Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
giovedì, 08 maggio 2008

storia di una speranza in cerca del suo argomento...

Viale“La storia tutta quanta potrebbe intitolarsi :’storia di una speranza in cerca del suo argomento…’ E sarebbe un titolo adatto per tuta la durata della storia; se nel fondo della vita umana non esistesse, inesauribile e avida, inesauribile come la vita stessa, la speranza non avremmo la storia e l’uomo non si sarebbe proposto di essere umano. Se lo è dovuto proporre e dobbiamo farlo anche noi. La speranza non si limita ad esserci e basta, ha le sue eclissi, le sue cadute, le sue esaltazioni, la sua momentanea estinzione e la sua resurrezione.(..) Essa assume la sua vera essenza nel sogno e nella sua capacità di tracciare una traccia di luce nel cammino dell’uomo

Maria Zambrano - Persona e democrazia
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categorie: citazioni, zambrano maria
venerdì, 11 aprile 2008

AlberoCieloAnche nei tempi più bui abbiamo il diritto di attenderci una qualche illuminazione la quale potrebbe giungere non tanto da teorie e nozioni astratte quanto dall'incerta tremolante e spesso flebile luce che alcuni uomini e donne, nella loro vita e con il loro operato, accenderanno pressoché in qualsiasi circostanza e diffonderanno durante il tempo che è stato loro concesso in terra.

(H. Arendt)

I tempi sono sicuramente difficili e quello che la scena pubblica ci propone è desolante. Ma forse bisogna guardare là dove i riflettori non sono puntati per vedere che sempre, in qualsiasi momento storico, anche nei più terribili che abbiamo conosciuto, c’è stato e c’è qualcuno che ci ha indicato e indica e strade da percorrere, sentieri da tracciare, diritti da difendere.  Una luce forse incerta, tremolante e flebile come dice la Arendt, ma sempre luce. Dobbiamo avere occhi per vedere e cuore per non arrenderci. Dobbiamo esserci. Il nostro sguardo deve andare oltre, guardare al di là, ma essere presenti oggi. E tra pochi giorni saremo chiamati a fare una scelta. La scelta è davvero stata sofferta, ma io sceglierò Veltroni, altri che stimo sceglieranno la sinistra arcobaleno e altri ancora di non votare. Penso che ognuno di noi abbia saputo valutare i pro e contro. Ma ci tenevo a dire che la mia scelta non è solo anti-berlusconi, ma pro Veltroni. Ha detto durante la sua campagna elettrale alcune cose che mi sono piaciute e alcune sono state espresse molto bene da Mariad e da mimuovofacciocose.

postato da giuba47 alle ore 10:43 | link | commenti (14)
categorie: citazioni, arendt, veltroni
venerdì, 04 aprile 2008

In ricordo di Martin Luther King

King"Un vigoroso rafforzamento delle leggi sui diritti civili metterà fine alla segregazione nei pubblici servizi, che è una barriera contro una società veramente disgregata, ma non può mettere fine a timori, pregiudizi, orgoglio e irrazionalità, che sbarrano l'accesso ad una società veramente integrata. Questi ostacoli oscuri e demoniaci saranno rimossi solo quando gli uomini saranno dominati dall'invisibile legge inferiore che scolpisce nei loro cuori la convinzione che tutti gli uomini sono fratelli e che l'amore è lo strumento più potente dell'umanità in vista di una trasformazione personale e sociale La vera integrazione sarà compiuta da uomini che siano veramente prossimo e obbediscano di buon grado ad obblighi non coercitivi.

Come non mai prima d'ora, amici miei, gli uomini di tutte le razze e nazionalità sono oggi chiamati ad essere prossimi gli uni verso gli altri. L'appello ad una politica mondiale di buon vicinato è assai più che un'effimera parola d'ordine: è l'appello ad una forma di vita capace di trasformare la nostra imminente elegia cosmica in un salmo di pienezza creativa.

Non possiamo più a lungo permetterci il lusso di tirare diritto dall'altra parte: una tale follia si chiamava una volta fallimento morale, oggi porterebbe al suicidio universale. Non possiamo sopravvivere a lungo separati spiritualmente in un mondo che è unito dal punto di vista geografico".

Tratto da “La forza di amare” di Martin Luther King



Questa sera ci sarà il BreakTheMafia a Bologna, un incontro importante dove verrà ricordato anche il nostro amico Libero che ci ha lasciato e che potrete seguire qui alle ore 21.

