"Avrò avuto sei anni, quando arrivò nella mia vita un grande giorno: papà liberò per me un piccolo spazio in uno dei suoi scaffali di libri, e mi permise di disporre lì i miei. (…) Fu una cerimonia di iniziazione, un rito vero e proprio: una persona i cui libri stanno dritti in piedi non è più un bambino ma un uomo, ormai. Ormai, ero come papà. I miei libri stavano in piedi. (…) …ordinai i miei libri per altezza, anche se i più alti erano proprio quelli che godevano ormai della mia più bassa considerazione, dal momento che erano semplificati, in rima, con le figure: erano insomma quelli che mi si leggeva quand'ero piccolo. (…)Ero ancora all'opera, quando lui tornò dal lavoro, gettò un'occhiata sconvolta al mio scaffale e poi, nel più assoluto silenzio, mi fissò lungamente, con uno sguardo che non dimenticherò mai: uno sguardo di un disprezzo, di una delusione così amari che non c'era verso di esprimerli a parole. Uno sguardo di totale disperazione genetica. Alla fine, sibilò a denti stretti: "Mi vuoi dire, per favore, sei completamente impazzito? Per altezza? I libri sono forse dei soldati? Sono forse una scorta d'onore? La banda dei pompieri?". Poi tacque ancora. Fu un silenzio tenace e tremendo. (…)
In fondo a quel silenzio, mio padre mi rivelò durante i venti minuti che seguirono tutte le faccende della vita. Mi iniziò al sommo segreto nel mondo della biblioteconomia: mi svelò sia la via maestra sia i sentieri nel bosco, i panorami vertiginosi delle variazioni, delle sfumature, delle fantasie, viali isolati, ardite tonalità ma anche eccentrici capricci: i libri li si può ordinare per titolo, in ordine alfabetico per autore, per collana o editore, cronologicamente, per lingua, argomento, genere e contesto, e persino per luogo di edizione. Tutto è possibile. Così appresi i segreti della sfumatura: la vita è fatta di itinerari diversi. Ogni cosa può accadere così ma anche altrimenti, secondo partiture diverse e logiche parallele. Ogni logica parallela è di per sé coerente e consequenziale, a suo modo conchiusa, indifferente a tutte le altre. Nei giorni che seguirono dedicai ore e ore di lavoro alla mia piccola biblioteca, venti o trenta libri che sistemavo, aggredivo come fossero stati un mazzo di carte e mescolavo per poi ordinarli di nuovo daccapo, secondo i criteri più diversi. E fu così che imparai dai libri l'arte della combinazione: non da ciò che avevano scritto dentro, bensì dai libri stessi, cioè dalla loro essenza fisica.
I libri, insomma mi fecero conoscere gli spazi sterminati, la zona d'ombra che sta fra il lecito e il proibito, fra la normalità e l'eccezione: questa lezione mi accompagnò per lunghi anni. E ora che arrivai all'amore, non ero più un perfetto principiante: sapevo invece che esistono combinazioni diverse, che c'è l'autostrada ma c'è anche la strada panoramica, ci sono i sentieri sperduti, mai percorsi da nessuno. Che c'è un lecito che è quasi proibito, e un proibito che è quasi lecito. Di tutto e di più".
Da Amos Oz "Storia d'amore e di tenebra", Feltrinelli, 2003
La biblioteca come bella metafora sulla vita. La vita che nasconde mille sorprese e sfumature, in cui puoi scegliere tra le strade che ti offre, che mescola e contamina, che percorre le strade della ragione, ma anche quelle del sentimento e del cuore, che a volte ti chiede un po’ di trasgressione, che aggrega e disgrega. La vita che ama ricordarti di non lasciarla passare con indifferenza, ma di intrattenere con lei un dialogo costante, perché non sei tu che decidi , ma sei tu che puoi scegliere tra le varie opportunità, scegliere, ma anche giocare con le possibili combinazioni, scegliere, ma anche esplorare dove l’occhio non arriva a prevedere cosa potrà succedere, scegliere, ma anche lasciarsi trasportare e guidare quando qualcosa ti dice che è proprio lì che devi essere, è proprio lì che devi andare… per poi ricominciare, ricominciare sempre come fosse un nuovo inizio. Un inizio più ricco, sempre più ricco…
La vita come i libri non ti indicano risposte ma percorsi da imboccare domanda dopo domanda…