Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
lunedì, 05 maggio 2008

Passivi o attivi di fronte alla storia?

CieloNuvoleC’è sfiducia, tanta sfiducia in chi ha creduto che un altro mondo fosse possibile. La vittoria schiacciante della destra, i discorsi che sentiamo in giro non ci aiutano certo a reagire.

Ma c’è un equivoco di fondo su cui dobbiamo riflettere.

Ben altri tempi bui hanno attraversato la storia del novecento in Europa… In questi giorni abbiamo celebrato il 25 aprile e  il 1 maggio come momento in cui alcuni gruppi hanno saputo contrastare ciò che allora sembrava più che inevitabile: il fascismo, il nazismo, lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori.

Oggi come ieri, come persone siamo chiamati a decidere se disporci passivamente nei confronti della storia, se abbandonarci a ciò che sembra che ci sovrasti e contro cui tutto sembra inutile e quindi arrenderci oppure  disporci attivamente, reagire.

L’uomo – dice la Zambranoè sempre stato un essere storico ma questo non è da intendersi in modo statico, anzi, la nostra storicità si manifesta al suo massimo grado, quando reagisce alla sua stessa passività, quando si ribella all’essere mosso da qualcosa fuori di sé”.

La realtà non è immobile anche se oggi tutto sembra darci questa sensazione, è sempre in movimento. In questo movimento possono prevalere idee, atteggiamenti, scelte diverse da quelle che vorremmo. Ma noi esistiamo, ci siamo e a questo movimento partecipiamo.
Il futuro ci appare oggi minaccioso, una minaccia che nessuno sembra riuscire a contrastare efficacemente: nessun partito, nessun movimento. E’ sconfortante, ma ripeto noi ci siamo e i nostri no, il nostro sdegno devono tradursi in piccole e grandi azioni.

Remiamo contro… si impara anche a remare contro… si è minoranza, un’esigua minoranza e questa è una percezione che ci fa sentire soli in molte situazioni: si impara ad essere noi stessi al di là di quello che sono gli altri. E’ questa sensazione di solitudine che ci paralizza, che ci deprime, che ci porta troppo speso alla resa.

L’uomo è un essere sociale, ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa… Oggi ci sentiamo senza patria, senza partito, senza chiesa. Forse ci siamo troppo illusi che la storia potesse procedere sempre in modo lineare verso un maggiore progresso. Non è così, ma questo non vuol dire che nulla cambia o peggio che tutto cambia in peggio. Oggi è così, domani non si sa…ma noi dobbiamo esserci.

Forse dobbiamo reinventarci come persone e entrare nel mondo reale con la forza non dei numeri ma delle nostre idee…

Parole… no, non sono parole. Quando entro a scuola ho questa consapevolezza, quando parlo in giro affermo le mie idee… quando sono in tram, quando sono al mercato non permetto a nessuno di insultare un altro… Se so che qualcuno nel mio quartiere vive solo e in situazione di povertà, vado a chiedere aiuto per lui… Insomma vivo e faccio tutto ciò che posso… tutto poco o tanto che sia, ma tutto. E' chiaro che  tutto questo non mi sottrae da partecipare ad ogni inizaitiva politica che si  riveli all'orizzonte e che condivida...

E cari Giuliano ed Elena è vero il mondo “sembra andare da un’altra parte: l'impressione è che queste cose stiamo qui a raccontarcele tra di noi…” Ne ho piena coscienza anch’io.

E’ vero ce le raccontiamo fra di noi, ma per trovare la forza di esserci, di condividere, di sentirci meno soli, questo a me serve.
Nel post precedente ho parlato di un libro della Gordimer… Quanto buio ha attraversato nella sua vita individuale? Eppure continua a combattere per un mondo in cui crede sapendo che non arriverà mai a compimento. Sono scrittori questi da cui dovremmo trarre linfa.

postato da giuba47 alle ore 10:37 | link | commenti (22)
categorie: pensieri, politica
martedì, 29 aprile 2008

E' questa l'Italia che vogliamo?