Penso a lui come ad un figlio che credeva nella vita, aveva entusiasmo e rabbia, ma non perdeva mai quella voglia di lottare, di reagire, di cercare un mondo migliore che è di pochi ragazzi e di pochi  adulti. Si impara dai più giovani, eccome se si impara. Da lui imparavo tanto e quando mi sentivo un po' giù, lui mi ricordava che bisognava reagire, me lo chiedeva lui, un giovane, che aveva bisogno di quella speranza che noi forse più grandi abbiamo dimenticato che è necessaria per poter vivere e non arrendersi. Libero continueremo a ricordarti e a portare avanti il tuo pensiero.

Un pensiero per lui bellissimo anche da Macca.

Il 10 aprile è l'anniverasrio della sua morte e sarebbe bello che chi vuole facesse un post in suo ricordo, un ricordo corale.

Lui aveva quella forza di amare di cui parlava Martin Luther King

postato da giuba47 alle ore 11:27 | link | commenti (33)
categorie: citazioni, marthin luther king
domenica, 09 marzo 2008

VeritĂ  assoluta...

Io ritengo che ognuno abbia il diritto di parlare e di dire quello che pensa in democrazia, ma anche di ribattere. Ho letto oggi due bellissimi articoli di  Zagrebelsky Gustavo, ve ne propongo due stralci:

"C’è un dialogo classico tra Alcibiade e Pericle, riferito da Senofonte, che ci fa pensare. Il discepolo chiede al maestro, semplicemente: che cosa è la legge? Pericle risponde: ciò che l’assemblea ha deciso e messo per iscritto. Anche la sopraffazione, decisa e messa per iscritto? No, questa non sarebbe legge. È legge solo quella che riesce a “persuadere” tutti quanti, il resto è solo violenza in forma legale. Chi professa valori assoluti non si propone di persuadere ma di imporre. Chi ragiona per principi può sperare, districandosi nella difficoltà delle situazioni complicate, di essere persuasivo; naturalmente a condizione che si sia ragionevoli, non fanatici".

"Il «Dio è con noi» è la superbia in sommo grado e percorre tragicamente e violentemente la storia dell´umanità fino ai giorni nostri: il ritornante rovello dei capi religiosi, di come privare la fede in Dio della sua carica violenta, è la riprova di un problema insoluto. Invece, chi non crede in Dio non dispone di nessuna sicurezza a priori e sa che il compito dell’umanità di districarsi nelle difficoltà della vita dipende da lui, insieme con gli altri. L’etica della modestia e della responsabilità ha qui la sua radice e qui trova un fondamento che a me pare più chiaro che non la fede in un Dio onnipotente e provvidente".

postato da giuba47 alle ore 15:58 | link | commenti (27)
categorie: citazioni, politica, chiesa, veritĂ  assoluta, zagrebelsky gustavo
venerdì, 15 febbraio 2008

Sandor MĂ rai, Le braci

copj13.aspUn castello ai piedi dei Carpazi, lontano da tutto e dentro il castello  un vecchio generale che aspetta di conoscere la verità sulla sua vita, sul senso ultimo delle relazioni umane, sull’amore, l’amicizia, il tradimento.
L'aristocratico vive un'esistenza pietrificata  come un paralitico che coltiva con passione la propria infermità.
Un uomo ancorato al passato e che in esso vuole trovare risposte alle domande che hanno ossessionato la sua vita.

“Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente?... Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali. E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita”.

Il libro di Màrai è un libro sulla memoria. La memoria del fuoco di una passione che si è spenta trasformandosi in tiepide braci. Il calore di una passione che acceca la mente, il tepore di una rivincita attesa a lungo.

Il romanzo si sviluppa sul poderoso monologo del generale rivolto al vecchio amico Konrad (artista, amante della musica, di ritorno dall’Oriente e diretto a Londra). Un flusso quasi ininterrotto sull’amicizia, sulle passioni, sul lento e doloroso disvelamento di ciò che è la realtà e il destino di ogni essere vivente. Nonché l’amore, la linfa vitale, tanto che il generale confessa a Konrad: “Alla fine ha importanza solo quello che rimane nel nostro cuore”.

