Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - Gomorra - tradotto e letto in tutto il mondo.
È minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese.
Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, Repubblica, e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. È un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.
Questo l’appello dei premi Nobel a favore di Saviano e oggi firmato da 175.000 cittadini. Chi volesse aggingere la sua firma può farlo qui.
E Saviano ringrazia per questa solidarietà che si è fatta sentire in questi giorni.
“Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, (…) che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie”.
Ma per “resistere, mutare e partecipare io penso che una firma non basta. Lo sdegno deve essere più visibile e più militante. Deve non solo sostenere Saviano, ma combattere con più forza e visibilità la mafia. Non mi risulta, correggetevi se sbaglio che sia stata indetta una manifestazione di unità nazionale contro il nemico numero dell’Italia: la mafia. Eppure per le Brigate Rosse ne erano state fatte
“Infatti lo stesso Paese – dicono Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo - che si mobilita contro i piani camorristici per uccidere Roberto Saviano, non si scandalizza per la poltrona occupata da un politico di Casal di Principe che cinque diversi pentiti hanno indicato come "a disposizione dei casalesi". E lo hanno fatto in tempi non sospetti. Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l'ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare un uomo-chiave del ministero di Giulio Tremonti”.
Leggete l’articolo comparso sull’Espresso a riguardo.
E un gruppo di ragazzi, impegnati in prima linea per un dramma ambientale che trova ampia eco anche nelle pagine di Gomorra, chiede aiuto. L'ultimo capitolo del libro è, infatti, dedicato ad esso: "La Terra dei Fuochi". “
"Come nel resto del Paese, qui i problemi seri sono ignorati dai media ufficiali. Così, mentre il popolo rincorre le scelte scellerate in tema ambientale sia dell'uno che dell'altro governo, e tutti si preoccupano degli inceneritori … nel frattempo, tonnellate su tonnellate di rifiuti speciali (*) continuano a essere sversate nelle strade di periferia tra Napoli e Caserta. Il tutto è dato alle fiamme, specialmente di notte. Sotto gli occhi di tutti e dell'Esercito Italiano".
Tutto è stato documentato nel sito www.laterradeifuochi.it. dove si può vedere la mappa dei fuochi. Questi ragazzi chiedono di dargli visibilità e di propagandarlo nei blog o via email… Penco che almeno questo si possa fare… Se volete passate queste notizie sui vostri blog...
Arrivano gli ultras italiani a Sofia e sale la tensione attorno a Bulgaria-Italia. Prima una rissa appena sfiorata in un bar del centro, poi il tentativo di scontro con i tifosi locali all'interno dello stadio frenato dall'ingresso delle forze di polizia bulgare in assetto antisommossa. Il tutto tra canti del ventennio fascista e un corteo nelle strade che conducono al "Levski Stadium" scandito da "Duce Duce". E soprattutto lo stupore dei bulgari, che avevano accolto con calore la nazionale campione del mondo. Giustamente La Stampa intitola un articolo "Gli azzurri non ci sono, ma i fascisti sì"
Questo è ancora sport?. E tra i tifosi si vede un ragazzino… Come stupirsi che molti ragazzi seguano poi le strade della violenza, della prevaricazione quando i loro padri danno simili esempi di comportamento e i loro eroi-calciatori non muovono un dito. Quando poi giorno dopo giorno apprenderanno a comportarsi anche nella vita così potremo parlare solo di punizione o non ci vorrebbero anche esempi?
Anche i calciatori dovrebbero sentirsi responsabili della crescita di chi li segue con tanto entusiasmo e passione. Mi chiedo come nessun atleta si ribelli, dica basta non ci sto, dimostri di essere contrario e scelga di credere nei valori della democrazia e dello sport più che al denaro… Dovrebbero essere prima cittadini e poi calciatori. Basterebbe il gesto di uno a fare la differenza. I ragazzi avrebbero un gran bisogno di modelli positivi... Quello che spaventa è che nessuno sembra voler davvero fermare questo fenomeno che sta prendendo sempre più consistenza.