Saluti

Sì sono triste perchè abbiamo perso. Questo è normale. In democrazia  è così: si perde e si vince. Non è questo che mi fa paura.
Quello che temo è che, al di là delle dichiarazioni di facciata poi dobbiamo vedere questo triste spettacolo.
Il saluto romano non è un simbolo qualsiasi in Italia... Il fascismo c'è stato e per liberare l'Italia da fascisti e nazisti ci sono stati morti e tanto dolore. Nessuna condanna di fronte a questo...
Sembra più un'occupazione del territorio che la vittoria di una formazione politica...
Un presidente del consiglio, un sindaco, una volta eletti sono di tutti i cittadini anche della minoranza che non li ha votati, è questo il senso dello stato e il credere nell'Italia che tanto predicano, e poco praticano.
Ma è anche la sinistra tutta, quella più moderata e quella più radicale che devono interrogarsi, che devono ora avere il coraggio dell'umiltà e capire i veri motivi di una simile sconfitta. Come cittadini dobbiamo pretenderlo. Oggi non so dire davvero altro. Vorrei vedere tanta gente non piangersi addosso, non accusarsi a vicenda, ma mettersi subito al lavoro. Non serve la dichiarazione di Rutelli "Sono rimasto solo"... Come non serve distribuire colpe e responsabilità. In ballo c'è qualcosa di molto più grosso. E' la mentalità che sta cambiando, è la maggioranza degli italiani che si rispecchia in questo modello di società che la destra ha intercettato in un modo cinico e strumentale.

Siamo noi cittadini che abbiamo creduto in voi per tanti anni a sentirci in questi giorni tutti più soli.

Siamo anche noi cittadini che dobbiamo metterci più  in gioco e lavorare per un'Italia diversa e per questo dobbiamo imparare a dialogare di più, a cercare buoni compromessi che non seguano logiche di partito, ma che sappiano dare risposte reali e concrete.

postato da giuba47 alle ore 09:32 | link | commenti (52)
categorie: politica, democrazia
mercoledì, 23 aprile 2008

25 aprile, non dimenticare chi ha lottato per noi

Venticinque aprile e primo maggio sono due date importanti, che hanno profondamente segnato la storia della nostra società e che oggi qualcuno vorrebbe archiviare.
Abbiamo il dovere di ricordare, ma il richiamo alla memoria, il ricordo delle giornate della liberazione del 1945 non devono essere  dei semplici momenti celebrativi, rituali. Devono diventare momenti in cui si riflette e si agisce sul momento attuale.

Oggi si parla poco di sfruttamento, si parla poco di diritti e la nostra società si sta ripiegando su se stessa sorda e cieca di fronte alle nuove forme di emarginazione.

Sulla libertà bisogna vigilare, sui diritti bisogna ancora lottare, soprattutto perché la libertà non debba essere appannaggio solo di pochi…

Voglio lasciare questa poesia di Bertolt Brecht:

 

LODE DELLA DIALETTICA

L'ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com'è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi ancora è vivo non dica: mai!

Quel che è sicuro non è sicuro.

Com'è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,

parleranno i comandati.

Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l'oppressione? A noi.

A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!

 
Dobbiamo riattivarci per questo è nato un nuovo blog su cui confrontarci e che proprio il 25 aprile inizierà la sua attività sperando che abbiate voglia di partecipare anche voi:

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http://blogazione.splinder.com/ 

Se volete inserire anche voi potete prelevare le indicazioni qui

postato da giuba47 alle ore 09:45 | link | commenti (36)
categorie: poesia, politica, 25 aprile, brecht bertolt
venerdì, 28 marzo 2008

Ironia

vauro150208Mancare di ironia equivale a rimanere attaccati "alla propria piccola individualità"; a non saper cogliere l'allusione continua al fuori campo, al fuori cornice, all'altro lato o a ciò che rimane nelle pieghe del discorso, con cui l'ironia, simile a una salutare scossa, sa invece creare legami inediti e impensati.

Dice infatti la filosofa Maria Zambrano: "La vita umana è di per sé ironica; dove inizia l'umano comincia l'ironia; e quanto maggiore è il processo "di umanizzazione tanto più lo è il gioco di specchi fra l'essere e il  non essere".