C’è un destino che governa le storie di tutti i personaggi del romanzo, non si tratta però di una forza cieca: “L’uomo e il suo destino si realizzano reciprocamente modellandosi l’uno sull’altro. Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo a entrare. Non c’è infatti essere umano abbastanza forte e intelligente da saper allontanare, con le parole o con i fatti, il destino infausto che deriva, secondo una ferrea legge, dalla sua indole e dal suo carattere”. (p.139)

Ricorrendo come sempre ad una prosa dallo stile fluido ed elegante, l'autore sa coinvolgere il lettore emotivamente in un racconto spoglio di dialoghi, che si dipana nell'angusto spazio di sole due stanze e nei luoghi sempre persi e ritrovati della memoria. E la bravura è quella di  saper entrare nelle pieghe più profonde e ambigue dell’animo umano senza veli e nascondimenti.

Ci insegna e a guardarci dentro senza paura di scoprire verità scomode, ma, secondo me,non per rimanerne soggiogati, ma per affrontarle e andare oltre.

postato da giuba47 alle ore 11:13 | link | commenti (31)
categorie: citazioni, libri, mĂ rai sandor
martedì, 22 gennaio 2008

Albero"Costruzione di sé vuol dire: che cosa io sono, che cosa posso essere, che cosa voglio essere. Ora per appartenersi ogni uomo deve costituirsi come polo di resistenza nei confroni delle perturbazioni esterne e come forma rispetto alle agitazioni interne.  L'uomo non  diventa signore di sè se si lascia incalzare e scalzare dagli eventi che gli giungono da fuori, dolorosi e favorevoli che siano."
Salvatore Natoli


Non c' è più bellezza e conforto se non nello sguardo che fissa l'orrore, gli tiene testa e, nella coscienza irriducibile della negatività, ritiene la possibilità del meglio.
Theodor W. Adorno


C'è un avviso urgente per una bambina che ha bisogno. Andate nel blog di Ceglieterrestre

postato da giuba47 alle ore 11:12 | link | commenti (19)
categorie: citazioni, adorno, natoli
domenica, 11 novembre 2007

DonneOrientali"Non si tratta di ascoltare qualcosa l'uno dell'altro,
bensì di prestarsi ascolto l'un l'altro.
Solo questo è comprendere".

Hans Georg Gadamer, Dialogando con Gadamer
La foto è mia
postato da giuba47 alle ore 10:48 | link | commenti (41)
categorie: citazioni, dialogo, ascolto, comprensione, gadamer han georg
giovedì, 08 novembre 2007

Intellettuali e mondo reale

GrossmanAmo la letteratura, la filosofia, la poesia e l’arte, mi soffermo spesso sulla storia e dalle letture traggo insegnamenti preziosi. Parole e idee entrano dentro di me e si mescolano e rimescolano fino a diventare mie.
Borges diceva: “Spesso mi accorgo di non fare altro che citare qualcosa che ho letto tempo addietro”. Bisognerebbe avere questa umiltà ed onestà sempre. Siamo tutti debitori di pensieri fatti da altri e di esperienze che non abbiamo mai vissuto. 

Eppure spesso, quando ascolto certi studiosi di professione provo uno strano senso di irritazione. Forse mi imbarazzano le loro certezze anche quando parlano del dubbio, le loro parole che parlano di apertura, ma che nel loro stesso farsi discorso escludono chi ascolta. Mi fa pensare la loro sempre più frequente paura di mescolarsi, di entrare nel gioco del mondo, di cercare con ostinazione una nicchia in cui poter elaborare pensieri non contaminati. E questo ostinato tenersi fuori, mi sembra l’altra faccia della medaglia di chi nel mondo è troppo immerso e teme il silenzio della riflessione.

Mi sembra che il sapere che esce dalle loro menti sia troppo freddo e chiuso. Le loro parole, pur evocando valori, principi spesso encomiabili, mi appaiono come scrigni vuoti. Sono semi senza terra, sono terra senza acqua. Sono parole che non vogliono descrivere se non le realtà che conoscono…
Il rischio è allora che rimarranno sempre tante storie di vita ripudiate, inascoltate, non prese in considerazione perché nessuno ha mai dato loro voce.

