Quando leggo articoli sul ’68 o libri che parlano di quel periodo, non so perché ma sento tutto molto estraneo, lontano come un periodo che non mi sia appartenuto.
Eppure io c’ero.
Mi chiedo allora che rapporto c’è tra quello che diventa “storia” e quello che vive l’individuo che quella storia in qualche modo l’ha attraversa.
Non saprei tracciare un percorso lineare, dirvi cosa il ‘68 è stato e cosa era giusto o sbagliato. Penso che ogni periodo sia contradditorio ed è difficile definirlo o dare etichette. Bisognerebbe avere il coraggio di uno sguardo non ideologico, ma che sappia cogliere le idee, gli spunti su cui riflettere e questo vorrei davvero saperlo fare. Certo che gli eventi a cui assisti in qualche modo si intrecciano con la tua vita, ti formano, ti aiutano a guardare il mondo anche con gli occhi degli altri, a volte ti cambiano. Ognuno però attraversandolo lo vive a modo suo, cambia a modo suo.
Un esempio tra i tanti: ricordo in modo indelebile Tommie Smith. Ero una sportiva anch’io e seguivo con slancio le olimpiadi. Avrei voluto essere lì, ma la pallacanestro femminile non partecipava ancora ai giochi olimpici e ne ero sinceramente contrariata. Seguivo comunque le gare con molto più interesse di quello che faccio adesso.
Oltre il basket, mi piaceva molto l’atletica ed in particolare la corsa ed il salto in alto. La vittoria di Tommie Smith fu straordinaria: aveva corso i
Questa testimonianza, mi aveva riempito il cuore di speranza. L’inno nazionale statunitense suonava quel giorno per i neri che ancora subivano discriminazioni. Lo sport assumeva un valore che prima non gli avevo dato completamente.
In maniera non violenta i due stavano attuando quella disobbedienza civile che era stata auspicata da Martin Luther King (morto poco prima delle Olimpiadi)... i loro occhi rivolti verso il basso (e non verso la bandiera americana), insieme al loro pugni foderati di cuoio nero, suscitarono enorme scalpore e polemiche.
Ma suo padre gli aveva detto: “La maggior parte della mia vita è stata difficile da mandar giù:. Allora quello che hai fatto, so di che cosa si tratta!”. Queste parole diedero ancora più valore al suo gesto, avevano in qualce modo riscattato gli anni di mortificazione vissuti da un uomo per mantenere tutta la sua famiglia con grande dignità.
Il gesto costò caro a Smith . Molti, a cominciare da Avery Brundage, a quei tempi presidente del CIO, lo considerarono fuori luogo ritenendo che la politica dovesse rimanere estranea ai Giochi olimpici.
Per decisione dello stesso Brundage, Smith e Carlos furono sospesi dalla squadra americana con effetto immediato ed espulsi dal Villaggio olimpico. Tornati in patria, i due atleti subirono altre ritorsioni, fino a ricevere addirittura minacce di morte.
Altri, invece, espressero solidarietà ai due atleti. Uno di questi è morto nel 2006: l’australiano Peter Norman. Tommie Smith e John Carlos hanno attraversato il mondo per caricarsi sulle spalle la sua bara a Melbourne. Quell' uomo bianco si era schierato dalla loro parte, non aveva calzato il guanto nero del Black Power, ma alla tuta aveva appiccicato la stessa coccarda che portavano loro, per rivendicare la parità dei diritti degli afroamericani.
“In quel pugno sollevato, avevo raccolto tutta la mia vita” dirà più tardi in un’intervista a Le Monde.
Thomas Smith, meglio conosciuto come Tommie, nacque il 5 giugno del 1944, settimo di dodici figli. Conosceva molto bene lo sfruttamento dell’uomo nero
Da piccolo, dopo essersi salvato da un terribile attacco di polmonite, iniziò a lavorare nei campi di cotone. Aveva passato la sua infanzia nell’America rurale degli anni Cinquanta e sessanta, con i suoi campi di cotone in cui i lavoratori erano tutti neri per una manciata di dollari.
