Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
sabato, 29 dicembre 2007

Non adeguarsi al mondo ma costruirlo senza interruzione

LPrima di provare la felicità, o vogliamo dire un’apparenza di felicità viva e presente, noi possiamo alimentarci delle speranze, e se queste son forti e costanti, il tempo loro è veramente il tempo felice dell’uomo, come nella età fra la fanciullezza e la giovanezza. Ma provata quella felicità che ho detto, e perduta, le speranze non bastano più a contentarci, e la infelicità dell’uomo è stabilita. Oltre che le speranze dopo la trista esperienza fatta sono assai più difficili, ma in ogni modo la vivezza della felicità provata, non può esser compensata dalle lusinghe e dai diletti limitati della speranza, e l’uomo in comparazione di questa piange sempre quello che ha perduto e che ben difficilmente può tornare, perchè il tempo delle grandi illusioni è finito.

 Lo Zibaldone di Giacomo Leopardi

 A fine anno è tempo di bilanci. Credo che molti di noi abbiano aspirato a vivere una vita unica ed irripetibile. Abbiano sognato di vivere esperienze significative, di trascorrere la propria vita tra persone sensibili ed attente, in un mondo di significati e valori.

A volte, invece, ci siamo ritrovati a guardare la gente correre in un andirivieni senza meta e senza sguardo e abbiamo temuto di essere diventati come loro. La paura di guardare un mondo che non conosce né pace né giustizia ci ha tolto spesso la speranza. E la malinconia ha abitato speso il nostro cuore.

Abbiamo cercato una medicina che rendesse insensibili al dolore, al turbamento, che ci facesse entrare nell’a-patia per scansare tutta quella sofferenza che ogni giorno si riversava implacabile su di noi. Subiamo un’informazione che sempre più ci fa sentire assediati: il mondo sembra aver perso la bussola, noi sembriamo essere sempre più indifferenti o impotenti.

Gli ideali che avevano guidato la nostra vita, sembrano improvvisamente le illusioni di un cuore bambino.  E da più parte forte è il richiamo ad un “ sano realismo”.

Ma è proprio il cinismo, la rassegnazione, il nostro peggiore nemico, il credere che tutto sia inevitabile e irraggiungibile. Il “sano realismo” è a servizio e a giustificazione dello “status quo”, proprio quello che non ci piace.

“La nostra vita non è subordinata al conseguimento di oggetti dati ma è invece indipendentemente attiva: non si adegua al mondo ma lo costruisce senza interruzione. (…) Viviamo dunque alla luce di obiettivi irraggiungibili, ed è questa luce a rischiarare la nostra strada e  a permetterci di vedere tutto quanto facciamo come un’approssimazione all’esito che desideriamo o come un allontanamento da esso – e quindi a permetterci di andare nella direzione giusta.

Parole che contano di Ermanno Bencivenga - 

 E così che, come novelli don Chisciotte, ci ostiniamo a trovare l’incanto là dove si palesa o si nasconde, continuiamo a credere che un mondo migliore sia possibile, che vale la pena lottare. I più dicono che siamo folli, ma, in questo senso, la follia è una scelta di gran lunga più umana della cosiddetta “normalità”.

Con queste parole vi auguro un felicissimo anno nuovo, magari anche un po' folle... Un abbraccio a tutti.

Per il prossimo anno, a cominciare da adesso, un proposito, cercare di rispondere a quello che mi scrivete... Non l'ho fatto finora per mancanza di tempo, ma mi piacerebbe farlo perchè il dialogo diventi sempre più profondo...

postato da giuba47 alle ore 17:49 | link | commenti (85)
categorie: follia, felicità

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