Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
domenica, 16 marzo 2008

la “Marcia del ritorno in Tibet

ProtestaBisogna davvero informarsi, leggere e prendere tempo per farlo: è un nostro dovere civile. Conoscere cosa capita nel nostro paese, ma anche nel mondo. Abbiamo troppa fretta, lo dico da sempre. E a volte ci accontentiamo di fare qualche battuta, di prendere qualche iniziativa, ma spesso siamo troppo superficiali. Io per prima.  Ieri ho parlato della rivolta in Tibet, ma non avevo parlato di cosa sta intanto succedeno in India.

Davvero mi ha colpito molto quello che sta succedendo in Tibet, la tenacia dei monaci e della gente anche quando le speranza possono almeno sembrare meno di zero. Non si combatte solo per vincere, ma per esserci, per continuare a esserci.  Dovremmo smetterla di dire che siamo in un mondo  che fa schifo ed essere più attenti a chi schifo non fa, prendere ad esempio la loro tenacia....

Mi è capitato di leggere un intervista del giornalista Carlo Buldrini al monaco Palden Gyatso, incarcerato dai cinesi per 33 anni. Leggetela perché merita, perché bisogna ricordare di cosa è stata capace la Cina. Tutti abbiamo visto e siamo al corrente della situazione del Tibet, ma forse  sappiamo poco di quello che è successo e chi è al governo fa poco per ricordarcelo, anzi.

Il vecchio monaco dice: «Purtroppo, molti Paesi democratici sembrano oggi interessati solo al denaro e agli affari. I diritti umani non contano più niente. Tutto questo è molto pericoloso. In Tibet c'è un'espressione che dice: "Dare i soldi sulla punta del coltello". È quello che sta avvenendo oggi. Il rispetto dei diritti umani dovrebbe invece essere alla base di ogni attività economica»  Non c'è verità  più vera (passatemi la tautologia).

Chi è sopravvisuto alla repressione si è rifugiato in India e proprio in India il 10 marzo è iniziata una marcia, la “Marcia del ritorno in Tibet”. È partita da McLeod Ganj (Dharamsala), in India, ed è l’evento più importante del Tibetan People’s Uprising Movement, un movimento lanciato da quattro organizzazioni tibetane in esilio.

"La March To Tibet" è una marcia pacifica di ritorno verso il Tibet occupato dalla Cina che, partita da Dharamsala il 10 marzo, vorrebbe raggiungere il confine tra India e Tibet (Cina) e tenterà di entrare nel territorio occupato per raggiungere la capitale Lhasa.
La marcia attraverserà l’India per diversi mesi e conta di raggiungere il confine tra India e Tibet nel periodo in cui inizieranno i giochi olimpici a Pechino, per portare l’attenzione del Mondo sul dominio cinese in quella regione.
La marcia vuole ricordare il 10 marzo 1959 quando iniziò la rivolta contro la Cina che costò la vita a migliaia e migliaia di persone.

«Il nostro impegno a portare avanti una protesta non violenta è assoluto» ha detto Tsewang Rigzin, il presidente del Tibetan Youth Congress. Gli fa eco Tenzin Tsundue: «Dobbiamo capire una volta per tutte che la violenza, l’impugnare le armi, è un modo desueto per cercare di ottenere l’indipendenza. La nostra marcia costituirà una sorta di “sadhana”, un tributo spirituale a quella verità e a quella giustizia che ci ispirano nella nostra azione».

Sono stati, però, subito fermati dalla polizia indiana che li aspettava ad un bivio nei pressi del ponte Dehra, a una cinquantina di chilometri da Dharamsala. Si sono allora sdraiati per terra con le braccia intrecciate a formare un'unica catena intonando preghiere buddhiste.

Un centinaio di poliziotti hanno caricato cento monaci su quattro pullman e li hanno portati nel carcere di Java Mukti.

Nuova Dehli, che pure in passato aveva sostenuto la causa dei seguaci del Dalai Lama, negli ultimi tempi sta cercando di evitare episodi imbarazzanti con la Cina.