Qualcosa forse noi lo possiamo fare: dire addio al calcio anche se ci piace, anche se siamo appassionati di questo sport. Dire no, non andare più allo stadio, non accendere più la televisione, dichiarare il nostro dissenso in modo forte e chiaro. Eppure in questo anche chi si batte contro il razzismo, quando si parla di calcio chiude un occhio. Fino a quando negli stadi si darà tanta visibilità a questi scempi, dovremmo dire forte: no, io non ci sto. I ragazzi seguono le partite, vedono e sentono... anche i nostri figli possono diventare come loro. Io ho potuto verificarlo il lunedì mattina a scuola... La partita continua il giorno dopo ed il giorno dopo ancora... E non è solo più tifo, quello sano che scarica aggressività senza fare male a nessuno... Un bambino una volta è stato buttato nel cassonetto della spazzatura perchè aveva sbagliato un passaggio e impedito un possbile goal. Ma tanti altri episodi potrei raccontare. Questo è solo un esempio.
“E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?
Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?
Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. (…)
Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole.
Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?
Mi chiedo anch’io ogni giorno: che Italia vogliamo? Davvero pensiamo che nulla dipenda più da noi per migliorare il nostro paese? Davvero serve sentirci solo disillusi e stanchi… o non è ora di alzare la testa e agire ogni giorno ovunque siamo per fare tutto ciò che siamo in grado di fare…”
In questo periodo sento l’esigenza di vivere tra la gente, di impegnarmi nella realtà non virtuale. Continuerò questo blog, ma non sarò sempre puntuale nel venire a leggervi. Quindi scusatemi. Ma prima o dopo verrò…
Grazie Saviano per il tuo impegno e per il tuo coraggio...
Un anno fa ero seduta sulla passeggiata al mare ad aspettare un’amica. Vicino a me c’erano delle donne peruviane che vendevano prodotti artigianali andini. Sono arrivati poliziotti in borghese che hanno strattonato violentemente le donne perché si facessero da parte, le hanno sequestrato tutta la roba portandola su un auto… Io ho chiesto cosa stese succedendo, mi hanno minacciata: “Lei stia zitta altrimenti le faremo passare dei guai… Io ho protestato. Un agente si è parato davanti a me in tutta la sua stazza e mi ha detto urlando “Non ha ancora capito che deve stare zitta” io gli ho ribadito che c’era diritto di parola che io avevo fatto solo una domanda… Lui mi ha preso per il braccio e Ha ribadito “Non me lo faccia dire di nuovo”… Poi se n’è andato verso la macchina ed è sfrecciato via. Le donne peruviane sono rimaste piangendo: tutta la loro roba era sparita in un attimo…
Oggi leggo questo articolo che vi prego di andare a vedere…
E non è piaciuta al premier la posizione di Fini sul voto degli immigrati all’insegna “o sei con me o sei contro di me…”. Ha una malattia il premier: la paura di essere scavalcato, che qualcuno pensi di potere succedergli. Il terrore di essere contraddetto. Ma che davvero pensi di essere eterno?
Quindi tolleranza zero, nessun gesto di integrazione anche per i più onesti immigrati. In compenso massima tolleranza per gli ultras tifosi del calcio... Per loro anche diritto allo sfascio carrozze (500.000 euro di danni) e a far scendere dal treno onesti cittadini che dovevano viaggiare...