E non posso non ricordare Nuto Revelli il cui impegno umano e civile è stato sempre quello di dar voce al dramma degli incolpevoli, dei poveri che restano in guerra anche quando arriva la pace, sfruttati, dimenticati, e di nuovo strumentalizzati, mai soggetti attivi del loro destino.  Nel "Il mondo dei vinti" ha raccolto 270 testimonianze disperse in tutto l’arco alpino. “Era difficile farsi accettare, – racconta in un’intervista -,ancora più  che parlassero, che raccontassero, perché rimanesse almeno qualcosa di queste storie, di una società che cambiava rapidamente. Su, a pochi chilometri da Cuneo si sfilacciava il tessuto sociale di vaste aree, e rimanevano solo gli anziani. E’ stata una pagina, è una pagina ancora sulla quale bisogna ancora meditare oggi”. Un uomo che aveva capito la ricchezza che si nasconde anche nelle storie più deprivate.

Su quante realtà ci sarebbe oggi bisogno di riflessione, di lavoro, di impegno, di ascolto, per capire la storia partendo da tanti punti di vista, senza avere la presunzione di chi senza aver ascoltato, ha già capito tutto.

E ci vorrebbero gesti come quello di David Grossman che durante l’assegnazione del premio Emet, uno dei riconoscimenti più prestigiosi, assegnati dal governo israeliano, si è rifiutato di stringere la mano del premier. “Suppongo possiate immaginare perché non ho stretto la mano al primo ministro” ha detto ai giornalisti. E non si può dimenticare quello che un anno fa rivolgendosi a Olmert aveva detto, dopo aver perso il figlio, in occasione dell’anniversario della morte di Rabin: “Sono sì un padre che soffre, ma quello che mi addolora è quello che lei e i suoi amici state facendo a questo paese”.

Abbiamo bisogno di questo tipo di intellettuale, che sappia scendere tra noi e abbia il coraggio di rendere pubbliche le proprie scelte, abbiamo bisogno di persone che ci facciano ancora capire in che cosa consiste la nostra vera libertà, intellettuali che non illuminino  solo le nostre intelligenze, ma scaldino anche i nostri cuori.

E alla fine non posso che ricordare già con nostalgia e affetto Enzo Biagi che era sopra tutto era un uomo che della  libertà ha fatto una bandiera in tutta la sua vita.

postato da giuba47 alle ore 18:22 | link | commenti (44)
categorie: citazioni, , revelli nuto, libertĂ  intellettuali, grossman david
mercoledì, 19 settembre 2007

scrivereTutti siamo alla ricerca di un filo conduttore, di un “canovaccio” che dia un senso, che proponga un itinerario, che fornisca le ragioni di un punto di arrivo.
Nasce così l’illusione che la vita sia retta se non da un progetto, almeno da un filo conduttore che la spieghi e la giustifichi.
Una preziosa illusione per scongiurare la sgradevole percezione che tutto sia dominato da una profonda casualità, dalla presenza sovrabbondante di elementi fortuiti e occasionali.

"Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l'opprimente varietà della vita; infilare un filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio!".Beato colui che può dire: «allorché», «prima che» e «dopo che»!"
Musil, L'uomo senza qualità 

Ma non è così semplice. Di Virginia Woolf, Nadia Fubini racconta che:
"...il passato non viene a comando.. Se si concentra, non sempre si accendono i colori, si illuminano le forme... A volte vede, sì, dei volti - volti di persone, volti che sono immagini di cose, di sentimenti - ma è come se fossero influssi di un altro mondo, straniero. Possibile che il senso della realtà dipenda da uno sciame di fantasmi? Il senso del passato, di questo è sicura, è custodito nell'immaginazione, nel cuore; ma quanto abita nell'immaginazione, nel cuore è verità? è storia? è desiderio? è poesia? è finzione? O sogno? Comunque, nel suo caso, è sempre stato così; è sempre stato il cuore a pensare. E quando il cuore pensa, l'intelligenza si realizza per immagini. Ma il cuore che ha nel petto non è "suo" soltanto; non è un organo, è un mondo". (...)
Ecco perché non sa concepire la
propria autobiografia se non per frammenti, frammenti di ricordi, che sono diventati piccole scene, vivide fantasie. Ma sono reali? Sono fatti realmente accaduti o costruzioni immaginarie con cui l'anima, non al momento, ma più tardi, ha reagito a esperienze che non poteva altrimenti assimilare? Tutto nell'anima è "immaginale", pensa a volte Virginia".
Nadia Fubini - Possiedo la mia anima
postato da giuba47 alle ore 21:21 | link | commenti (15)
categorie: citazioni, biografia

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