Bisogna parlarne ancora, perché molti non sanno cosa vuol dire aver lottato e conquistato la legge sull’aborto.
Ho visto l’altro giorno questo film rumeno, un film duro, ma semplicemente perché è duro trovarsi soli ad affrontare situazioni così difficili. E questo film parla di una storia realmente accaduta. Molti non vorrebbero mai entrare nelle storie scomode che ci costringono a pensare, a immedesimarsi negli altri. Non lo vogliono fare perché non vogliono conoscere realtà che non gli appartengono e preferiscono rifugiarsi in un mondo costruito a propria immagine e somiglianza. Non è così che dovrebbe funzionare: chi vive in condizioni tragiche, dovrebbe avere il diritto di parlare, di raccontare, di urlare, di far conoscere cosa vuol dire vivere in una realtà difficile e a volte disumana.
E' quello che cerca di fare il regista di questo film Cristian Mungiu, seguire la storia di due ragazze, una storia che dura l'arco di una sola giornata, di quelle giornate che però lasciano un segno indelebile.
Bucarest, 1987. Di lì a due anni sarebbe caduto il comunismo, portando con sè tanti cambiamenti, ma nel momento in cui entriamo a contatto con le due protagoniste di questo “4 months, 3 weeks, 2 days”, in Romania l'aborto è ancora illegale e punibile con molti anni di carcere sia per chi lo pratica che per chi lo riceve. Ancora più seria la faccenda diventa se la donna ha superato i cinque mesi di gravidanza, perchè a quel punto l'accusa da aborto passa ad omicidio.
Gabita è incinta appunto di quattro mesi, tre settimane e due giorni.
Gli effetti sono stati immediati: nei primi anni settanta, c’è stato un decisivo incremento del numero delle nascite, numero nettamente superiore al periodo precedente, il 1966. La media del numero dei bambini in una classe è aumentato da
Le donne in difficoltà hanno iniziato quasi subito a far ricorso all’aborto illegale. Alla fine del comunismo, fonti affidabili affermano che oltre 9000 donne sono morte a seguito di un’interruzione di gravidanza nel periodo 1966 -
I
In Romania “La legge decretata nel 1966 – dice il regista - non aveva niente a che fare con la religione, semmai con l'ideologia. Da una parte Ceausescu necessitava di una forte popolazione per una questione puramente economica, per portare avanti i suoi progetti megalomani per i quali serviva la mano d'opera delle giovani leve. Dall'altra voleva che i figli crescessero nello spirito comunista e fossero educati secondo i principi del socialismo. "
D’altro canto per la mentalità conservatrice e conformista dell'epoca, nessuno poteva avere un figlio al di fuori del matrimonio. Senza parlare dell'aspetto economico, le poche madri single, spesso, “vedevano i figli messi in istituto. - racconta il regista, che a Roma ha presentato il film - Ma io non voglio raccontare il comunismo, né Ceausescu: solo una storia personale che mi è stata raccontata da una persona a me molto vicina''.
E’ in questo periodo che si svolge la storia di Otilia e Gabjta, due studentesse universitarie che alloggiano nel dormitorio di una città romena. Vivono in una stanza con altre ragazze.
Gabjta, però, aspetta un figlio e decide di abortire. Affitta allora una stanza d'albergo in un hotel di bassa categoria, e cerca un medico disposto a fare l’intervento. Otilia resta a fianco dell'amica, condivide con lei momento per momento e l’aiuterà fino in fondo anche se il prezzo sarà molto caro.
E la vera protagonista del film è proprio Otilia. È lei, quasi più che l'amica, a divenire sempre più consapevole del vuoto che la circonda, della solitudine profonda in cui si sprofonda quando ci si trova in certe circostanza. Gabjta si affida totalmente a lei. E' lei che deve assumersi le decisioni più gravi e a pagare di persona. ma non si tira indietro.
E' lei che dovrà affrontare tutte le difficoltà e che dovrà attivarsi per risolvere tutti i problemi che quel giorno le si presenteranno davanti. L'occhio del regista, impietoso, mostra le maschere di questa tragedia urbana nella loro nudità, lasciando trasparire i sentimenti di paura e di confusione che dominerà le due ragazze. Il significato è però evidente: il male non è solo individuale, ma sta spesso nel sistema che domina il destino dei personaggi come lo scuro cielo di febbraio che accompagna tutte le scene del film.