Il 23 maggio vero è delle migliaia di ragazzi palermitani e di quelli arrivati da tutta Italia che, con cori, canti, slogan, striscioni e cartelloni, incarneranno l´immagine reale delle giovani gambe sulle quali, 16 anni dopo, continuano a camminare le idee di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
«L´antimafia senza tappeti rossi», l´ha chiamata Tina Martinez Montinaro, la vedova del caposcorta di Giovanni Falcone che ieri mattina, a Capaci, è riuscita a riunire nel giardino della legalità lungo l´autostrada i reduci della «Quarto Savona Quindici», la squadra di volontari che scortava il giudice e a farli incontrare con gli studenti. «È stata una giornata meravigliosa - ha detto
E mentre il nostro Presidente del Consiglio annuncia la fine di una tassa: l' ICI leggo questa notizia e questa... Ecco cosa aspetta gli italiani che non amano sentir parlare di comunità solidale....
Sono trascorsi trent'anni da quando Cosa nostra su ordine di Tano Badalamenti fece saltare in aria il militante di Democrazia proletaria, animatore e fondatore di Radio Aut, sui binari della ferrovia che collega Cinisi a Palermo. Da Torino ad Avezzano, passando per Trapani e Anzio, i numerosi coordinamenti di Libera, associazioni contro le mafie, hanno rinnovato il loro impegno nel ricordo di Peppino. Lo hanno fatto ciascuno a suo modo, attraverso cineforum, dibattiti pubblici, incontri nelle universita', spettacoli teatrali, riportando oggi in vita quello che le mafie pensavano di aver ucciso: la voglia di cambiare e di non smettere mai di raccontare denunciando.
Un mare di gente
a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca
c'è aria di festa
Ho letto oggi una bellissima lettera che Saviano ha scritto a Veltroni e che mi sembra un appello forte, vero, che va sottoscritto e fatto nostro. Cito solo un passaggio, ma chi la vuole leggere la troverà nel suo sito. Questi sono gli uomini che mi fanno vedere la luce in un paese dove sembra essersi spento tutto meno che i riflettori della ribalta:
"Ma la terra dove sei stamattina è anche la terra dove un prete è stato ucciso per aver scritto un documento dal titolo «Per amore del mio popolo non tacerò»: ucciso per aver trovato le parole che raccontavano semplicemente ciò che era. E questo è bastato per condannarlo.
“Servono strumenti incisivi con i quali combattere l’infiltrazione malavitosa negli appalti”
Pronuncia quelle parole che più di tutte i boss temono: pronuncia i loro nomi, prometti che non ci sarà mai collusione implicita o esplicita con il loro mondo, con il loro sistema di risoluzione dei problemi, con le loro discariche, con i loro camion, con i loro voti. Prometti la fine della loro impunita latitanza. Conosco il peso della parola. Lo conosco, in questa terra. Usa parole che diventino «overtures» ai fatti. Nel Sud bisogna guardare ai problemi, che sono enormi, tali da oscurare il sole di ogni bellezza, la meraviglia della terra in cui potremmo vivere, lavorare e far crescere senza paura i nostri figli". (...)
Caro Veltroni, io spero che le parole che hai pronunciato e che mi auguro pronuncerai ancora quando verrai da queste parti, abbiano e avranno un peso.
Però non dobbiamo illuderci: questo non basta. Servono i fatti".
Abbiamo tutti bisogno di fatti...
Come forse voi sapete, ieri Roberto Saviano, e ritornato nel suo paese d'origine, Casal di Principe, dove lui, insieme a Bertinotti, Lirio Abate e i ragazzi di Locri, ha approfittato dell'inaugurazione del nuovo anno scolastico per manifestare contro la camorra, quel veleno che sta disintegrato la nostra povera Campania, e afferma a chiare lettere che non bisogna avere paura di loro,dei Casalesi, quella dei Schiavone, dei Bidognetti, dei Zagaria perché loro, e lo dice a chiare lettere <<non valgono niente, stanno distruggendo tutto quello di buono che la nostra terra offre>>.Roberto ha poi fatto notare che il processo nominato “spartacus”, cioè quel processo che ha condannato i clan Casalesi degli Schiavone e dei Bidognetti, come numero di imputati e di accuse, era addirittura quasi il doppio dello storico maxi processo di Palermo, e lo stesso processo ha dimostrato nelle sentenze che i Casalesi avevano un volume d'affari che andavano oltre il semplice traffico di droga e omicidi, ma che avevano il vero punto di forza nel cossidetto business del cemento, e quindi negli appalti non solo in Campania, ma soprattutto nel nord, precisamente in Lombardia e in Emilia Romagna, eppure nonostante ciò la notizia, che in un paese normale avrebbe occupato le notizie di tutti i tg e giornali a livello nazionale, in realtà ha avuto spazio soltanto in brevissimi trafiletti nei giornali locali, ma guarda un po'!Il messaggio era rivolto soprattutto ai giovani di casal di principe, quei ragazzi che possono dare un serio contributo per cambiare le cose.