E’ con ironia che bisognerebbe guardare la politica oggi. Berlusconi, infatti, scopre dopo 15 mesi che Alitalia è in vendita, Fini oggi milita in quel partito che aveva definito le “comiche finali” di Berlusconi, Casini, che vuole rappresentare la vera ex-Dc,  nello stesso tempo si spaccia come “la vera novità”. Forse è per questo che si parla molto di “discontinuità” e quasi mai di cambiamento… A noi capire il significato di questa parola. E che dire della faccia di Berlusconi che dopo cinque candidature e 71 anni suonati accusa l’avversario di 52 anni di rappresentare il vecchio…

Ci credono scemi o lo siamo davvero?  Senza ironia però  continuo a dire che mi è insopportabile che certi soggetti tornino al governo... Al solo pensarci il senso dell'umorismo svanisce. Temo che ci rimarranno solo le battute di Berlusconi per ridere...

postato da giuba47 alle ore 10:19 | link | commenti (49)
categorie: politica, ironia, vauro, zambrano maria
domenica, 09 marzo 2008

VeritĂ  assoluta...

Io ritengo che ognuno abbia il diritto di parlare e di dire quello che pensa in democrazia, ma anche di ribattere. Ho letto oggi due bellissimi articoli di  Zagrebelsky Gustavo, ve ne propongo due stralci:

"C’è un dialogo classico tra Alcibiade e Pericle, riferito da Senofonte, che ci fa pensare. Il discepolo chiede al maestro, semplicemente: che cosa è la legge? Pericle risponde: ciò che l’assemblea ha deciso e messo per iscritto. Anche la sopraffazione, decisa e messa per iscritto? No, questa non sarebbe legge. È legge solo quella che riesce a “persuadere” tutti quanti, il resto è solo violenza in forma legale. Chi professa valori assoluti non si propone di persuadere ma di imporre. Chi ragiona per principi può sperare, districandosi nella difficoltà delle situazioni complicate, di essere persuasivo; naturalmente a condizione che si sia ragionevoli, non fanatici".

"Il «Dio è con noi» è la superbia in sommo grado e percorre tragicamente e violentemente la storia dell´umanità fino ai giorni nostri: il ritornante rovello dei capi religiosi, di come privare la fede in Dio della sua carica violenta, è la riprova di un problema insoluto. Invece, chi non crede in Dio non dispone di nessuna sicurezza a priori e sa che il compito dell’umanità di districarsi nelle difficoltà della vita dipende da lui, insieme con gli altri. L’etica della modestia e della responsabilità ha qui la sua radice e qui trova un fondamento che a me pare più chiaro che non la fede in un Dio onnipotente e provvidente".

postato da giuba47 alle ore 15:58 | link | commenti (27)
categorie: citazioni, politica, chiesa, veritĂ  assoluta, zagrebelsky gustavo
sabato, 23 febbraio 2008

equilibriosE' un momento difficile... Ho letto tanti post sulla situazione politica e, devo dire, non riesco in questo momento a condividere nè l'entusiasmo di alcuni nè il pessimismo di altri. Sono confusa e spesso mi sento fuori equilibrio...come penso tanti, sono indignata per quello che è successo soprattutto alla fine di questa legislatura, sono schifata da una destra che spera di trionfare sulle nostre macerie, e delusa della sinistra in cui avevo sperato non tanto, ma un po' sì.  Sono, però, spaventata dal leggere nei blog quanta gente non voglia più votare. Io penso che sia più che rispettabile questa idea e piacerebbe anche a me potermi sottrarre da questo compito.
Il risultato, però,  non sarebbe quello sperato: i partiti di sinistra forse saranno colpiti anche se non sono sicura che la loro riflessione non porterebbe ai risultati sperati. Ma poi quali risultati? nessuno me li ha chiariti...
Per la destra sarà davvero il trionfo e oltre alla vittoria gli consegneremo anche la corona. Cosa volete che gliene importi a loro se ci saranno schede bianche... tanto saranno tutte della sinistra.
Ci ritroveremo il giorno dopo con un Berlusconi ringarzullito, un Fini trionfante ed una destra-destra forte: una destra - destra che potrà fare e rifare quello che vuole... Ricominceranno da Genova, dalle repressioni che abbiamo visto subito dopo la seconda vittoria di Berlusconi... continueremo con i proclami razzisti di Calderoli, con i Ferrara e le sue moratorie, con un'informazione sempre più imbavagliata...
La sinistra ha fatto nulla o poco meno che nulla. Ma qualche persona qua e là riesco a salvarla, nella destra? Nessuno...
E' questo che vogliamo?  Io fortemente No. Andrò a votare e cercherò di dare un voto che sia utile per battere questa destra che più destra non si  può.
Sono, invece, foretmente convinta che dobbiamo tornare ad impegnarci di più in prima persona, a partecipare, a lottare per ciò in cui crediamo... Ma forse bisognerebbe parlare di questo: cosa vogliamo, in cosa crediamo? Ditemi cosa mettereste nel vosro programma...

