Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
lunedì, 21 aprile 2008

Abbas Kiarostami, uno sguardo semplice per dire cose complesse (1)

Kiarostami_foto

Quando un film mi piace, la mia mente comincia a viaggiare con la mente inseguendo le immagini che scorrono davanti ai miei occhi. Non ho bisogno di trame complesse e di effetti speciali. Anzi…

Mi piacciono molto i film che, apparentemente semplici nella loro struttura, mi trasmettono quelle emozioni che appartengono alla vita semplice, a quella vera e quotidiana, quella che non ha artifici, ma sa cogliere il genuino.

La vita è sempre cammino, è ricerca di un qualcosa che non sempre si raggiunge a cui però si tende, si cammina guardando e cogliendo quello che la vita ci offre nel bene nel male.  Il cammino però, se vuole godere di tutto ciò che  ci viene incontro, deve essere lento e accompagnato dalla riflessione, dall'attenzione… Altrimenti è fuga, corsa cieca verso il nulla.

Il cinema di Kiarostami sa darmi questo modo di vedere la vita.

“Non deve stupire – egli ci dice - che l'automobile sia cosi presente nei miei film recenti: spesso guardo il mondo attraverso i finestrini della mia auto (...) i miei pensieri sono molto più fluidi di quando sono seduto al mio tavolo.

La ricerca, come sappiamo, è uno degli elementi delle filosofie orientali. È la ricerca senza meta, perché in realtà è l'atto stesso della ricerca ad essere importante e quindi cerchiamo sempre un motivo che ci spinga a muoverci... è un viaggio senza fine, come quando si arriva sulla cima di una montagna e scoprendone altre di fronte a noi siamo subito presi dal desiderio di continuare il cammino verso nuove mete”.
“Noi orientali non diciamo procurarsi il pane ma
correre dietro al pane.

Diceva Rossellini che la realtà è lì davanti, pronta per il regista che non ha altro da fare che metterla in scena. Kiarostami, ne è un bellissima testimonianza.
E il film di Kiarostami è semplice, essenziale, ma non per questo povero. Siamo noi poveri quando abbiamo bisogno di evadere in realtà estranee alla quotidianità della gente per trovare “qualcosa”, vuol dire che i nostri occhi non sanno vedere se non realtà fittizie ed artificiali.

Ci vuole, dice il regista, uno sguardo semplice per dire cose complesse “Tutto dipende da chi guarda chi, e dal modo in cui lo fa... (...) Bisogna saper guardare, saper vedere. Tutto si riassume nel modo di vedere. I (...) Un giorno stavo passeggiando per strada con mio figlio, era ancora un bambino, e mi disse: "Papa, l'occhio è proprio una cosa bizzarra!" Allora gli ho chiesto: e perché? Mi rispose: "Perché due vetri rotondi e cosi piccoli sono capaci di vedere tutte queste cose cosi grandi". (...) Talvolta i bambini ricordano agli adulti che bisogna meravigliarsi, che non devono guardare la vita in maniera superficiale, ma aprire bene gli occchi e approfittare dell'istante. Basta guardare in modo semplice”.

Anche per questo ama i bambini. "Io li amo perché piangono facilmente e mostrano le loro emozioni. Li amo perché distruggono ciò che stanno costruendo e non cercano di conservarlo. Li amo perché si lanciano nelle scorribande, e si rotolano sul suolo per giocare nella terra con i loro abiti nuovi, in perfetta noncuranza. E quando fanno a botte tra di loro non c'è traccia di odio nei loro cuori".

Sono parole di un poeta arabo che Kiarostami cita per dimostrarci quanto per lui siano importanti i bambini nella sua filmografia.
Kiarostami non ha scritto film per bambini, ma film sui bambini perché secondo lui sono “magici” “Osservate i bambini, vedrete che essi vivono al modo dei grandi mistici. Non ho mai visto un bambino aver paura della morte, una caratteristica che appartiene appunto ai grandi mistici. Guardate il volto di un bimbo al risveglio: la sua bocca si apre prima dei suoi occhi, egli si invola verso la vita con un sorriso”.

Ma non è facile lavorare con loro, bisogna conoscerli bene, saper entrare in empatia. Un bambino che lavora in un film non lo fa ne per i soldi ne per diventare famoso, “hanno bisogno solo del rispetto per i loro per i loro sentimenti interiori. Se non vogliono farlo nessuno è in grado di farli lavorare”.

Il bambino non segue la sceneggiatura del film che si sta girando, “bisogna usare sceneggiature molto semplici, fatte di tanti pezzetti, e come in un rosario ogni granello va attaccato all'altro. I frammenti di sceneggiatura compongono la storia complessiva”.