Ma poi a rompere le uova nel paniere, intorno a una bellissima manifestazione, ci sono stati i soliti cafoni ed ignoranti, quelli che per la cronaca benedicono i camorristi più di gesù cristo, ma ancora più clamorosa erano gli insulti di alcuni “picchiachielli” che si definiscono “giovani imprenditori”, che hanno detto che Saviano e qui solo per farsi pubblicità e per entrare in politica. Non hanno capito niente questi ultimi, hanno il cervello e i polmoni invasi dal profumo di morte che significa denaro, e come se non bastasse ci metteva di mezzo pure la cossisetta popolazione civile che diceva una frase antica, che da tanto tempo non sentivo <<la mafia non esiste>>.
Personalmente, io questa gente, e mi dispiace ammetterlo ma sono sincero al 100%, comincio a detestarla, più degli stessi camorristi, come ho peraltro ho già detto in un commento in un post del blog di comicomix, comincio veramente a non sopportarla più, e credetemi, ve lo dice uno che ci ha nato e cresciuto per 20 anni da quelle parti, e che questa aria fetida di camorra, di cattiveria e di ignoranza la sentiva praticamente ogni giorno.
Vorrei fare due appelli: il primo a questi”giovani imprenditori”, magari voi tutti insieme potete fare una specie di ramadan e pregare come un dio Michele Zagaria e ringraziarlo per il il suo fetido odore di denaro, che in realtà e morte, che ogni giorno vi offre, e per la cronaca lo stesso Saviano ha anche aggiunto che gli stessi Casalesi << non si riconoscono nel termine camorrista, ma si considerano degli imprenditori. Dicono di essere degli imprenditori che usano tutti gli strumenti per poter raggiungere il loro obiettivo». E alla stessa pseudo popolazione civile dico di smetterla con questa ipocrisia religiosa, quando benedite dio santa Maria o qualche altro santo locale, piuttosto fate una chiesa dove benedite come un dio questa gentaglia, oramai è chiaro che per voi questa gente è come un dio, per la cronaca uno che veramente era credente e soprattutto voleva ripulire questa ondata di monnezza dal sua casal di principe, si chiamava don Peppino Diana, che con tutte le sue forze invitava la gente a ribellarsi a questo veleno, ma puntualmente fu lasciato solo, e inevitabilmente ucciso. E quindi per voi è un'enorme felicità fare santi questo marciume di gentaglia e poco importa se questa gente provoca morte e dolore, sono e rimangono brava gente. E basta dire che è soltanto colpa dello stato, e del fatto che tutto il mondo ci prendono in giro, perché ce lo meritiamo.
Vorrei anche dire che vedendo i tg nazionali stamattina, i relativi servizi su questo importante avvenimento, non andavano oltre di 5-10 secondi e qualche parolina di circostanza, questo a dimostrazione della voglia quasi nulla di occuparsi della lotta alle mafie di questa pseudo informazione, per fortuna ho trovato sul sito del corriere della sera un resoconto abbastanza completo della giornata, se vi interessa questo è il link:
Scusate, ma avevo bisogno di sfogarmi, non ne posso più di vedere la mia terra soffocare intorno a questa cappa di ignoranza e di morte, e ve lo dice uno che spera sempre che un giorno la gente cominci a veramente a capire e che magari il peso dello stato cominci veramente a farsi sentire.