Io per adesso sarò più assente nel blog, perchè ho deciso di spegnere la televisione e di entrare di più nella vita reale e davvero come dice Bobbio penso di entrare in un labirinto...

 «Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d´uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un´altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro». L´etica del labirinto richiede che «non ci si butti mai a capofitto nell´azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si coordinino le azioni, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d´ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l´itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute».

Quindi auguratemi di non perdermi o forse no... perdersi a volte non è così male... l'importante poi è trovare un po' di equilibrio.

Illustrazione presa da Tipica

postato da giuba47 alle ore 20:19 | link | commenti (57)
categorie: pensieri, politica
venerdì, 25 gennaio 2008

I politici e gli italiani

PUZZLE2Le librerie sono piene di libri che condannano la classe politica e denunciano la sua corruzione,  fra i tanti "La casta" e i libri di Travaglio. Mi chiedo però se sono solo i politici i colpevoli del degrado del nostro paese. Sicuramente sono loro che trainano, ma sono anche tanti quelli che si fanno trainare, sono loro che difendono i loro privilegi e dimenticano i bisogni del nostro Paese, ma è pur vero che anche nella società c’è chi agisce allo stesso modo: sicuramente gli imprenditori, gli avvocati, i tassisti e l’elenco potrebbe allungarsi. Ogni volta che si tocca l’interesse di una categoria è rivolta…

Gli italiani vorrebbero un cambiamento, ma ho l’impressione che molti, moltissimi vorrebbero che a cambiare fossero solo gli altri.

Gli italiani vorrebbero sicurezza, ma nello stesso tempo proprio i più accaniti  infrangono le regole almeno una volta al giorno

Insomma quello che appare ai miei occhi non di esperta, ma di semplice cittadina è un’Italia divisa, come fosse un puzzle i cui pezzi non riescono a combaciare tra di loro. Ognuno guarda il suo piccolo pezzo e non lo mette in relazione con gli altri.

So che nessun paese guarda con facilità agli interessi delle fasce più deboli, ma a noi italiani manca qualsiasi obiettivo comune.  

Davvero l’incantatore di serpenti riesce a farci credere che, senza fatica, senza sacrifici, arriveremo dietro di lui nel mondo dei balocchi… Qualcuno lo segue e noi? Noi siamo qui a guardare come impietriti…

Questo è quello che maggiormente mi spaventa, perché se non cambiamo modo di vedere, davvero c’è poco da sperare.

Io sono un po’ stanca dei libri di denuncia che del resto sono gli unici libri ad avere introiti buoni, vorrei libri e persone che lavorassero su progetti…

Quello che penso è che la sinistra deve ritrovare la propria identità e l’alleanza con il centro non deve farle perdere la bussola… Quello che penso è che tutti quelli che credono ancora in certi valori debbano rimboccarsi le maniche e agire ovunque e quando può farlo. E non possimao più accettare quello che abbiamo visto ieri al parlamento, dobbiamo far sentire tutta la nostra indignazione, non vergognarci, ma alzare la testa e dire BASTA... IO non ci sto... Oggi è difficile vedere spiragli, ma proprio per questo, bisogna partecipare, partecipare, partecipare...

"Il fatto che l'uomo sia capace di azione significa che da lui ci si può attendere l'inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile".

Hanna Arendt

Vi consiglio la lettura del post di Carlo gambescia

postato da giuba47 alle ore 18:05 | link | commenti (25)
categorie: politica
venerdì, 19 ottobre 2007

L'epoca delle passioni tristi

primarieHo seguito gli ultimi avvenimenti della politica italiana con un senso distaccato, ho  partecipato, ma con un senso di disincanto che non mi è mai appartenuto.

