James Meek, giornalista del “The Guardian” chiedeva ad Anna Politkovskaja se secondo lei ci sarebbero volute generazioni perché il suo paese potesse trovare la strada della libertà. “Non vorrei mai dover dire che serviranno generazioni", rispondeva. "Nell'arco della mia esistenza voglio riuscire a vivere una vita da essere umano, in cui ogni individuo è rispettato".
Non ci è riuscita perché alle 4 del pomeriggio del 7 ottobre a Mosca le sparavano alle spalle davanti al portone di casa sua.
Anna Zafesova, una sua amica traduttrice, racconta come viveva negli ultimi tempi, delle precauzioni quotidiane che era costretta a prendere:
«Quando ci siamo conosciute meglio mi aveva raccontato: ogni mattina nel garage esaminava il fondo dell’automobile per vedere se non fosse stato piazzato un ordigno, limitava al massimo i contatti, stava molto attenta alle persone che veniva a conoscere».
«Una volta le dissi: hai fatto abbastanza, vieni via dalla Russia, rifugiati all’estero». La Politkovskaja rispose: «Ho delle persone da difendere, non posso farlo se non sto nel mio Paese». Era conscia dei rischi che correva, del destino che l’aspettava e non nascondeva la sua paura.
Sapeva, però, di avere la responsabilità di continuare a raccontare la sua Russia, il paese che tanto amava.
«E' un vicolo cieco. - diceva - Putin all'estero racconta che in Cecenia tutto funziona. Chi sa che il 99% di quello che dice sono bugie? Non c'è nessuno a cui appellarsi nel mondo: l'ho capito. Ma in qualche caso si riesce a fare qualcosa. Ogni volta si tratta di una vita salvata».
"quando qualcuno ha la fortuna di incontrare il mestiere di giornalista ma tace davanti all'ingiustizia e al sangue è colpevole come chi la compie questa ingiustizia e chi la tollera".
L'ingiusto per eccellenza era per lei Ramzan Kadyrov nuovo primo ministro ceceno incoronato da Putin. Sulle sparizioni di ceceni ma soprattutto sulla tortura che in questi anni infesta la terra di Cecenia Anna Politkovskaja stava lavorando.
"Cosa vuol dire piangere per i diritti umani? Non si pianga per i diritti calpestati in Cecenia. Si deve andare a vedere. Si tratta di dolori non ipotetici ma diretti e concreti". Queste sono state le sue ultime parole. (Fonte)
A un anno di distanza sul fronte giudiziario pochi i progressi. Dietro le sbarre alcuni dei presunti esecutori e organizzatori del delitto. Ma sui mandanti nessuna pista definitiva.
E’ stato l'ex campione di scacchi Garry Kasparov ad installare ieri una lapide commemorativa sull'ingresso della casa di Anna Politkovskaia, sperando che nessuno tolga questa targa'' sulla quale e' scritto: ''In questa casa viveva ed e' stata uccisa Anna Politkovskaia''.
Anna Politkovskaja è stata uccisa proprio il giorno del cinquantaquattresimo compleanno di Putin. “Ogni mattina di quell’anniversario si sveglierà e il nome di Anna gli martellerà la testa” prevede Andrej Mironov, intellettuale e amico fraterno travolto dalla nostalgia.
Io non so, ma sente di voler bene a persone come lei e di avere nei suoi confronti un debito di riconoscenza