Concludoi dicendo che gente come Roberto Saviano, ma anche Lirio Abate, ma anche quei cronisti di strada, che ogni giorno fanno vere e proprie indagini a tutto campo intorno al mondo delle mafie per informarci giorno dopo giorno dello sviluppo nella lotta alle mafie, indagini che ad esempio facevano Giancarlo Siani, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro de Mauro, Beppe Alfano, Beppe Fava e altri che purtroppo non sono più tra noi. Ecco spero veramente che noi Italiani ci accorgiamo di persone come appunto Saviano e Abate che stanno di fatto sacrificando la loro vita, per farci conoscere il vero universo degli affari della mafia. E non dimenticherei i pm di Napoli Cantone, quello di Reggio Calabria De magistris, e quello di Palermo Ingroia e tanti altri, che cercano di salvare lo stato da questi veleni, peccato però vengano lasciati soli da quest'ultimo.
Ecco, penso che tocchi soprattutto a noi non lasciarli soli, e far capire allo pseudo stato che queste persone sono un vero patrimonio dello stato, e non meritano che vengano lasciati soli, e dobbiamo incominciare a ribellarci all'uomo che con tanta precisione sta praticamente uccidendo la giustizia, a suon di indulti e altro, e non dimentichiamoci che le stesse procure e distretti di polizia addirittura non hanno neanche il carburante per gli inseguimenti e neanche il materiale cartaceo per scrivere i verbali!!!!!!!!!!!!!! E vorrei anche dire alla confidustria, che è inutile punire soltanto chi paga il pizzo, e si lasciano tranquilli chi con l'estorsione campa, perchè altrimenti è tutto inutile
Voglio lasciare una poesia di Kahlil Gibran
Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l'impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.
Un pensiero speciale alla madre e a padre di Libero, alla sua famiglia e ai suoi amici.... Devono essere davvero orgogliosi di lui.
Lo sport dovrebbe ritrovare i suoi valori… Nella realtà non ne ha più. Io sono stata nazionale di pallacanestro e so che indossare la maglia azzurra voleva dire avere una grande responsabilità. Il nostro comportamento doveva essere d’esempio per tutti perché non eravamo considerate solo delle brave atlete che potevano far vincere o perdere, ma anche delle persone che rappresentavano all’estero il nostro paese, che davano un’immagine di chi erano gli italiani. Dovevamo essere educate, gentili, lasciare in ordine la stanza e così via… E se qualcuna non teneva un comportamento adeguato era subito squalificata anche se era la giocatrice migliore.
Forse c’erano degli eccessi, ma il principio era giusto. Oggi sono tutte altre le regole se regole esistono.
E poi il gioco di squadra… Saper passare la palla ad un’altra che va a canestro e segna, era una gran lezione di vita… E ci si abbracciava davvero, per la gioia, perché tutti avevano partecipato al successo.
Una delle mie migliori amiche è diventata una ragazza cecoslovacca che ha battuto senza pietà la mia squadra ai campionati europei.. Eravamo, comunque, amiche perché c’era correttezza anche nel gioco e non prevaricazione a tutti i costi.
I tifosi c’erano, ti seguivano e mentre correvi sentivi il tuo nome urlato e scandito dalle tribune ed eri felice, ti dava forza, coraggio, ma difficilmente volavano insulti nei confronti degli altri, o tanto meno si picchiavano. Sapevano che noi per prime non avremmo gradito.
Oggi non è più sport… non si impara più nulla di buono da una competizione sportiva… lo sport è denaro. Eppure noi per primi non boicottiamo il calcio anche se sappiamo tutti cosa è diventato… Mi chiedo perché, e se lo chiede una sportiva non solo una tifosa. Una che per tanti anni ha fatto dello sport una ragione di vita.
