Passo per essere una persona seria… Lo sono, non posso negarlo. Ma questo non vuol dire che non amo ridere, essere ironica (quando ci riesco) e soprattutto autoironica (per prevenire gli altri), e soprattutto mi piace scherzare. Sono stata e ahimè ancora sono, un’inguaribile romantica. Forse da ragazza ho visto troppe commedie americane e mi è capitato di sognare il mio futuro sulla trama di quei film. Mia madre me lo diceva sempre: “smettila di guardare quelle sciocchezze… ma io…
Mi piaceva Holly: era bella, voleva sembrare sofisticata, anche un po’ cinica. Diceva di voler sposare solo qualcuno che fosse molto ricco e per questo passava da una festa ad un’altra.
Tiffany & co., una gioielleria di New York nella quale "pare che nulla di male possa mai accaderti" era la sua meta preferita: estratti croissant e bibita dal sacchetto, osservava la vetrina mentre consumava la sua colazione.
Ma quello che mi attraeva più di lei era la sua svagatezza, la sua indifferenza ed ingenuità nei confronti di quello che gli succedeva intorno. E lo capivamo subito che era una donna che nascondeva la sua insicurezza e fragilità, un passato difficile da cui voleva assolutamente uscire. Abitava in un pratico appartamento con un gatto senza nome, dormiva con i tappi per le orecchie, chiamava i taxi con un fischio e vestiva scintillanti capi alla moda; poco gli interessano gli altri e forse poco gli interessava anche la sua quotidiana routine.
Al gatto non aveva dato un nome: “Lui è buono, vero Gatto? Su, vieni qua, povero amore, povero amore senza nome... ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome... perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio... non so ancora dove sarà, ma so com'è”.
E’ proprio questo che me la faceva sentire vicina. Anch’io non sapevo cosa volevo, certamente non il “posto” a cui mi destinavano gli altri. Mi rifugiavo allora nei sogni, fantasticavo e forse questo mi faceva apparire a molti un po’ “strana”.
Mi sembrava che la vita andasse proprio come canta Holly sul suo davanzale: andava navigata ad esplorata in lungo e in largo con il nostro proprio stile: “c'é cosi tanto mondo da vedere” e forse le cose belle che mi portavo dentro avrebbero potuto raggiungere qualcuno che, come il Paul del film, non solo le avrebbe capite, ma anche apprezzate.
Paul va ad abitare nello stesso palazzo. Si conoscono, diventano amici e con lui Holly trova i momenti più genuini e più veri della sua vita. Per un momento sembra davvero se stessa. Una ragazza allegra e spensierata, fuori da ogni convenzione e clichè. I due passeggiano per New York, vanno da Tiffany e si fanno mostrare anelli costosi, ma hanno solo 10 dollari e otterranno un’incisione sul retro di un anello di poco conto.

Ma la vita riprende con le sue sorprese. Il passato ripiomba su Holly.
Una donna già di una certa età viene a trovare Paul e i due sono presi di nuovo nelle loro trappole.
Ma sappiamo che nelle favole ci sono gli antagonisti che impediscono il lieto fine e guardiamo il film aspettando gli sviluppi, i momenti tristi che arrivano.
e Paul: “Non voglio metterti in gabbia, io voglio amarti”. Ma Holly: “È la stessa cosa”.
Io in fondo sentivo che in parte Holly aveva ragione, perché sono stata sempre uno spirito libero, ma volevo credere nelle parole di Paul: che esistesse un amore che non fosse una prigione.

Holly, però, decide di sposare un ricco pretendente messicano, cerca di entrare nei panni della moglie perfetta e Paul la sta a guardare, non la molla e le resta vicino. (Esistono uomini così? Io credo di sì. Bisogna non lasciarseli scappare).
Ma la scena memorabile è quella finale. Di per sé sarebbe un po’ melensa, sdolcinata, ma

Lui è in taxi con lei… Di nuovo lei lo respinge, e libera il suo gatto in una giornata di pioggia torrenziale. Lui scende e le dice: "Perchè non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa..."
Lei rimane sull’auto, piange, poi fa fermare il taxista e accompagnate dalle dolci note di "Moon river" scende...
Cerca disperatamente il suo gatto...
E finalmente il finale tanto atteso:

