio, l’assalto, il bruciare un campo con donne e bambini… No, questo non è accettabile… Così hanno cominciato i nazisti e i fascisti in epoca di cui non dobbiamo andare fieri. Eppure non ho sentito parole dure di condanna…

Il nostro paese era una democrazia oggi non so più cos’è.

postato da giuba47 alle ore 09:16 | link | commenti (44)
categorie: violenza, rom , adolescenti
lunedì, 28 gennaio 2008

I Rom, assieme agli ebrei, antichi capri espiatori

Terezin“E' una follia considerare di estrema sinistra il fatto che gli esseri umani debbano avere gli stessi diritti”. E’ Amato, ormai ex ministro  del responsabile del Vicinale, che invita tutti a liberarsi  dei pregiudizi, e chiede  il riconoscimento dei Rom come minoranza tutelata dalla legge.

"I campi nomadi – dice - nelle periferie delle città italiane sono "un piccolo Darfur", popolato da gente che viene dispregiativamente etichettata come "zingari", "ladri sporchi che rubano i bambini". Pregiudizi radicati, duri a morire, che i mass media devono aiutare a superare”.
L'appello arriva dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che ha concluso la Conferenza europea sulla popolazione Rom avvenuta martedì 22 e mercoledì 23 gennaio a Roma

Un appuntamento che ha organizzato insieme al collega Paolo Ferrero per mettere sotto i riflettori un'etnia spesso associata alla percezione di insicurezza ed a reati, come avvenne nel caso dell'omicidio di Giovanna Reggiani. Per il ministro si tratta di "drammatici stereotipi che gettano infamia su un intero popolo e pesano sulle coscienze degli europei. Se non rimuoviamo questi pregiudizi, non saremo in grado di accettare i Rom come nostri fratelli".

Nessuno ricorda che i Rom, assieme agli ebrei, sono gli antichi capri espiatori e che con gli ebrei sono stati uccisi nei campi di concentramento. Da sempre sono stati oggetti di discriminazioni, deportazioni, cacce all’uomo. E ancora oggi non hanno quasi mai trovato posto nelle commemorazioni ufficiali della shoa. Sono state vittime di una vera e propria congiura del silenzio. Nessuno si ricorda che  sono  gli unici a non avere mai fatto una guerra e  non avere mai rivendicato un territorio per sè.

Gli otto milioni presenti in Europa costituiscono la più grande minoranza che noi abbiamo.

Essi arrivarono in Europa nel 1300 fuggendo dalla forzata conversione all'Islam da parte dei Turchi. E in Europa furono accusati di essere le spie dei Turchi e ancora perseguitati.

"In questo clima intollerante, - dice lo storico Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio - appena mitigato durante l’illuminismo, o da leggende più positive in epoca romantica,  si sono radicati alcuni stereotipi sugli zingari, destinati a incidere sul profondo della mentalità europea.  Gli zingari divennero anzitutto il “popolo maledetto”, segnato da un “peccato originale” che ne avrebbe determinato il destino di allontanamento costante, quale punizione per non avere accolto la Santa Famiglia al tempo della fuga in Egitto, o per essere stati i fabbri che fusero i chiodi della crocifissione di Cristo. Una sorta di corresponsabilità al deicidio o all’inaccoglienza a Gesù… Identificati  come gruppi dediti al vagabondaggio e all’accattonaggio, rom e sinti furono associati alla stregoneria, al rapimento dei bambini, al furto".
Durante la seconda guerra mondiale i Nazisti hanno sterminato circa cinquecento mila Rom. Nel Processo di Norimberga, i legali dei Nazisti argomentarono che il genocidio dei Rom era giusto dal momento che essi erano stati puniti come criminali e non come razza (sono Ariani). Nessuno era presente per parlare a favore degli zingari e il tribunale internazionale accettò questa giustificazione.

Da questi pregiudizi bisogna guarire tutti e lavorare nei comuni perchè si attuino politiche che favoriscano il loro inserimento. Ma di questo se mai parleremo in un altro post.

Come prima cosa è importante conoscere la loro cultura e la loro storia, solo dalla conoscenza può nascere una nuova coscienza e ci si può difendere dai pregiudizi di cui noi stessi possiamo essere vittime più o meno consapevoli.

Due libri interessanti da leggere: uno di Isabel Fonseca , una giornalista americana, “Seppellitemi in piedi” uno studio sui Rom scritto dopo quattro anni di lavoro sul campo, a contatto con loro.

"Seppellitemi in piedi. Sono restato in ginocchio per tutta la vita". E' l'appello che uno zingaro, stanco delle vessazioni a cui il suo popolo è sottoposto, rivolge proprio alla giornalista. Una ricerca itinerante presentata al lettore sotto forma di diario.

L’altro libro è “Fuori luogodi Marco Revelli che è il racconto di una esperienza vissuta, nei mesi dell'inverno 1998-99, a diretto contatto con un gruppo di Rom provenienti dalla Romania, finiti ai margini della città di Torino, che l'autore con pochi altri cerca invano di aiutare nei rapporti con le autorità locali e nazionali. Questi nomadi vivono senza acqua, senza riscaldamento, senza servizi igienici, finché giunge il decreto di espulsione e la distruzione fisica del campo.

E chi vuole ascoltare ciò che è stato detto alla Conferenza europea sulla popolazione Rom può andare qui dove potrà sentire anche l'intervento di alcuni sindaci. E  dobbiamo dar merito al ministro Amato di averla fortemente voluta. Ascoltate anche la presentazione iniziale che mi è sembrata interessante. Dicevo sulla caduta del gobverno che dovevamo partecipare di più, lo ribadisco , partendo dall'informazione prima di tutto e da quello che si è fatto. Assisteremo  da qui in poi forse ad altri scenari, dobbiamo prepararci.

Mi permetto di segnalare il post di Finanzio che ci racconta qualcosa sul nostro papa.

postato da giuba47 alle ore 15:20 | link | commenti (35)
categorie: memoria, rom , persecuzione, adorno

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