Sento parlare al bar la gente e sembra che la partita l’abbiano giocata loro. “Sono sportivo” dicono, “che sport pratichi?”… “sono tifoso di….” Questo è lo sport e non c’è più da stupirsi se succede quello che succede.
Oggi vogliamo boicottare le olimpiadi per il Tibet, ma non ci ricordiamo che lo sport è un affare e gli affari non si toccano… Cominciamo da casa nostra… Non guardiamole, spegniamo la televisione, ma facciamolo anche quando c’è una partita di calcio. Dobbiamo far capire che uno sport così, in tanti non lo vogliamo più e non lo seguiamo più. Non si può amare uno sport che tollera morti, risse, insulti e razzismo. Non calpestiamo anche noi certi principi.
Ecco cosa si dice oggi su
L'autista - secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti - ha percepito una situazione di pericolo e si è praticamente dato alla fuga per evitare ulteriori problemi per i passeggeri e il pullman. La dimostrazione della 'criticità' della situazione sarebbe confermata dal fatto che sul pullman non sono riusciti a risalire tre o quattro tifosi juventini che erano ancora nei bagni dell'area di servizio. Il magistrato ha confermato che l'inchiesta è ancora in corso e che si stanno sentendo testimoni estranei alle due tifoserie.
Per questa criticità quel ragazzo è morto…
(quella era la mia squadra... in mezzo ci sono io a 17 anni)
Conoscevo una donna. Aveva 30 anni e cinque figli. Il marito usciva ed entrava dalla prigione e, quando era fuori, la violentava e la picchiava. Era così la sua vita: lavorava in una piccola fabbrica anche più di otto ora al giorno, tornava a casa e cercava di rispondere alle esigenze dei suoi figli che crescevano come potevano. La più grande aveva undici anni e sembrava più vecchia della sua età. Era lei che badava ai fratellini quando la mamma lavorava.
Io l’avevo conosciuta attraverso un amico prete che mi aveva chiesto, quando potevo, di andarla a trovare. All’inizio era diffidente, parlava poco e, mentre io cercavo di chiacchierare con lei, mi scrutava come se volesse capire meglio chi ero e cosa volevo. Poi si è aperta e ha cominciato a raccontarsi. Aspettava che arrivassi, metteva su il caffé e si sedeva un po’ per dare sfogo al suo cuore. Era un appuntamento il nostro a cui non potevo mancare.
Era una persona dolce, una donna intelligente e aperta, ormai rassegnata: il destino non è stato buono con me, mi diceva sempre. Poi guardava i suoi figli, pigliava in braccio la più piccola e accarezzava Teresa, la più grande: Povera Teresa, le sussurava, anche tu come me non puoi goderti la tua giovinezza” E i suoi occhi si facevano tanto tristi e seri. Teresa l'abbracciava e rimanevano così a lungo in silenzio…
Così io ragazza della “buona società” entravo nella vita dei quartieri sottoproletari, scoprivo e imparavo quello che nessun libro mi aveva mai insegnato.
Un giorno ricevetti una telefonata da Maria. La sentii agitata, confusa, e balbettando mi chiedeva dei soldi, una cifra che io allora non avevo perché ancora molto giovane. Le domandai cosa ne doveva fare. Mi rispose che era in cinta e voleva abortire. Io trasalii. La mia coscienza mi diceva che non dovevo farlo…Allora davvero i proclami della Chiesa era forti, anche se non avevo ricevuto un'educazione bigotta. Erano dentro di noi, ci erano entrati dentro a nostra insaputa come entrano tante cose di cui abbiamo poca coscienza. Lei mi disse: non posso avere un altro figlio, come lo mantengo, come faccio col lavoro? Sarò licenziata…” Le chiesi un giorno per pensarci. Sentii la sua voce stanca dirmi “va bene, ho capito” e mettere giù il telefono.
