Bush con i suoi delfini Cheney e Rumsfeld avevano promesso all'America una guerra lampo in Iraq e un’accoglienza trionfale da parte degli iracheni . Saddam Hussein sarebbe stato sconfitto, all’Iraq sarebbe stata donata la “democrazia”. Sembrava il racconto di una favola dove il buono sconfiggeva il cattivo e vissero tutti contenti…
In realtà sono passati cinque anni. Cinque lunghissimi anni di massacri. Cinque anni di violazione di ogni convenzione possibile. Cinque anni di lutti e distruzioni.
A quattro anni dall'inizio sono 30.000 gli invalidi e un numero ancora maggiore di malati psichici. Il
numero di morti tra le file dell'esercito americano supera quota 4000. Gli ultimi 4 soldati sono morti a Bagdad, nell'esplosione di una bomba.
Secondo un conteggio tenuto dall’Associated Press, il 44% dei militari americani ha perso la vita per esplosioni, mentre il 97% delle vittime americane ha perso la vita dopo il 1. maggio 2003, giorno in cui il presidente George W. Bush dichiarò chiusa la fase più difficile e pericolosa della guerra. E nel giorno in cui viene reso noto il tragico bilancio della guerra irachena, il numero due di Al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, in un nuovo nastro audio, invita i musulmani a colpire gli interessi israeliani e americani per vendicare l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza.
E nonostante queste cifre ostenta sicurezza e buonumore David Petraeus, comandante in capo delle forze Usa. "La situazione migliora rispetto a pochi mesi fa. Abbiamo dei momenti difficili, è vero, ma la sicurezza in Iraq si sta lentamente rafforzando. Al Congresso dirò che la strada che abbiamo preso è quella giusta. Ed è la sola possibile. È presto per parlare di vittoria ma, continuando così, ci arriveremo"
E già qualche ex ministri di destra in Italia hanno pensato ad un possibile ritorno in Iraq e di fronte a questa proposta il generale dice: “non esiste un comandante militare nella storia che non darebbe il benvenuto a più soldi o più truppe".
E non dimentichiamolo il presidente si sente accanto ad ognuno dei morti ed è addolorato per le loro famiglie...
Ma non ci sono solo perdide umane, ma anche economiche: 3000 miliardi di dollari entro il 2017. E' questa la stima dei costi della guerra in Iraq, calcolata dal premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e contenuta nel libro “The three trillion dollar war”, scritto insieme alla docente di Harvard Linda Bilmes. E.i costi del conflitto voluto dall’amministrazione Bush sono in continua crescita. Secondo gli autori, il conflitto in Iraq costerà complessivamente almeno 3000 miliardi di dollari entro il 2017 là dove il “Gao”, (Governement Accountability Office) stima, per lo stesso periodo, una spesa tra i 1200 e 1700 miliardi di dollari al mese. Stigliz e Bilmes notano che un terzo del denaro impiegato quest’anno sarebbe bastato a costruire otto milioni di case, reclutare 15 milioni di docenti, curare 530 milioni di bambini, elargire borse di studio per 43 milioni di studenti.
E tutto questo per cosa? Non parliamo delle bugie dette ad hoc (le armi di distruzioni di massa, l’esportare democrazia). Se è stata una guerra per le risorse, cosa più probabile, è una guerra persa.
"Il petrolio, dopo l'invasione dell'Iraq, scenderà sotto i 40 dollari al barile", dicevano le marionette che si fan passare per esperti economici. Oggi il petrolio costa 105.5 dollari al barile. E prima che il greggio iracheno possa tornare sotto il controllo occidentale, passeranno altri anni.
In compenso, nel nome di questa guerra, nel mondo adesso si può torturare, la violenza fisica e verbale, è diventata il linguaggio quotidiano con cui è lecito e a volte persino giusto esprimersi.
Decisamente molto più numerose di quelle militari americane sono le vittime civili irachene: spesso invisibili anch'esse, sono soprattutto morti dimenticati, visto che nessuno ne ha tenuto il macabro catalogo, e le stime oscillano tra 82mila (secondo le stime del sito iraqbodycount) e oltre un milione di vittime. La rivista medica britannica The Lancet ha pubblicato qualche tempo fa uno studio dal quale risulta che i morti civili associati alla guerra sono stati almeno 100mila tra il 2003 e il 2004. Un numero che oggi potrebbe essere moltiplicato per tre o quattro se gli assunti dell'articolo restano validi. Ma di loro poco si occupano nè si vuole sapere più di tanto...
Cinque anni di guerra in Iraq hano prodotto quasi cinque milioni di profughi.
I profughi del conflitto iracheno chiedono aiuto ed Europa e Stati Uniti chiudono loro le porte. Sono
lettera morta le promesse fatte ormai tre anni or sono (con tanto di raccomandazioni dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) da parte di Unione Europea, governo statunitense e britannico, di tutelarli, accoglierli, di sostenere la loro causa. Anzi.
Improvvisamente l’Iraq è diventato un paese sicuro da consentire il ritorno a casa, così ha dichiarato Gordon Brown, e difficilmente oggi si dà il diritto da asilo…
Sì, il soldato fotografato è sfinito...(fotografia di nessuno ne può più della guerra, soprattutto chi ci è in mezo e chi la fa... Chi comanda sembra non avere più limiti. Un appello dei reduci raccomanda ai prpri compagni-soldato:
"Quando vi arriverà l'ordine di partire, ricordate che la vostra risposta avrà un forte impatto sulle vite di milioni di persone del Medio Oriente e anche del nostro Paese. La vostra risposta aiuterà a cambiare il corso del nostro futuro. Avrete altre scelte da fare sul vostro cammino. I vostri comandanti vogliono che voi obbediate. Noi vi spingiamo a riflettere".
