E’ un popolo pacifico che sta lottando, che ha fatto della non-violenza la sua religione, un popolo che da decenni subisce aggressioni continue, ma non si arrende.
Vanno incontro inermi a feroci repressioni, sanno che non vinceranno. Ma sono lontani dalla nostra cultura che ci fa lottare solo nella speranza di ottenere successi. Hanno una visione della vita tanto diversa da noi. Sanno che nessuno li aiuterà al di là di qualche proclama di forma che però difficilmente avrà seguito. Non sono ingenui.
Vogliono, però, essere presenti col loro messaggio più genuino, più bello e per me più condivisibile: si ribellano per farci sapere che ci sono ideali, speranze, modi di essere che vanno al di là di un successo materiale e misurabile…
Si lotta per affermare il valore della giustizia anche se siamo lontani dal realizzarla concretamente, per affermare l’amore sull’odio, la speranza sulla disperazione, la condivisione sull’egoismo. Si lotta perchè, anche se minoritari e più deboli, si esiste e si vuole esistere. Si vuole essere presenza nel mondo.
La lotta e l’esserci hanno valore di per sé e la disillusione non porta da nessuna parte, il vivere per qualcosa che riteniamo giusto può dar senso alla nostra vita e accendere una luce fievole, ma non per questo inesistente.
Forse con questi occhi dobbiamo guardare ciò che sta capitando. E continuare a lottare per loro, ma anche per noi perché quella luce non si spenga mai. Mi vien da pensare agli uomini primitivi che catturavano il fuoco e poi lo mantenevano acceso nella consapevolezza del suo valore. Ecco forse è questo che anche noi dobbiamo fare… tenere il nostro lumicino sempre in vita.
Questo messaggio lo faccio mio ed è il mio augurio per
Forse in questa chiave si possono capire le parole del Dalai Lama che cerca insistentemente il dialogo, che invoca la non violenza e il non boicottaggio delle olimpiadi. Così ha detto nel discorso in occasione del 49° anniversario della insurrezione nazionale tibetana:
“Fin dall’inizio, ho sostenuto l’idea che alla Cina fosse data l’opportunità di ospitare i Giochi. E poiché eventi di questo tipo, e in modo particolare le Olimpiadi, favoriscono il rispetto dei principi della libertà di parola, di espressione, di uguaglianza e amicizia, (…) Senza dubbio, i Giochi Olimpici avranno un grande impatto sul modo di pensare del popolo cinese. La comunità internazionale dovrebbe quindi investire la propria energia collettiva nella ricerca delle modalità attraverso le quali garantire, nel modo migliore, cambiamenti positivi e continui all’interno della Cina, anche quando le Olimpiadi saranno concluse”.
Il Papa si è pronunciato, intanto, sul Tibet dicendo di seguire “con grande trepidazione” quanto sta accadendo in Tibet, di provare “tristezza e dolore davanti a tanta sofferenza” e lancia un appello per ricordare che “con la violenza non si risolvono i problemi ma solo si aggravano” e chiede che “Dio illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza”. Apprezzamento e “vera gratitudine” per le parole del Pontefice sono state espressi dal primo ministro del governo tibetano in esilio: il Papa, dice Samdhong Rinpoche, “ha rilanciato nel mondo il nostro dolore, e gliene siamo grati”.
A queste parole risponde invece in modo durissimo Pechino a “cosiddetta tolleranza”, dice il portavoce del ministero degli Esteri, “non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge”.
E conosciamo quali sono le leggi cinese e il loro rispetto dei diritti umani come ben ci documenta Amnesty International.