Il giorno dopo qualcuno mi chiamò dicendo di correre perché Maria stava male: la trovai in un bagno di sangue, il mio amico prete le era vicino ed aveva chiamato un suo amico medico. Ci sono preti anche così...
Maria si salvò, ma fu molto vicina a morire, altre in quel periodo non ce la facevano, famiglie spezzate, bambini che rimanevano orfani di mamma che andavano a riempire quegli istituti per orfani che ancora proliferavano nel nostro paese.
Fu allora che imparai a guardare le cose in modo molto diverso e divenni una grande sostenitrice della campagna a favore della legge 194. Fu allora che capii che alcune persone sono calcolate meno che niente e che nessuno è interessato a come attraversano la loro vita, fi allora che iniziai a capire che bisogna guardare la realtà, conoscerla, aprire gli occhi e la mente…
Prima che la legge 194/78 venisse approvata dal parlamento italiano gli aborti clandestini venivano stimati in oltre 250.000 all'anno.
Bisogna ricordare che le leggi in vigore precedentemente a quell'anno erano quelle del famigerato codice Rocco, dell'epoca fascista, che vietavano sia l'aborto che la contraccezione come delitti contro la stirpe, tanto che la pillola veniva presentata come regolatore del ciclo mestruale e non come contraccettivo.
Il dato più importante però era che la donna che lo effettuava poteva essere imputata del reato di aborto. Era chiaro che molte donne non si presentavano in ospedale quando andavano incontro alle complicanze di interventi il più delle volte eseguiti, soprattutto per le donne povere in assenza delle necessarie precauzioni di sterilità.
Quindi quando avevano la febbre si limitavano a starsene a casa sperando che gli passasse, ma questo faceva sì che l'infezione post-operatoria degenerasse in setticemia, e quindi quando arrivavano in ospedale non restava che ricoverarle in rianimazione dove morivano dopo qualche giorno.
Diverso ovviamente era il discorso per le donne che potevano pagarsi le esorbitanti parcelle delle cliniche private dove i famosi "cucchiai d'oro", così si definivano allora i medici che praticavano l'aborto clandestino a caro prezzo, dal cucchiaino metallico con cui si effettua la pulizia dell'utero, si arricchivano.
Un altro capitolo da raccontare, ma lo farò un’altra volta è mettere al mondo bambini malati o con handicap… Chi più di me potrebbe essere d’accordo, ma la domanda è: che cosa siamo disposti a fare per aiutarli e grarantire loro una vita degna di questo nome? Abbiamo visto solo un piccolo esempio pochi giorni fa...
Ecco perchè ancora oggi sostengo la legge 194 e vi invito a firmare questo appello. Grazie a Caramella Fondente e Camelia che me l'hanno fatto conoscere... Non voglio nominare chi, dopo aver iniziato una battaglia che metteva in discussione la legge, si è poi rifiutato di discutere in TV con Pannella che di questa legge è stato con altri il promotore e l'anima.
Ciò che mi ha lasciato senza parole, è ciò che ha avuto il coraggio di dire dopo: “Io non discuterò della vita umana come se fosse un'opinione, con alcun candidato in tv. La tv è antiveritativa” Lui che di discussioni ne ha fatte tante e che ha sostenuto le buoni ragioni della guerra in Iraq di Bush e Berlusconi. Ma ora lo sappiamo:
Si discuta pure, ma ogni discussione abbia in mente le persone come Maria che hanno diritto al nostro rispetto…
Siamo tutti indignati per quello che è accaduto a quella signora di Roma. Una donna di 47 anni ha subito l’ennesima violenza: è stata rapita e seviziata l’altro ieri sera.
I dati Statistici dicono che oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. Un dato veramente allarmante. Ed è giusto che oggi tutti i mass media se ne occupino e la notizia sia nelle prime pagine.