E credo che questo atteggiamento non appartenga solo a me. In questo periodo, come ci ha fatto osservare Ilvo Diamanti su La Repubblica, non vediamo altro che gente che si mobilita, che scende in piazza, che in qualche modo si vorrebbe esprimere da una parte e dall’altra: il fenomeno Grillo ha riempito le piazze oltre che pagine e pagine di giornale, poi c’è stata la manifestazione di AN, il voto di migliaia di lavoratori al referendum del sindacato e infine il voto alle primarie del nascente PD. Manifestazioni di colori e significati diversi che però ci dicono quanto, in fondo, ci sia “una diffusa domanda di politica” .
Ma la domanda non significa, come ci avverte Diamanti, che ci sia anche fiducia nella classe politica e nei partiti che “si sono trasformati in oligarchie rifugiandosi nelle istituzioni per “difendersi” dalla società”. Se la domanda della gente di contare qualcosa dovesse  non avere risposta, allora  “è lecito attendersi l’esplosione. O l’implosione. Sicuramente la “delusione” e il distacco vero”.

Come dice Giacomo Marramao in Micromega nel pensiero politico “è venuto meno il futuro come figura in grado di dare senso all’agire politico”
Succede così che il futuro, invece, di essere vissuto come promessa, come accadeva in altri periodi storici, viene al contrario interiorizzato come “minaccia”. Ed è questo sentire diffuso che si passa alle nuove generazioni e questo atteggiamento può avere conseguenze quanto meno allarmanti. In questo senso vi consiglio, se già non l’avete letto il libro di Miguel Benasayag - Gérard Schmit, L'epoca delle passioni tristi.
Gli adulti temono davvero l'avvenire e quindi cercano di formare i loro figli in modo che siano ben "armati" nei suoi confronti". I giovani "si costruiscono uno scudo immaginario dietro al quale si illudono di stare al sicuro". Da ciò non può uscire nulla di buono. I padri dunque cessino di "armare" i figli per renderli pronti a una difesa contro "la minaccia del futuro", ridiano a loro il senso del tempo che gli hanno tolto, non cerchino di renderli guerrieri sempre pronti a sopraffare l'altro per farsi spazio nella vita. Gli adulti chiedano, invece, alla politica di guardare al futuro e di progettarlo in modo tale da restituire fiducia e speranza a tutti giovani, adulti e vecchi. Ci sarà qualcuno che lo saprà fare? In questo momento sono molto scettica per non dire  disillusa. Forse  dobbiamo essere noi a muoverci dal basso in questa direzione e non mi riferisco alle mobilitazioni tipo Grillo, ma a quanto già detto in un precedente post.

postato da giuba47 alle ore 15:58 | link | commenti (30)
categorie: politica, malessere, diritti, giovani, democrazia, partecipazione, disagio
domenica, 30 settembre 2007

L'arte di non essere governati

photo1

Parliamo sempre di chi ci governa, degli errori che fanno, della politica e dell'antipolitica. Ne parliamo come se noi, società civile, non esistessimo. Ci sentiamo impotenti e senza spazi per agire. Ma non parliamo mai di partecipazione.
Ho letto un interessante libro di Ekkehart Krippendorff, politologo tedesco, L'arte di non essere governati. Krippendorff non è un antipolitico, ma per lui è necessario ripensare la politica e questo vuol dire "ripensare la bellezza della pluralità contro la riduzione della complessità degli stati moderni".

Secondo l'idea tradizionale, la politica è il gioco del potere: la presa del potere, la manutenzione del potere, la perdita del potere. Come diceva Machiavelli: nient'altro che questa triade. Ma la scoperta che fa l'autore di questo libro è che la politica invece è qualcosa di sostanzialmente diverso. Nasce come autogestione e autodeterminazione, nella storia reale non in quella intellettuale, nella Grecia delle poleis antiche. Un'invenzione particolarmente ricca di creatività, se si pensa al modo in cui questi primi cittadini votavano e al fatto stesso che votavano. L'altro elemento fondamentale è che la politica deve essere servizio dei più deboli; come affermava Gandhi, di chi per un motivo o per l'altro non riesce ad essere autonomo. Per Gandhi, infatti, il principio fondamentale della politica è occuparsi degli altri, non di se stessi. E gli altri sono innanzitutto i più poveri fra i poveri. Questa dovrebbe essere la nostra bussola, la direzione verso cui l'ago dovrebbe puntare, il nostro modo di intendere la politica.