Le autorità indiane accusano i manifestanti di violare, oltre agli accordi intrapresi tra Dehli e i governo tibetano in esilio, anche quelli che regolano la concessione dell’asilo e che vietano ai rifugiati di manifestare in pubblico e di creare situazioni di disturbo.
Le autorità indiane accusano i manifestanti di violare, oltre agli accordi intrapresi tra Dehli e i governo tibetano in esilio, anche quelli che regolano la concessione dell’asilo e che vietano ai rifugiati di manifestare in pubblico e di creare situazioni di disturbo.
I 100 tibetani che l'hanno iniziata il 10 marzo sono ancora in prigione, ma 44 persone, in prevalenza monaci , sono partiti da Dehra, dove gli altri dimostranti sono stati arrestati.

Se anche questa marcia fosse fermata, ci sarebbero altri monaci pronti a ripartire per raggiungere il Tibet. Questo è il loro modo di non arrendersi.

Gli organizzatori del movimento hanno quindi rivolto un appello a tutti i tibetani nel mondo perché si uniscano alla protesta e sostengano una marcia del ritorno che riporti in patria gli esiliati tibetani; le associazioni di Italia, Francia, Svizzera, Spagna e Polonia hanno chiesto alle forze politiche e sociali, alle istituzioni ed agli enti locali dell’Unione Europea di sostenere con ogni mezzo il Movimento Insurrezionale del Popolo Tibetano.

Dicono: «La nostra marcia offre a tutti la possibilità di partecipare a uno storico movimento non violento. Con esso vogliamo ottenere la libertà per un Paese che, ancora oggi, è tenuto soggiogato. Unitevi a noi. Sosteneteci in qualsiasi modo possiate. Abbiamo bisogno di informare la gente della nostra marcia. Cammineremo per sei mesi. Potete unirvi a noi come sostenitori, per un giorno o anche per una sola ora». Sosteniamoli in tutti i modi possbili.

 Intanto il Dalai Lama denuncia che in Tibet è in atto «un genocidio culturale». Parla il leader spirituale in esilio dei tibetani, il Dalai Lama, e usa parole molto forti per condannare le violenze in atto in queste ore a Lhasa.
Il Dalai Lama ha chiesto un'inchiesta internazionale per appurare cosa sia realmente accaduto. Secondo il Premio Nobel per la Pace, nella regione himalayana è in atto «una discriminazione sistematica» e «i tibetani nella propria terra sono trattati da cittadini di seconda classe»

Il Dalai Lama non chiede il boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino, nonostante le violenze avvenute negli ultimi giorni a Lhasa e la repressione delle autorità cinesi. Il leader religioso - che oggi ha tenuto conferenza stampa nella località indiana di Dharmsala, dove vive in esilio - si è rifiutato di invocare il boicottaggio delle prossime Olimpiadi.

postato da giuba47 alle ore 20:38 | link | commenti (25)
categorie: cina, tibet, rivolta

Commenti
#1    16 Marzo 2008 - 20:56
 
Quali sono i veri valori? può essere una domanda più grande di me, di ciò che concepisco nella mia povera ed ignorante ragione? E' giusto perseverare nella speranza dell'uomo che sa e VUOLE sotterrare la cattiveria? Non lo so...
Precaria sta diventando la mia interiorità già fragile alla vista di ripetitivi genocidi. MA QUANDO FINIRA' TUTTO QUESTO???
Grazie. Un salutone.
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#2    16 Marzo 2008 - 23:05
 
Giulia mi sono permessa di limkare i tuoi due post nel mio blog, perchè li trovo davvero magnifici ed esaurienti!!!
un abbraccio
chicca
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#3    16 Marzo 2008 - 23:59
 
Io sono favorevole al boicottaggio dei giochi:non si può essere indifferenti al dramma di tanti essere umani e far finta che è tutto normale in nome del businnes e del denaro.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Profondoceano