Come donne, quindi, ne siamo contente. Una volta tanto le violenze che subiamo e per cui nessuno ci difende mai abbastanza, sono in prima pagina e occupano molto spazio.
Ma attenzione. Questa volta a violentare è stato un rom… ed ecco che scattano le conseguenti misure: “Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha convocato un Consiglio dei ministri straordinario in serata a Palazzo Chigi. E il governo ha trasferito in un decreto legge le norme sulle espulsioni contenute nel ddl del pacchetto sicurezza. Norme che tra l'altro attribuiscono ai prefetti il potere di espellere dall'Italia i cittadini comunitari per motivi di pubblica sicurezza. Il presidente della Repubblica, ha spiegato Prodi, è d'accordo sul "contenuto e l'urgenza" del decreto legge sulle espulsioni. Via libera anche dai "ministri della sinistra radicale", ha spiegato il capo dell'esecutivo”.
L’opposizione come era prevedibile se la prende con il sindaco di Roma e Prodi (dimenticandosi di essere stato tanti anni al governo senza concludere nulla…). Il solito balletto politico.
Insomma, mi accorgo che qui le donne non centrano più nulla, lo sguardo ci ha portato altrove e al problema annoso quanto difficile da risolvere, quello degli immigrati e della sicurezza. Problema su cui si giocheranno, con molta probabilità, le future elezioni.
E’ vero che questa volta come altre è stato uno straniero ma è altrettanto vero come ci dicono i dati Istat che la maggior parte di violenze sulle donne arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall'ambito familiare. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Le donne devono essere difese dagli stranieri delinquenti, sicuro. Ma devono anche essere aiutate a difendersi nelle loro case. O questo è considerato un male minore?
Tra le mura domestiche le persone subiscono violenze quotidianamente. Esiste la paura, esistono ricatti e ritorsioni emotive, esistono molestie e ferite fisiche e psicologiche. Tra le mura domestiche ci sono troppi silenzi. Dai mass media su questo problema un silenzio assordante…Tempo fa avevo consigliato un libro di Ronald Doyle che consiglierei di leggere.
Sascia Cassinari che sta al fianco delle donne da vent´anni, da quando ha fondato il Centro antiviolenza di Prma ha detto in un’intervista:
“La politica italiana non ha ancora elaborato un piano d´azione. Le leggi non proteggono le donne, la polizia interviene quando è troppo tardi, non si fa educazione nelle scuole, non esistono interventi mirati sui maltrattatori. (...) I nostri dati sono molto brutti, e parlano chiaro: nel 62% dei casi i colpevoli sono mariti!".
Ed allora parliamoci chiaro gli articoli di oggi, i telegiornali di oggi non erano a favore delle donne, ma contro i rom. Io non voglio entrare nel merito, ma la mistificazione non mi piace. Vorrei che delle donne e di chi subisce violenza si parlasse a tutto tondo, con molta più serietà come del resto dicono le direttive europee.
E il 24 novembre si terrà una manifestazione delle donne a Roma alle ore 14.
La discussione è bella, quando è scambio di idee ed informazioni, qundo si sa dire mi sono sbagliata di fronte all'intervento di un'altro, è bella quando si cresce insieme e non si vogliono mettere in campo solo pregiudizi, ma si vuole cercare di capire... E' quello che è successo nel mio blog su La Stampa tra Duccio e zia Elena, è quello che è successo sul blog di Duccio che vi invito ad andare a leggere. E andate anche a leggere il post di I-Care che ci riporta un'intervista di don Benzi morto da poco. Lo spirito che ci deve guidare è continuare a informarsi per non lasciare che la nostra mente sia strumentalizzata dai fini di chi ci vorrebbe solo contro... da chi vorrebbe che giorno dopo giorno diventassimo sempre più razzisti senza riconoscere di esserlo... I problemi sono complessi e non c'è la bacchetta magica per risolverli...