Anche la stanza dove si attuerà l'aborto è squallida, lì le due ragazze ricevono lo sconosciuto destinato (in cambio d’impreviste prestazioni) a risolvere il problema. Personaggio (interpretato straordinariamente), né buono né cattivo: semplicemente situato in una sua dimensione estranea al senso comune del bene e del male. Le ragzze hanno bisogno, lui rischia con loro, ma la posta che mette in gioco è alta.
E' lei che dovrà guardare in faccia la meschinità, la cattiveria, l'indifferenza, la mancanza di scrupoli di chi verrà in contatto con lei. Dopo quel giorno cambierà il suo sguardo sul mondo e sulla vita. Non sarà più la stessa.
''La difficoltà più grande, nello scrivere il film, è stata quella di non giudicare il personaggio con la mentalità di oggi - ha detto Anamaria Marinca, che interpreta Otilia - Nella recitazione dovevo in qualche modo contenere le emozioni che provavo perché, all'epoca, le ragazze non potevano mostrare apertamente i propri sentimenti".
Il film di Cristian Mungiu si inserisce nel progetto "Tales from the Golden Age" che vuole raccontare in più film l'epoca che precede la fine del comunismo in Romania e lo vuole fare proprio attraverso piccole storie individuali. Nelle storie individuali ritroviamo tutta la drammaticità dei problemi. Il regista non ama fare film su storie inventate, preferisco narrare storie vere che conosce, che gli sono state raccontate o che ho vissuto in prima persona.
“Ero molto giovane e come molti altri ragazzi della mia età non mi rendevo conto di cosa volesse dire non avere la libertà, e questo forse è l'aspetto più grave del comunismo. A quei tempi nessuno di noi si sarebbe aspettato la fine del comunismo. Pensavamo che avremmo vissuto e saremmo morti sotto il regime comunista. Per noi era normale vivere così, prendevamo le cose come venivano cercando di risolvere i problemi quotidiani. Per questo motivo ho cercato di mantenere uno sguardo obiettivo, evitando di fare commenti sul regime di allora. Infatti nessuno nel film pronuncia mai la parola comunismo, Ceausescu o dittatura. 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni è la storia di due ragazze raccontata attraverso la prospettiva molto personale di un unico personaggio, dall'inizio alla fine”.
Ripreso quasi esclusivamente con camera a mano, lo stile è volutamente secco e asciutto. Indicativa è l'assenza di musica di accompagnamento che non sia legata a circostanze ambientali concrete.
Il film è vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes del 2007.
Conoscevo una donna. Aveva 30 anni e cinque figli. Il marito usciva ed entrava dalla prigione e, quando era fuori, la violentava e la picchiava. Era così la sua vita: lavorava in una piccola fabbrica anche più di otto ora al giorno, tornava a casa e cercava di rispondere alle esigenze dei suoi figli che crescevano come potevano. La più grande aveva undici anni e sembrava più vecchia della sua età. Era lei che badava ai fratellini quando la mamma lavorava.
Io l’avevo conosciuta attraverso un amico prete che mi aveva chiesto, quando potevo, di andarla a trovare. All’inizio era diffidente, parlava poco e, mentre io cercavo di chiacchierare con lei, mi scrutava come se volesse capire meglio chi ero e cosa volevo. Poi si è aperta e ha cominciato a raccontarsi. Aspettava che arrivassi, metteva su il caffé e si sedeva un po’ per dare sfogo al suo cuore. Era un appuntamento il nostro a cui non potevo mancare.
Era una persona dolce, una donna intelligente e aperta, ormai rassegnata: il destino non è stato buono con me, mi diceva sempre. Poi guardava i suoi figli, pigliava in braccio la più piccola e accarezzava Teresa, la più grande: Povera Teresa, le sussurava, anche tu come me non puoi goderti la tua giovinezza” E i suoi occhi si facevano tanto tristi e seri. Teresa l'abbracciava e rimanevano così a lungo in silenzio…
Così io ragazza della “buona società” entravo nella vita dei quartieri sottoproletari, scoprivo e imparavo quello che nessun libro mi aveva mai insegnato.