#4    17 Marzo 2008 - 08:11
 
La Cina è ormai diventato un partner economico irrinunciabile. Infatti, lo ha annunciato Bush qualche giono fa, non è più sulla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. E non perchè ha smesso di violarli. Un'assoluzione di convenienza...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PimdeiRisvolti

#5    17 Marzo 2008 - 08:56
 
ti ho linkata
facciamo rete
ciao
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#6    17 Marzo 2008 - 11:05
 
Ed è solo l'inizio.... :(
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#7    17 Marzo 2008 - 11:06
 
Sono ancora in alto mare con il gestore telefonico...approfitto al volo di questo pc per lasciarti i miei migliori auguri di una serena Pasqua, liù

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#8    17 Marzo 2008 - 11:10
 
Sono in accordo con la posizione del Dalai Lama, Giulia. Da me ho appena scritto un post dove dico perchè. Un abbraccio
francesc0
utente anonimo

#9    17 Marzo 2008 - 11:12
 
Arrivo qui dal blog di Chicca e riporto cio' che ho lasciato scritto da lei.

Stanno ancora una volta cercando di liquidare questo orrore come la lotta per un ideale. Ma che ideale e ideale, il Tibet rivendica a pieno titolo la sua autonomia storica, culturale, politica.

Mi associo allo sdegno, al disgusto per quello che noi, e dico noi, Occidentali, non abbiamo mai fatto per questo popolo. E non dimentichiamoci che nessuna personalità politica di governo ha voluto incontrare Sua Santità Il Dalai Lama, in occasione della sua ultima visita in Italia.
C'e' da rifletterci.

Tibet Libero!

Dario
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#10    17 Marzo 2008 - 11:15
 
Solo un spirito così elevato come il Dalai Lama poteva pronunciare parole di tolleranza e di comprensione per i più deboli. Perchè spesso, parlo del boicottaggio, non ci rendiamo conto che, pur pensando di operare per una giusta causa, non facciamo che nuocere alle persone più indifese. Voglio credere che la Cina sia soprattutto popolata da uomini giusti, e che proprio da essi parta il dialogo per donare al Tibet finalmente la pace.
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#11    17 Marzo 2008 - 11:15
 
Tibet libero!
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#12    17 Marzo 2008 - 11:47
 
Hai fatto bene a resocontare l'intervista a Paiden Gyatso ed alle marce. La rabbia qualche volta fa dimenticare quanto questi eventi siano importanti.
luigi gobettiano
utente anonimo

#13    17 Marzo 2008 - 12:25
 
Tu dici bene, sopratutto nelle prime righe del tuo post.
Le sollecitazioni a cui non sottrarsi sono molte, tutte egualmente importanti, tutte meritevoli della nostra attenzione e partecipazione.
Io non ti nascondo (perchè dovrei?) il mio imbarazzo: materialmente posso poco o nulla, moralmente di più.
Quello che mi auguro e che comunque le persone ne parlino: anche se sembra inutile, un confronto, seppur tra Bloggers, è già un atto di civiltà, d'informazione.
Forse sbaglio, non so.
Dimmelo tu.
Daniele
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#14    17 Marzo 2008 - 12:28
 
ti lascio un bacio,
leggere certe cose da te a volte apre un po' più gli occhi..
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#15    17 Marzo 2008 - 12:36
 
I tuoi post sono sempre illuminanti.
a presto!
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#16    17 Marzo 2008 - 12:40
 
Giulia, spero che il tuo momento difficile sia in fase di superamento.
Ovviamente anch'io non ti dimentico.
Tanti stati sono molto cauti con la Cina ed evitano di crearleimbarazzo.
Il Tibet avrebbe più del Kosovo diritto all'indipendenza.
Buona giornata, Fino
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#17    17 Marzo 2008 - 13:11
 
Off Topic: solo apparentemente il link a "figlia di mezzo" ti rimanda allo stesso post: sotto ci sono i primi quattro episodi.
ciao e grazie per la presenza da me
marina
utente anonimo