 Dietro un'apparente semplicità assoluta, Kiarostami è abituato a lavorare con il minimo dei mezzi disponibili, in un paese pieno di problemi come l'Iran. Riesce in modo straordinario a filmare frammenti di vita quotidiana e piccoli contrattempi del vivere, egli ingaggia soltanto attori non professionisti, in molti casi presi dalla strada, tanto che nelle sue opere troupe e gente del luogo finiscono per mescolarsi, diventando tutti attori, che recitano se stessi, tornando spesso sul set dove erano finite le scene del film precedente.

"Io cerco le realtà semplici, ma nascoste dietro le realtà apparenti. Al momento di fare un film io mi imbatto, a volte, in eventi e in relazioni che si svolgono al di fuori del mio tema principale, dietro la cinepresa, più interessanti e avvincenti del tema principale del film che si sta girando. Così avvincenti che mi viene voglia di voltare la cinepresa verso questi eventi"

E quello che lui spera che nel film entri in qualche modo anche lo spettatore “Se l’arte – dice – arriva a cambiare le cose e a proporre delle idee nuove, ci riesce esclusivamente grazie alla libera creatività di colui al quale si rivolge: lo spettatore”

Scrive Goffredo Fofi che il cinema, inteso come arte pura, ha in Kiarostami un regista cui affidarsi totalmente, in un'epoca sempre più dominata da criteri di commerciabilità, marketing e, fuor di metafora, imbecillità. Il suo cinema ha la semplicità e la schiettezza della poesia che solo un regista colto e ipersensibile, esperto come lui può realizzare.
postato da giuba47 alle ore 16:06 | link | commenti (25)
categorie: cinema, registi, kiarostami abbas

Commenti
#1   21 Aprile 2008 - 16:14
 
"La ricerca, come sappiamo, è uno degli elementi delle filosofie orientali. È la ricerca senza meta, perché in realtà è l'atto stesso della ricerca ad essere importante e quindi cerchiamo sempre un motivo che ci spinga a muoverci... è un viaggio senza fine, come quando si arriva sulla cima di una montagna e scoprendone altre di fronte a noi siamo subito presi dal desiderio di continuare il cammino verso nuove mete”.
“Noi orientali non diciamo procurarsi il pane ma correre dietro al pane."

Diceva Rossellini che la realtà è lì davanti, pronta per il regista che non ha altro da fare che metterla in scena. Kiarostami, ne è un bellissima testimonianza.

"Io cerco le realtà semplici, ma nascoste dietro le realtà apparenti."

Interessantissima dissertazione, che mi ha spiegato moltissime cose che desideravo sapere e che mi torneranno molto utili. Grazie, Giulia. Buon pomeriggio.
Ubaldo
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#2   21 Aprile 2008 - 17:03
 
Mi guidi per mano e io ti seguo.
Forse prenderò anche la tessera di un Blokbuster per affittare film, come mi hai suggerito.
Intanto imparo e metto da parte
grazie marina
utente anonimo

#3   21 Aprile 2008 - 18:04
 
ah beh, kiarostami non si discute
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#4   21 Aprile 2008 - 19:29
 
Anch'io preferisco film che possano entrare nell'anima, e sedimentare lasciando un'impronta durevole. Basta effetti speciali! Un bacio.
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#5   21 Aprile 2008 - 19:51
 
Hai perfettamente ragione giù
Ma, anche il cinema, se desse più spazio al film indipendente (ancor di più a quello di genere)...

un caro saluto
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#6   21 Aprile 2008 - 19:53
 
io amo tutto il cinema. Per un periodo gustavo moltissimo anche gli effetti speciali. Amai molto Et, La storia infinita, Jumanji, Guerre stellari che vidi assieme al mio figlio più piccolo. C'era della poesia anche in quelli, mi pareva. Oggi anche gli effetti speciali hanno perso il loro fascino. Sono troppo spesso espedienti per fare cassetta, purtroppo.
Comunque il cinema deve dare emozioni, deve rimanere impresso, farsi ricordare per qualcosa che ha regalato. Difficile che accada purtroppo.

non conosco le opere di Kiarostami anche se spesso ne ho letto. E' che non mi rassegno ai dvd, ma devo cambiare idea mi sa.