Un giorno ricevetti una telefonata da Maria. La sentii agitata, confusa, e balbettando mi chiedeva dei soldi, una cifra che io allora non avevo perché ancora molto giovane. Le domandai cosa ne doveva fare. Mi rispose che era in cinta e voleva abortire. Io trasalii. La mia coscienza mi diceva che non dovevo farlo…Allora davvero i proclami della Chiesa era forti, anche se non avevo ricevuto un'educazione bigotta. Erano dentro di noi, ci erano entrati dentro a nostra insaputa come entrano tante cose di cui abbiamo poca coscienza. Lei mi disse: non posso avere un altro figlio, come lo mantengo, come faccio col lavoro? Sarò licenziata…” Le chiesi un giorno per pensarci. Sentii la sua voce stanca dirmi “va bene, ho capito” e mettere giù il telefono.
Il giorno dopo qualcuno mi chiamò dicendo di correre perché Maria stava male: la trovai in un bagno di sangue, il mio amico prete le era vicino ed aveva chiamato un suo amico medico. Ci sono preti anche così...
Maria si salvò, ma fu molto vicina a morire, altre in quel periodo non ce la facevano, famiglie spezzate, bambini che rimanevano orfani di mamma che andavano a riempire quegli istituti per orfani che ancora proliferavano nel nostro paese.
Fu allora che imparai a guardare le cose in modo molto diverso e divenni una grande sostenitrice della campagna a favore della legge 194. Fu allora che capii che alcune persone sono calcolate meno che niente e che nessuno è interessato a come attraversano la loro vita, fi allora che iniziai a capire che bisogna guardare la realtà, conoscerla, aprire gli occhi e la mente…
Prima che la legge 194/78 venisse approvata dal parlamento italiano gli aborti clandestini venivano stimati in oltre 250.000 all'anno.
Bisogna ricordare che le leggi in vigore precedentemente a quell'anno erano quelle del famigerato codice Rocco, dell'epoca fascista, che vietavano sia l'aborto che la contraccezione come delitti contro la stirpe, tanto che la pillola veniva presentata come regolatore del ciclo mestruale e non come contraccettivo.
Il dato più importante però era che la donna che lo effettuava poteva essere imputata del reato di aborto. Era chiaro che molte donne non si presentavano in ospedale quando andavano incontro alle complicanze di interventi il più delle volte eseguiti, soprattutto per le donne povere in assenza delle necessarie precauzioni di sterilità.
Quindi quando avevano la febbre si limitavano a starsene a casa sperando che gli passasse, ma questo faceva sì che l'infezione post-operatoria degenerasse in setticemia, e quindi quando arrivavano in ospedale non restava che ricoverarle in rianimazione dove morivano dopo qualche giorno.
Diverso ovviamente era il discorso per le donne che potevano pagarsi le esorbitanti parcelle delle cliniche private dove i famosi "cucchiai d'oro", così si definivano allora i medici che praticavano l'aborto clandestino a caro prezzo, dal cucchiaino metallico con cui si effettua la pulizia dell'utero, si arricchivano.
Un altro capitolo da raccontare, ma lo farò un’altra volta è mettere al mondo bambini malati o con handicap… Chi più di me potrebbe essere d’accordo, ma la domanda è: che cosa siamo disposti a fare per aiutarli e grarantire loro una vita degna di questo nome? Abbiamo visto solo un piccolo esempio pochi giorni fa...
Ecco perchè ancora oggi sostengo la legge 194 e vi invito a firmare questo appello. Grazie a Caramella Fondente e Camelia che me l'hanno fatto conoscere... Non voglio nominare chi, dopo aver iniziato una battaglia che metteva in discussione la legge, si è poi rifiutato di discutere in TV con Pannella che di questa legge è stato con altri il promotore e l'anima.
Ciò che mi ha lasciato senza parole, è ciò che ha avuto il coraggio di dire dopo: “Io non discuterò della vita umana come se fosse un'opinione, con alcun candidato in tv. La tv è antiveritativa” Lui che di discussioni ne ha fatte tante e che ha sostenuto le buoni ragioni della guerra in Iraq di Bush e Berlusconi. Ma ora lo sappiamo:
Si discuta pure, ma ogni discussione abbia in mente le persone come Maria che hanno diritto al nostro rispetto…