#18    17 Marzo 2008 - 13:50
 
Speriamo che l'informazione globale dia una svolta alla situazione tibetana, anche se ne dubito. E' la comunità internazionale che dovrebbe intervenire con decisione e fermezza.
;-) duccio
utente anonimo

#19    17 Marzo 2008 - 16:22
 
IO PENSO CHE SIA DOVEROSO INVECE BOICOTTARE I GIOCHI OLIMPICI,NN SI POSSONO FARE SUL SANGUE DI GENTE INNOCENTE.IL MONDO DEVE COMINCIARE A PRENDERNE ATTO,INVECE DI DIRIGERSI A SPRON BATTUTO NEI PAESI CHE HANNO IL PETROLIO,CERTO,IL TIBET E' POVERO E NESSUNO L'APPOGGIA,HA RAGIONE QUEL MONACO,CONTA SOLO LA LOGICA DEL PROFITTO.CI VUOLE FERMEZZA E SERIETA'.RUDYGUEVARA.
utente anonimo

#20    17 Marzo 2008 - 16:34
 
grazie per questo approfondimento.
incontrai Palden Gyatso più di un anno fa. stava facendo lo sciopero della fame perché contrario ai giochi olimpici in cina. ho appoggiato la sua causa. non capisco perché il dalai lama non invochi il boicottaggio delle prossime olimpiadi. son pienamente d'accordo con chi ha scritto il commento n.19.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente TheHours

#21    17 Marzo 2008 - 17:50
 
Grazie Giulia,
sono contenta di averti ri-trovata anche se ancora, non sono riuscita a riprendere i tempi "virtuali" :-)

Per quanto riguarda il post, credo di capire le ragioni del Dalai Lamadel rifiuto del boicottaggio: darebbe modo alla Cina, di giustificare e motivare ancora di più, la repressione nei confronti del popolo tibetano.
Mentre la richiesta di un'inchiesta internazionale, è una via (politica) per un'assunzione di responsabilità in merito ad un eventuale rifiuto della Cina.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente floreana2

#22    17 Marzo 2008 - 18:49
 
Poveri tibetani afflitti e perseguitati da decenni. Ho seguito sempre la loro storia piena di sangue innocente.
Non so come mai la Comunità Internazionale sia così cauta nel condannare la Cina e non inizi una sfida morale totale. Se è vero che la Cina sarà sempre più determinante nell'economia mondiale, questo non dovrebbe impedire alle nazioni di assumere una posizione contro la loro sua protervia. Anzi dovrebbe essere uno stimolo in più per discutere, contrattare, negoziare.
Invece pare che abbiamo tutti paura della Cina e che siamo condannati a sottometterci. Mi sembra davvero inammissibile.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mariado

#23    17 Marzo 2008 - 19:57
 
"Non si combatte solo per vincere": è' una lezione questa che dovremmo fare nostra.
Da sottolineare poi come, ancora una volta, la comunità europea stia mostrando tutta la propria debolezza nei confronti di una tragedia inaccettabile!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rearwindow06

#24    19 Marzo 2008 - 12:09
 
Qui, se volete, c'è l'aggiornamento delle manifestazioni pro Tibet in Italia, petizioni da firmare ed un po' di storia del Tibet:

manifestazioni, petizioni e storia del tibet!

Aiutatemi a diffondere, se volete... ;-)

Non lasciamoli soli!

Ed informandosi si scoprirà che il Tibet ha giuridicamente il diritto ad autodeterminarsi come Stato e dunque la Cina ha formalmente occupato il Tibet nel 1950, seppur mai ha parlato di cose del genere, considerando il Tibet da 700 anni come una provincia cinese.

Antonio
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#25    29 Marzo 2008 - 15:12
 
E' con amarezza che mi permetto di proporre il problema Tibetano.
Un invito a firmare gli appelli proposti da Amnesty International e da Avaaz.org
Semplicemente un'espressione di coscienza e civiltà.
Proponetelo nel vostro blog e ... perdonatemi "l'intrusione"
Grazie
Un sorriso ;-)
Amina
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