Poi, visto che amava lo studio, seguì l’università, dove ottenne due lauree e tredici record universitari nell’atletica leggera.
Ma ogni giorno riceveva la conferma che l’America era razzista. Dopo la morte di Luther King e di Kennedy capì che anche lui doveva assumersi le sue responsabilità.
Voleva vincere e salire sul podio per fare esattamente quello che ha fatto: “Il mio gesto – dice sempre nell’intervista – sarebbe stato pacifico, rispettoso e simbolico. Sarebbe stato un sacrificio, ma anche una questione di dignità morale”
Un gesto silenzioso che scavò dentro molte coscienze.
Questo gesto di portata mondiale spinse Tommie Smith nella ribalta come portavoce dei diritti umani, attivista, e simbolo dell'orgoglio afro-americano africano, a casa ed all'estero. Smith ha poi vissuto anche una discreta carriera come un allenatore, educatore e direttore sportivo.
Non si è mai pentito di quel gesto, anzi in un’intervista a La Stampa dice: «Io lo alzo tutti i giorni quel pugno, non ho mai smesso. Ogni singola volta che incontro un giovane cerco di smuoverlo. Nei miei seminari non c’è solo agonismo, tratto problemi di obesità, di benessere... Nel 1968 eravamo in mezzo a un grande cambiamento sociale, io come atleta non avrei potuto non chiedermi come farne parte. Oggi non è più in primo piano l’orgoglio nero, ma l’orgoglio umano. ».
Non è per me così determinante chiedersi se quei tredici che hanno pestato un angolano appartengano alla destra estrema. Mi interessa che hanno commesso un reato gravissimo e, se non c’è dietro appartenenza politica, è altrettanto grave. “Pare siano solo balordi…” dice la polizia, come se questo li assolvesse e soprattutto assolvesse una società che sempre di più dimostra di avere atteggiamenti di razzismo nei confronti dei “diversi”, anche se questi non sono neri.
Se poi sono anche ruppi organizzati allora si aggiunge anche questo reato.
Ed è di questi giorni un’altra notizia: due ragazze sudamericane sono state maltrattate da un poliziotto a Roma. Erano sedute sugli scalini di una chiesa e sono state scambiate per prostitute. Cinque minuti e una volante della polizia si avvicina. Gli agenti abbassano il finestrino e uno dei due chiede: "Ma che fai ti metti a lavorare proprio qui, davanti a una chiesa?Una verrà poi arrestata…
Mi preoccupa che i giornali mettano in prima pagina a caratteri cubitali, quando a compiere atti efferati siano gli stranieri e releghi nelle ultime pagine quando gli stessi atti o anche peggiori siano connazionali o non se ne faccia neppure menzione.
Mi preoccupa che ci si abitui a queste notizie che non ci si indigni, che non ci si mobiliti, che non si dica basta… che i politici tacciano.
Mi preoccupa che giorno dopo giorno che la gente ripeta ciò che sente dire alla televisione quasi fosse un ripetitore senza ragione, senza cuore, senza capacità di pensare in modo autonomo.
Eppure pare che per qualcosa gli italiani si scandalizzino a sentire il portavoce di Berlusconi e a quello che rifersicono i giornali.
Silvio Berlusconi aveva scelto la riproduzione di un quadro di Giambattista Tiepolo dal titolo "
Quello che, invece, mi suggerisce questo gesto è che la verità è scomoda, addirittura scandalosa. Ed allora conviene velarla, nasconderla, occultarla. Il seno della nuda Verità è scomparso, ricoperto da un velo, come le brache che occultavano le nudità dipinte da Michelangelo nella cappella Sistina.
«Curioso però – dice Andrea Emiliani, grande esperto di Guido Reni, dei Carracci e del Seicento emiliano, già soprintendente della pinacoteca di Bologna – che sia stata emendata la verità, un simbolo. Già occorre una bella resistenza morale per scegliere proprio quel simbolo con tutto ciò che la gente pensa oggi dei politici. Ai miei occhi pare una comica: la riproduzione era stata scelta come allusione governativa, in bella vista accanto ai ministri e poi è arrivato quel reggipetto. Non viene da sorridere pensando a quante cose vengono messe in mostra a Canale 5?».