E' inutile dire che ho sempre sognato di essere baciata sotto la pioggia, ma non mi è mai capitato... almeno che io ricordi.
"Colazione da Tiffany" è più di un film e in esso Audrey Hepburn è più di un'attrice. Insieme fanno moda e tendenza, così come di tendenza erano i magnifici abiti ideati appositamente per Audrey dal celebre stilista Hubert de Givenchy : le locandine del '61 certo non peccarono di superbia quando inneggiarono a un film che sarebbe stato "eternamente chic". E ancora Audrey Hepburn, in una delle più famose e celebrate interpretazioni della storia del cinema.
Riusciva ad animare i miei sogni, mi faceva credere nell’amore, aspettare il “principe azzurro”. Ma con lei non ho mai avuto la sensazione che quel mondo fosse pura illusione. Perché lei non era finta, era vera: bella, di una bellezza senza sofisticazioni, di una bellezza semplice, dentro e fuori.
Quando guardavo i suoi film entravo in un’atmosfera magica, una magia però che ero sicura esisteva anche nella vita solo a saperla cogliere. Perché anche la vita può essere magica se conosci lo stupore e l’incanto, se la disillusione non si è già impadronita del tuo cuore e della tua intelligenza, se l'immaginazione non si è spenta.
I suoi film erano fiabe… e come nelle fiabe ti aspettavi che finissero bene. Lo sapevo benissimo che non sempre nella vita è così, ma una cosa era certa: di quell’ottimismo avevo bisogno per affrontare la realtà. Ognuno ne aveva bisogno e credo ne avremmo bisogno anche oggi.
Non era un ottimismo cieco, non era una fuga dalla realtà, era la ricerca di qualcosa che indicasse un percorso, un modo di essere, era tensione, energia. Il mondo non è così, ma come sarebbe bello se lo fosse: facciamo in modo allora che gli assomigli sempre di più. A questo mi faceva pensare. E forse questo modo di vedere le cose non l'ho ancora perso oggi.
Mi sarebbe piaciuto essere come lei. Ma sapevo di non esserlo e lo stesso mi guardavo allo specchio senza paura di non vedere la mia immagine, senza pretendere di essere come lei, ma cercando in me ciò che mi poteva piacere.
Lei era Audrey Hepburn, una delle più belle ed amate dive di Hollywood, elegante, raffinata, ma mai affettata e costruita.
Una donna romantica. E quel suo modo di essere romantica è una qualità. Io ne sono ancora oggi convinta. E’ una spinta verso il mondo che non colora di rosa, che guida il tuo sguardo verso ciò che di bello non manca mai, ma di fronte a cui siamo spesso ciechi. Non si è ciechi perché romantici, lo si è spesso perché non lo si è.
Una donna sensibile. Quella sensibilità che ti avvicina alle piccole cose, ai sentimenti più sfumati, che ti insegna la commozione e la tenerezza, ogni piccola sfumatura di ogni sentimento.
Una donna un po’ svagata, distaccata, perché sapeva giocare e andare al di là di ciò che nella vita rischiava di dare peso alla sua leggerezza.
“Il pubblico – ha detto -associa la mia immagine a un tempo in cui i films erano gradevoli, le attrici eleganti e la musica armoniosa. Quando qualcuno mi scrive vedendo uno dei tuoi films il mondo mi è sembrato meno negativo, io mi sento appagata”. Era convinta che il mondo non potesse reggersi sulla negatività.
Era bella, molto bella, ma la sua bellezza non era invadente, non suscitava invidia, ma ammirazione.
“... il suo modo di vestire – racconta suo figlio Sean Ferrer - non proclamava guardatemi, ma piuttosto sussurrava questa sono io, e non sono migliore di te. E in questo non fingeva. Non si concepiva come un'essere speciale e fuori del comune”
Ed il suo fascino consisteva proprio in questo. Audrey era una donna consapevole delle proprie possibilità, ma sopratutto dei propri limiti.
I personaggi che interpreta non nascondono le proprie insicurezze, perchè in realtà sono proprio le insicurezze che ci spingono oltre nella vita e che ci rendono quello che siamo, che ci fanno divenatre uniche agli occhi degli altri e di noi stesse.
Ti faceva sognare e, quanto mi mancano quei sogni!
In quei tempi, la guerra, gli orrori del nazismo, del fascismo e dello stalinismo, tutti avevano bisogno di ritrovare la purezza, la sobrietà, la delicatezza, qualità che potevano donare la voglia di tornare a vivere.
Audrey Hepburn aveva lasciato in Europa le inquietudini di un'adolescenza vissuta in un continente devastato dalla Seconda Guerra Mondiale, una mancata carriera di ballerina ed un immancabile complesso d'inferiorità:
“Come molte adolescenti, ero convinta di essere talmente brutta che nessuno mi avrebbe mai presa in moglie”
Fa il suo ingresso nel mondo del cinema in punta di piedi, leggera come una ballerina, quello che avrebbe voluto diventare.
Diventare attrice non le impedisce, però, di essere in se stessa:
Quando Audrey interpretò un provino per la parte della principessa Anna nel film Vacanze Romane.
dimostrò un pò di nervosismo e di rigidità, ma il regista William Wyler vuole sapere chi è realmente questa giovane attrice, come parla e si muove quando è rilassata.
A tal fine adopera un'abile stratagemma: continua a riprenderla anche oltre la fine della scena.
Dopo l'esclamazione taglia!, improvvisamente ecco Audrey, “Era assolutamente deliziosa”, disse Wyler.
”Rimanemmo estasiati, affermò il direttore della produzione della Paramount, Don Hartman.
Audrey nasce il 4 Maggio
Il divorzio dei genitori quando era ancora piccola,
“Mia madre ha avuto una vita coronata dal successo e segnata dalle scelte giuste, la prima delle quali fu la sua carriera. Più tardi, invece, scelse la famiglia. E infine, quando noi figli eravamo ormai cresciuti e avevamo le nostre vite, scelse i bambini bisognosi di tutto il mondo: scelse di restituire quel che poteva in cambio di ciò che aveva avuto dalla vita. Per lei, in questa scelta così importante e determinante, stava la chiave per capire, e forse anche curare, qualcosa che l’aveva accompagnata nel corso di tutta la vita: una profonda, radicata tristezza”. Così dice suo figlio nel libro che ha appena scritto su di lei.
Questa donna non ha deluso le mie aspettative di ragazza e gliene sono grata. Tutti i giovani hanno modelli, le lo è stata per molte delle mia generazione e lo ha saputo fare con la coscienza e la responsabilità di chi sa che molti la stanno guardando. Ma di leie dei suoi film parlerò ancora perchè davvero hanno accompagnato la mia vita.