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#7   21 Aprile 2008 - 21:21
 
...Filmografia molto impegnata, sia dal punto strettamente visivo che intellettuale...
...continua rincorsa di ciò che è e di ciò che può essere o apparire...non disgiunta dalla presenza di spiritualità...
Tra le sue opere più famose c'è Ten, di cui ne hai fatto ampio cenno nella tua recensione molto convincente...
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#8   22 Aprile 2008 - 07:21
 
Molto interessante questo post.
L'osservazione sul sorriso dei bambini è bellissima. Non ci aveva mai fatto caso.
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#9   22 Aprile 2008 - 07:48
 
non ho idea di chi sia lui..
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#10   22 Aprile 2008 - 09:29
 
Pur conoscendo il regista non mi è mai capitato di vedere un suo film...in questo soprattutto la tv è alquanto colpevole. Concordo però con te sul fatto che preferisco una storia semplice, fatta di persone reali, che sappia parlare alla mia anima, e non una miriade di effetti speciali con gente che cade e cademille volte senza neanche un graffio!
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#11   22 Aprile 2008 - 10:08
 
Leggendo la frase "Ci vuole uno sguardo semplice per dire cose complesse" e la dissertazione sui bambini, mi è venuto in mente un film che ho visto qualche tempo fa e molto amato.
Si tratta di Persepolis, cartone animato tratto dai fumetti dell'autrice iraniana Marjane Satrapi. Dico a tutti: vedete il film, leggete il libro. Sono due i personaggi di cui vi innamorerete: la bambina e la nonna. Perchè guardano il mondo con uno sguardo semplice, e così riescono a coglierne la complessità.

Eleonora
http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/
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#12   22 Aprile 2008 - 10:37
 
Trame complesse ed effetti speciali, in genere, servono solo a coprire la povertà dei contenuti...
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#13   22 Aprile 2008 - 11:25
 
semplicemente GRAZIE
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#14   22 Aprile 2008 - 11:53
 
amo molto Kiarostami, non solo per lo sguardo che rivolge ai bimbi, ma soprattutto per la sua straordinaria semplicità del racconro che racchiude un groviglio di sentimenti e in particolare un oceano di umanità...

vorrei ricordar un suo film in particolare "Ten" dove cerca di raccontare la donna iranianiana di oggi e finisce il suo film dentro l'abitacolo della macchina, come a metafora....
chicca
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#15   22 Aprile 2008 - 13:00
 
...io cerco la realtà delle cose negli occhi trasparenti di un bambino... dove posso cogliere l'essenziale della vita...
cercherò di vedere il film il prima possibile...
come sempre leggo, ammiro e rifletto!!!
Brava Giulia!
Un sorriso:-)

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PiccolaLuise

#16   22 Aprile 2008 - 13:55
 
Sono registi veri come lui che danno speanza al cinema mondiale

Daniele il Rockpoeta
utente anonimo

#17   22 Aprile 2008 - 15:19
 
Non lo conosco... magari un giorno ci incontreremo
nel senso che andrò a vedere un suo film!!!!

ciao!
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#18   22 Aprile 2008 - 15:31
 
Carissima eccomi a te.Anch'io come vedi imparo da te.Non conosco il regista di cui parli ma lo hai presentato,lui e il suo operato, in maniera davvero accattivante.Andrò a documentarmi.Grazie.
Conosco invece Goffredo Fofi e mi piace molto per quel che scrive e come scrive.
Un abbraccio affettuoso.
Marianna.
utente anonimo

#19   22 Aprile 2008 - 23:39
 
Grazie per questo bellissimo post.
utente anonimo

#20   23 Aprile 2008 - 07:06
 
passare da te e trovarsi più ricchi è un tutt'uno...:-)
un abbraccione
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertomazzuia

#21   23 Aprile 2008 - 10:07
 
Che bel post....
Credo che ne estrarrò delle parti.
Emozionanti gli scritti sui bambini.
I bambini sono quanto di piu' bello ci sia nel mondo. I bambini e i cuccioli. Già hai detto tutto, non aggiungo altro. Mi ha colpita il riferimento, cos' inattuale, così poco utilizzato al rispetto per i bisogni, per i sentimenti dei bambini. Purtoppo questa consapevolezza è assente in una larga fetta di coscienze e credo che bisognerebbe sempre rimarcare il concetto.
Sul mio blog ho dedicato un tag ad Alice Miller, la conosci?
Ciao e garzie anche per i suggerimenti artistici...
:)
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#22   23 Aprile 2008 - 10:22
 
L'ho linkato da me!!!
:)))
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#23   23 Aprile 2008 - 16:28
 
Ricordo ancora quando ho visto, una decina di anni fa, Il sapore della ciliegia... con il protagonista che intendeva suicidarsi (ma non era ancora sicuro) e si era già scavato la fossa... e poi tutti quei giri in auto... insomma hai detto bene, film apparentemente semplici, che però trasmettono tante emozioni...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dalloway66

#24   25 Aprile 2008 - 23:55
 
Cara Giulia, ho pubblicato Kiarostami in Abbracci e pop corn con data di oggi. Spero sia tutto a posto, se no fammi sapere.

grazie e saludos
Solimano
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PrimoCasalini

#25   27 Aprile 2008 - 16:11
 
Che bello qui...Abbas Kiarostami è un gran regista...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente yllo

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