Ogni giorno mi viene da chiedermi dove sta andando a finire questo paese?
"Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via". "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi" Queste alcune frasi dai temi dei bambini di Napoli.
Che cosa stiamo insegnando ai nostri bambini? Abbiamo spesso criticato i Palestinesi perché gli si insegna l’odio verso gli israeliani. E noi cosa stiamo facendo? Cosa hanno fatto i genitori napoletani che hanno portato i loro figli ad incendiare i campi rom, cosa fanno quei politici che dal megafono della televisione hanno parole di disprezzo e di odio ed equiparano gli immigrati e i rom soprattutto ai delinquenti, cosa fanno i giornali che buttano in prima pagine notizie che ancora non hanno verificato accusando e già condannato ancora prima che si sia avuto il tempo di appurare i fatti, che privilegiando le brutte notizie a quelle che invece sono segni di speranza? Che idea si potranno fare del mondo, del loro futuro. Che uomini gli insegniamo a diventare?
Bisognerebbe pensare prima a loro, quando si parla, ricordarci che ogni nostra parola entra nel loro cuore prima che nelle loro menti, che gli si fa del male non aiutandoli a credere negli altri e non insegnandogli la “pietas”, tenendoli lontani dai sentimenti della solidarietà, educandoli a vincere sempre sull’altro, a parlare solo con la voce dei grandi, togliendogli il gusto dell’incontro, della scoperta, dello stupore…
Don Tonino Palmese i bambini che hanno scritto quelle frasi li conosce uno ad uno. Li ha incontrati a scuola, più volte; ha parlato loro di vittime della mafia, di camorra e legalità. "È la criminalità - spiega ora ai ragazzini - ad aver pilotato la protesta contro i rom. A Ponticelli si sono scontrati due popoli: uno, quello dei rom, dove c'era qualche delinquente, un altro, quello degli abitanti della zona, dove c'erano molti delinquenti".
Un gruppo di credenti che vivono nei campi sosta, operatori pastorali e amici di rom a sinti scrive sulla rivista Migranti Torino
Un episodio spettacolarizzato dai mass media, ma dai contorni ancora incerti - una ragazza rom di 16 anni accusata di aver tentato di portar via, in una situazione inverosimile, una bambina - ha scatenato una reazione furibonda e violenta, un grande e diffuso pogrom, non solo a Napoli ma in tutta Italia, nei confronti di rom e sinti.
Di fronte a questo fatto e al clima pesante che si è innescato in questi giorni sulla “sicurezza”, ci preme fare alcune considerazioni:
* Lo svolgimento dei fatti non è ancora chiaro, ma il giudizio sembra essere già stato emesso e la sentenza è stata già eseguita, indiscriminatamente, contro tutti i rom e i sinti. Eppure, dati alla mano, a cominciare da quelli forniti delle forze dell’ordine e dal Ministero degli Interni, nessuna delle numerose e ripetute accuse abituali rivolte a rom e sinti, in questi ultimi decenni, quando sparisce un bambino, ha trovato un riscontro oggettivo; le indagini hanno sempre smentito che siano stati loro, anche se nessuno poi ha detto e scritto che i sospetti e le accuse iniziali erano ingiusti e falsi. Non è nei costumi dei rom e dei sinti portare via i bambini a nessuno e l’episodio di Napoli, che sembra smentire questa affermazione, in realtà corrisponde a uno stereotipo che viene abitualmente utilizzato per criminalizzare rom e sinti e che si è rivelato sempre falso. (…)
Presto uscirà una ricerca dell’Università di Verona, ricerca voluta, sollecitata, sostenuta e finanziata dalla Fondazione Migrantes della Cei, che partendo dal pregiudizio che “gli zingari rubano i bambini”, ha voluto analizzare scientificamente tutti i casi di denuncia nei confronti di rom come presunti responsabili di questo reato.
