La separazione duole troppo. Scava, lascia solchi profondi.
Marisa se n’è andata lasciandomi parole dolci, di affetto che mi riaffiorano alla mente e che mi aiutano a sentirla ancora viva dentro di me.
E la sua musica, quella che vive al si là del suo corpo e della sua fisicità. Non c’è, ma c’è e la sua musica è davvero magica.
“una notte, un uomo che viveva nei pressi di uno stagno viene risvegliato da un terribile fragore: è l'argine che sta cedendo. Si precipita a tappare la falla correndo di qua e di là e, quando ha finito, se ne torna a letto. Al mattino, affacciandosi alla finestra, vede che i suoi passi disordinati hanno creato sul terreno il disegno di una cicogna. O per meglio dire la bellissima immagine di una cicogna tracciata sul terreno dal suo arrancare affannato e scomposto nel buio.
"Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno, una cicogna?" si chiede
La ricorderemo per la sua semplicità e profondità, per aver sempre creduto fortemente in quello che faceva, per non avere mai amato successo e fama fine a se stessi, per non aver mai ceduto alla leggerezza e vacuità di questo tempo. “La vita mi ha dato tanto, non poteva darmi di più ed io so che tanta troppa gente non ha avuto neanche una minima parte di quello che ho avuto io” Questa era una delle sue solide consapevolezze.
Lei oggi vorrebbe essere ricordata anche per ciò che non l’ha resa famosa e per ciò i mass media hanno disdegnato: l'amore per la poesia, la maturità, lo studio continuo e la riscoperta delle radici linguistiche sarde. Questa ricerca l’ha portata agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antonio Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elaborò e compose melodie che diedero vita a lavori splendidi come Sa oghe de su entu e de su mare (1993), Melagranada (1997) e Nanas e janas (2003) caratterizzati anche dagli splendidi arrangiamenti di Marco Piras e dalla collaborazione artistica di Maria Lai.
……Questa lingua antica ma familiare, radicata nel profondo dell’anima, mi affascina e mi intimorisce, solo cantando riesco a vincere il pudore e a liberare emozioni…..
“…Incantata da questi versi semplici, pieni di sentimento, di voglia di libertà, di solitudine, ho provato a musicarli per poterli cantare…”
Ma il CD era solo una parte del progetto, perché su Garcia Lorca aveva preparato uno spettacolo teatrale. Ricordo la gioia dei suoi occhi quando me ne parlava e quando mi raccontava le prove che stava facendo e che solo la malattia hanno interrotto.
«Avevamo voluto fortemente che Marisa partecipasse alla nostra rassegna - spiega il direttore artistico Enedina Sanna - perché sapevamo che questo suo spettacolo, intitolato 'Melagranada', era davvero coinvolgente. E così è stato. Ricordo gli applausi a scena aperta e le belle parole che dedicò alla poesia sarda dopo aver interpretato i versi di artisti come Francesco Masala o Antioco Casula, più noto come Montanaru».
Io mi illudo che il mio pensiero possa arrivare come le foglie che cadono dall'albero spinte da un vento delicato e chiaro.