Per Krippendorff  i discorsi ufficiali riguardano sempre i grandi movimenti: i partiti, i governi, le grandi organizzazioni internazionali. Non si fa, invece, molta attenzione alla somma di piccole iniziative che molto spesso hanno contribuito a cambiare un clima, costringendo anche la cosiddetta politica a cambiare.

"Vorrei incoraggiare i piccoli gesti. - dice Krippendorff - Sappiamo che la raccolta differenziata dei rifiuti è poca cosa di fronte all'inquinamento quotidiano delle grandi industrie, ma quel minimo cambia il nostro atteggiamento personale, e alla fine può incidere sulla coscienza di una società. Faccio un altro esempio, in cui sono coinvolto, che riguarda la politica estera, cioè una di quella di cose che in genere sembra totalmente al di fuori della nostra portata. In genere penso che dando molta importanza alla politica estera si finisce per sopravvalutare il balletto dei grandi: qualcosa che dobbiamo seguire con il fiato sospeso senza poter mai intervenire. Ma vorrei osservare il problema da un altro punto di vista, e parlare di un'iniziativa tedesca nota come iniziativa degli asini. Qualcuno ha scoperto che in Etiopia ci sono molte donne sole perché i mariti sono morti o sono scomparsi durante il conflitto. In questo contesto un asino vuol dire la soprawivenza. Significa lavoro, significa sostentamento. E un asino, da noi, costa cento euro. Così in Germania si sono mobilitate scuole, associazioni, singoli individui per mandare gli asini in Etiopia e l'iniziativa ha avuto successo. Queste piccole azioni individuali non cambiano l'orrore della società africana. Ma cambiano comunque qualcosa: la coscienza di chi partecipa in Germania, e tante vite individuali in Etiopia"

Ciò non significa invocare l'astensionismo, o dire che le due parti politiche sono uguali. Anche se pensiamo che le differenze siano spesso minime, senz'altro Berlusconi è diverso da Prodi, Bush è diverso da Clinton. Questo è chiaro.  Pur andando a votare per una parte contro un'altra, occorre capire che le nostre energie possono essere spese meglio al di fuori della politica di governo, possono essere spese meglio in nuovi modelli di partecipazione.
Partecipare vuol dire trovare qualcosa per cui battersi. La partecipazione attiva ci permette di non essere governati,  cioè impedisce che qualcuno dall’alto controlli tutta la nostra vita e il nostro pensiero. Ci vuole fantasia, dobbiamo inventare, usare tutta la nostra immaginazione. “Noi che abbiamo il lusso di poter riflettere e di poter elaborare nuove soluzioni, abbiamo il dovere di ideare altri modelli di partecipazione”. Dobbiamo essere artisti che non si lasciano assoggettare.
Si parla di arte perchè l'arte nel suo complesso è costretta per ragioni strutturali ad assumere sempre la prospettiva della persona, a non scivolare come capita normalmente alla politica nell'astrazione del ragionare per gruppi, per entità collettive.
"L'arte - dice
Krippendorff - può servire ad orientarci nel percorso di revisione della politica; perché le persone in carne ed ossa, con i loro vissuti e le loro concrete condizioni esistenziali e materiali, tornino al centro dell'attenzione pubblica".

In America in questi giorni Graeme Frostun ragazzo di dodici anni di Baltimora, accusa Bush di volere la sua morte e la morte di tutti i bambini e le bambine come lui, che per sopravvivere a malattie e incidenti dipendono da quella sanità pubblica che la Casa Bianca vorrebbe falciare nel nome dell'ideologia privatista e degli interessi del "big business" assicurativo.
Lui, un rabbino, una suora cattolica, un infermiera e un pediatra sono i volti pubblici della battaglia lanciata dai Democratici contro il Presidente Repubblicano sul terreno del problema che angoscia la vita quotidiana degli americani di ogni età e condizione: l'assicurazione sulla salute.
Forse anche noi dovremmo guardarci intorno e, invece che ingaggiare battaglie puramente ideologiche, dovremmo  imparerare a difendere là dove siamo il diritto di vivere una vita degna di questo nome. 

"Dobbiamo imparare l'arte di svolgere il nostro ruolo etico, al contempo solidale e indipendente, all'interno della comunità, sottraendosi ai meccanismi paralizzanti del potere costituito".

postato da giuba47 alle ore 17:55 | link | commenti (31)
categorie: politica, libri, solidarietĂ , partecipazione, krippendorff

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