In questo modo, si è potuto accertare che, negli ultimi vent’anni, non c’è stato neanche un caso di bambini che siano stati rapiti da rom o sinti, a fronte di centinaia di casi di loro figli portati via con estrema facilità, superficialità e spietatezza dai Servizi sociali, per affidarli, per lunghi periodi e più spesso in modo definitivo, a istituti e a famiglie del tutto ignari della loro cultura, col risultato di creare dei bambini e, poi, degli adulti traumatizzati e disadattati, non più rom, ma impossibilitati a diventare come noi. Non si vuole prendere in considerazione che anche i bambini rom siano affezionati ai loro genitori e questi a loro e che la separazione temporanea o definitiva che sia, rappresenti anche per loro e non solo per i sedentari, una sofferenza indicibile e di difficile superamento, dato che non hanno, per l’età, gli strumenti per metabolizzare questa perdita totale della propria famiglia. (...)
Abbiamo negli occhi roulottes bruciate e bambini che piangono e fuggono terrorizzati, ma di fronte a questo stato di cose vediamo solo molta indifferenza ecclesiale, il favore e la connivenza neanche troppo nascosti delle istituzioni, la mobilitazione e l’organizzazione del razzismo, le ronde, i progetti di legge e i provvedimenti speciali contro i rom e i sinti, ma anche contro i cosiddetti extracomunitari e uno scarso impegno della società civile per ricercare i colpevoli di queste violenze e per renderli innocui. Anche se, come credenti, pensiamo a un altro tribunale, più alto, a cui nessuno potrà sottrarsi, quando ci sarà detto: “avevo fame… avevo sete… ero straniero… nudo … malato… carcerato” e, ancora, ero rom, mendicante, senza lavoro, immigrato clandestino, barbone, lavavetri, ingiustamente sospettato e condannato, cacciato.
Ci auguriamo di poter sentire quanto prima da parte della Chiesa cattolica parole più coraggiose e più ispirate al Vangelo di Gesù, capaci di guidare e di scuotere le comunità cristiane e non solo, perché tutti ritroviamo quei sentieri che abbiamo smarrito, per costruire fraternità nella giustizia e nel rispetto delle vite dei poveri.
Delle riviste da consultare online e avere informazioni più dettagiate le trovate qui, e qui.
Le associazioni di immigrati con cittadini romani hanno indetto questa sera una manifestazione contro il razzismo, organizzata dopo il raid compiuto sabato scorso nel quartiere Pigneto da una banda di ragazzi a volto coperto. Tutti i cattadini democratici e antirazzisti sono stati invitati a partecipare in risposta alla vile aggressione di chiaro stampo fascista e razzista.
Almeno tremila persone, secondo la questura, hanno risposto all'invito,soprattutto residenti e immigrati. Hanno attraversato le stradine di uno dei quartieri più di moda della Capitale proprio perchè multietnico e con mille facce e colori. "Pigneto libero da speculatori, fascisti, razzisti" era scritto su un altro striscione rosso.
La manifestazione è durata circa un'ora e mezzo e si è conclusa senza alcun tipo di tensione.
L'obiettivo della manifestazione, hanno spiegato gli organizzatori, è "salvaguardare i valori fondanti della democrazia, condannare con fermezza ogni azione di violenza e garantire per tutti i cittadini il rispetto delle regole".
L’Italia è sotto accusa nell'assemblea plenaria del Parlamento Ue tenuta ieri..
La maggioranza degli eurodeputati – riferisce
E' da leggere la lettera che don Luigi Ciotti manda ad una donna rom.
In questi giorni di grandi mistificazioni, perse tra emergenze ed ondate, ci sono alcune realtà che troppo spesso rischiano di essere dimenticate, perchè nessuno dei masmedia dà un'informazione corretta.
Forse non tutti lo sanno che chi ha un lavoro ed una casa non automaticamente potrà avere un permesso di soggiorno e spesso si presentano per essere regolarizzati.
