Davvero bravo l'economista del nostro governo, Tremonti l'uomo dell economia creativa...Berlusconi voleva togliere la tassa dell'ICI, acontentati e gli italiani sono contenti, peccato che al 40% della popolazione l'aveva già tolta il governo di Prodi...
Ma dove li ha presi i soldi? Dove non erano necessari no? Guardate qui l'elenco dettagliato.
Ma quello che più mi ha colpito a proposito di sicurezza è che sono stati tolti fa scomparire il fondo anti violenza per le donne e quello per l'inclusione sociale degli immigrati.
Spazzati via venti milioni. Non che siano tantissimi ma certo erano moltissimo per gli oltre cento centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattante, per lo più straniere, con bambini piccoli.
Ma queste sono storie che non fanno parlare i giornali, storie di senza nome. "Il primo atto del governo contro la violenza sulle donne? Un bel taglio al Fondo istituito dalla Finanziaria 2008 con 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime e la prevenzione" denuncia Vittoria Franco, ministro ombra del pd per le Pari Opportunità che chiama in causa il ministro Mara Carfagna: "Cosa intende fare il neo ministro? Se n'è accorta?". Carfagna preoccuparsi di queste donne sfortunate? Ma per lei forse sono tutte storie...
I numeri dicono che in Italia ci sono 14 milioni di donne vittime di violenza di cui ben tre milioni tra le mura domestiche, drammi vissuti nel silenzio e nell'indifferenza. Ma forse anche questi dati sono un'invenzione dei comunisti...
E per questo argomento ripubblico questo post dedicato ad un libro che queste storie le vuole raccontare, di Roddy Doyle: La donna che sbatteva nelle porte.
Lo scrittore scrive storie di Irlanda, di irlandesi, di gente "qualunque" che a volte diventa "qualcuno" ("Una stella di nome Henry"). Sa ritrarre la quotidianità, entrare nel pensiero, nei gesti, nelle paure delle persone come pochi sanno fare. Sa entrare nelle contraddizioni della vita. Noi siamo soliti a voler leggere la storia degli altri e a volte anche la nostra in modo lineare, e a non capire il perché si fa o non si fa qualcosa. O a volte crediamo di capire tutto, troppo... Non accettiamo l’idea che quando qualcuno è “dentro” una realtà anche tragica, non riesca ad uscirne, che perseveri nell'errore, che oggi dica una cosa, domani un'altra .
La "donna che sbatteva nelle porte" è una ragazza dei quartieri popolari di Dublino che si innamora del "bello" del quartiere, il più invidiato, il più, forte, il più chiacchierato. “Stava in un gruppo, ma era come se fosse solo (…) Confronto a lui gli altri ragazzi sembravano grossi e deformi. (..) Io gli misi la testa sulla spalla. Mi aveva conquistata”. Charlo la fa sentire amata, rispettata, Charlo è la felicità.
Poi arrivano i figli, e tutto finisce. Charlo, poco alla volta, diventa l'inferno. Tutto il libro diventa una spirale verso il basso, un buco nero: la donna diventa vittima della violenza del marito, e sembra subirla. Doyle ci aiuta ad entrare nei pensieri di questa donna che mille volte si chiede il perché e mille volte non sa rispondere: “Non mi viene una risposta vera, una cosa da farmi dire Ecco, ci siamo. Mi amava e mi picchiava. Io lo amavo e mi facevo picchiare. E’ una cosa tanto semplice, tanto stupida e tanto complicata. E’ una cosa terribile. (…) E il suo amore per me diventa una cosa crudele, come il sorriso sulla faccia di un nazista”. In lei non c'è odio, nè rabbia, ma quella rassegnazione che è tipica di chi ha avuto molto poco dalla vita.
Ma Paula non subisce solo il marito, ma anche l’indifferenza degli altri. “Il dottore non mi guardava mai in faccia. Mi esaminava in vari punti, ma non mi vedeva mai tutta. Non mi guardava mai negli occhi”.
Più volte, visitata dai medici, pensa “chiedimelo, chiedimelo…”. Ma per domandarle cosa era successo doveva esserci qualcuno che si interessasse a lei come persona, che volesse in qualche modo aiutarla, che non vedesse solo l’occhio pesto e che non si accontentasse della sua prima risposta: ho sbattuto contro una porta. Senza questo interesse lei non riesce a chiedere aiuto. Paula vive anche l'orrore dei sensi di colpa. E' lei che causa tutto ciò, è lei che innesca la spirale di violenza.
Nonostante tutto, alla fine Paula trova la forza di reagire. Per evitare altre violenze sui figli, lo caccia di casa. Una riscossa incredibile, per una donna che sembrerebbe fuori gioco”.
Ma quante donne ancora oggi vivono la situazione che descrive Paula: “Ho scoperto di essere povera e di non avere nessuno diritto a tutte le speranze che avevo all’inizio. Senza un futuro, con niente davanti. Intrappolata in una casa che non sarebbe mai stata mia. (…) Con dei figli che non avevano nessuna speranza come me; e starmene a guardare loro era la cosa peggiore, la più crudele di tutte. (…) Ero io il loro futuro. Era così che lo vedevano, il mondo dei grandi. Botte strilli e un frigorifero vuoto…”