“Devi attendere il decreto flussi” si dice.
In realtà, è risaputo, le quote del decreto flussi vengono per la quasi totalità destinate a richieste di datori di lavoro che, fingendo la chiamata di un cittadino extracomunitario dal paese d’origine, cercano di aggirare il problema e quindi provano a “regolarizzare” lo straniero “clandestino” già impiegato irregolarmente.
Non vi è altro modo di assumere regolarmente uno straniero e quindi, il “mercato degli irregolari” diventa la risorsa principale da cui attingere, senza contare la convenienza di molti nello sfruttare questa situazione di ricattabilità permanente.
Ma clandestini non si è per scelta, neppure quando il viaggio di arrivo è quello tragico e rischioso del mare (solo il 12% dei migranti irregolarmente soggiornanti entra in Italia attraversando il mediterraneo).
Eppure, ogni barcone avvistato è carico, si dice, di “clandestini”, senza contare che oltre il 90% degli esodanti del mare (è l’UNHCR a dirlo) è un legittimo beneficiario di protezione internazionale, un profugo o un perseguitato in fuga.
Soldini della Cgil dice:
"Se dovessi scommettere sul fallimento di Berlusconi e della Lega nell’obiettivo di chiudere le frontiere io mi giocherei tutto perché questo obiettivo è, oltre che sbagliato assolutamente impossibile. L’utilità, la strutturalità e l’inesorabilità del fenomeno migratorio sono inconfutabili, - spiega - per cui l’Immigrazione non si arresta, non si contrasta ma si deve governare".
"Si continua a dire espelliamo tutti i clandestini, verrebbe da rispondere fatelo!!" rilancia il sindacalista. Ma con quali risorse? “Per fare un’espulsione coatta si spenderebbero 10.000 euro, per farne 100.000 occorrerebbe 1 miliardo di euro quando in bilancio ce ne sono 140.000". "In Italia - continua - ci sono più di un milione d’Immigrati irregolari, in Europa ce ne sono più di 8.000.000: pensare di espellere, deportare milioni di persone è una follia, forse solo un nuovo nazismo potrebbe immaginare un’impresa del genere".
Secondo Soldini sono quindi indispensabili dei "percorsi di regolarizzazione". Non una semplice sanatoria che prenda atto che tutte queste persone sono in Italia, "ma regolarizzazione del loro lavoro come unica soluzione, - conclude - non solo per sconfiggere la clandestinità, ma anche per rendere più legale e più sana la nostra economia e la nostra società".
Grazie Duccio, grazie perché non molli, perché provi indignazione, perché ti scandalizzi, grazie perché ci vieni a chiamare e a sollecitare e ci dai il senso della “comunità” della “polis” anche qui in rete…
Grazie perché sei tra quelli che ancora credono che si può fare qualcosa, che si deve, che non esiste quel “sarebbe bello ma…” e he dice “per lo meno proviamo”.
E accetto il tuo invito, mi unisco al tuo grido, al dolore che si prova a vivere in mezzo a chi non conosce più limiti.
“Mai più…” si dice ogni volta che si celebra il giorno dell’olocausto… e in questi giorni abbiamo dovuto leggere legge sui giornali qualcuno che dice: «Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Sono queste le terribile parole che ha usato il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale di lunedì per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta dal sindaco Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città”.
La verità è che, da Tor di Quinto a Cittadella, stiamo assistendo a una gara fra sceriffi a chi spara per primo. La posta in gioco è la solita, quella preferita dai partiti: appuntarsi una medaglia sul petto, acchiappare i nostri voti.
Quello che a me fa paura, non è il fatto che in molti sollevino il problema di come governare l’immigrazione, di come affrontarla. Non mi nascondo i problemi. Mi fa paura il linguaggio, la retorica della prevaricazione… Mi fa paura che ci sono esseri considerati umani e esseri che non lo sono, che si abbia pietà per i nostri bambini e indifferenza per quelli degli altri, che non ci si ponga la domanda sul perché tanta gente rischia la morte per scappare da paesi dove non c’è che fame, guerra e persecuzioni.
Ho paura e ribrezzo di vivere in un paese dove ogni questione è ridotta dai giornali ad un sondaggio, che non si chieda di pensare, ma di dire solo un sì o un no. Un sì ed un no che decideranno della vita di altri, non della nostra. Un sì od un no che bandisce ogni ragionamento, ogni riflessione.
Mi fa paura un paese dove si inventi la parola “buonismo” per squalificare chiunque cerchi di mettersi anche nei passi dell’altro o voglia fare dei distinguo e non esista la contrario la parola “cattivismo” per chi usa parole come pietre da scagliare contro persone anonime, senza volto, basta che siano “gli altri”…
Mi fa paura la parola sicurezza sia sbandierata solo per vincere le elezioni non per formulare programmi, trovare strategie, avviare politiche anche a lungo termine, ma efficace.
Ci la promettono quindi sicurezza, fanno a gara per farlo come i genitori separati cercano di conquistarsi il figlio facendo regali e smettendo di educarlo…
Piacciono questi politici che agiscono, che ostentano forza, che non hanno peli sulla lingua, che dicono agli italiani la “verità”, la loro verità…
Piacciono perché decidono, perché non guardano in faccia nessuno, perché le regole se le fanno da soli per difendere i loro inermi concittadini. Piacciono perché ogni giorno prendono una decisione, perché combattono per noi, perché sono pronti a scendere a pulire le strade.
Si sentono i nostri paladini, vogliono che li vediamo come tali…
Mi fanno paura questi manifesti:
E così a Caravaggio, paese di 15mila abitanti in provincia di Bergamo il sindaco Giuseppe Prevedini ha deciso che extracomunitari non in regola non possono sposarsi con italiani.
Altri 43 sindaci bergamaschi seguiranno l'esempio del loro collega di Caravaggio: chi non mostra il permesso di soggiorno non si sposa.
Tre candide pecorelle che danno un calcio a quella nera. E uno slogan: «Diamo la residenza agli stranieri onesti che lavorano - Sicuri a casa nostra». È questo il poster con cui
Il primo cittadino di Montegrotto Terme, nel padovano, Luca Claudio lancia il messaggio "Cittadini, emigrate! Vivrete meglio da immigrati in un'altra nazione che da cittadini nel vostro paese", diffuso sui pannelli informativi nella citta'.
E c’è anche una donna (quota rosa) Rossella Olivo, 43 anni, dal 2004 sindaco forzista di Romano d'Ezzelino, Vicenza: i pacchi alimentari, consueto dono natalizio della Croce Rossa per i più poveri, da quando lei è primo cittadino, finiscono solo agli italiani
I matrimoni misti con extracomunitari? «Se ho il dubbio che servano solo ad ottenere la cittadinanza, non li officio e, in qualità di ufficiale giudiziario, chiamo le forze dell'ordine».
E ora io il suo ultimo provvedimento, il bonus istruzione (da
E il popolo chiede il rombo dei cannoni?
«Anche di più».
Non lasciamo che le nostre legittime paure siano usate da gente che ci dovrebbe far paura per la sua violenza a volte non solo verbale.
Caro Duccio, so che siamo pochi a cercare di porre argine a questa terribile deriva dei costumi e del senso civico, ma ci siamo e vogliamo esserci e continueremo a far sentire la nostra voce. Io so che ci siamo e come dice Amos Oz: "generando speranza tutti i moderati usciranno allo scoperto e diventeranno una presenza significativa"...Ed allora facciamoci vedere conro tutti questi fanatici che assordano le ostre orecchie e chiudono i nostri occhi alla luce..
CHI VUOLE DEDICARE UN PENSIERO A QUESTO PROBLEMA SI UNISCA ALLA CATENA, CHE NON E' NEGARE IL PROBLEMA DELL' IMMIGRAZIONE, MA IMPEDIRE CHE SI TRASFORMI IN RAZZISMO E VIOLENZA... GRAZIE