Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
mercoledì, 05 marzo 2008

Un lavoro per vivere e non per morire

CharlieChaplinSe fossero coerenti, se credessero nelle parole che pronunciano, i politici dovrebbero proclamare almeno una giornata di lutto nazionale per tutti i morti sul lavoro. Siamo stufi di discorsi rituali o di propaganda elettorale, siamo stanchi di vedere varare leggi costantemente disattese. Siamo stanchi di sentire rombare tamburi quando si parla di sicurezza e poi sapere che i morti sul lavoro sono davvero tanti, troppi nell'indifferenza generale.  Non ci sono marce di leghisti quando si toccano gli imprenditori, nè scioperi generali...

 "Un lavoro per vivere e non per morire" è la scritta che apre la manifestazione di oggi in segno di solidarietà alle vittime dell'ennesima strage sul lavoro avvenuta a Molfetta che ha visto morire cinque persone per chiedere l'immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Hanno partecipato migliaia di persone, tra le quali molti giovani.  

Ci vogliono queste notizie a scuotere l’opinione pubblica, ma l’opinione pubblica poi dimentica in fretta come se davvero la vita fosse "blob": una notizia porta via l'altra e tutto continua come prima.

Medicina Democratica dice che cinque morti sul lavoro in un giorno sono davvero tanti. Eppure sono dentro la statistica! Le statistiche, infatti, parlano di una media di quattro morti al giorni per infortunio sul lavoro ed  è comunque una statistica sottostimata. Non sono compresi quei lavoratori, gli immigrati, che non sono registrati come tali, mancano quegli altri lavoratori che sono rimasti vittime di incidenti stradali perché stanchi e affaticati dalla guida o dal lavoro precedente, mancano le vittime di esposizione ad agenti cancerogeni e tossici che quasi mai o a grande fatica riescono a dimostrare che la causa della loro morte è il lavoro.

Tutto succede quasi fosse un fatto normale, un pegno da pagare alla nostra società e al nostro benessere. Quasi fossimo in guerra e in guerra che qualcuno muoia è inevitabile.

Ma ciò che spaventa di più è che anche se si sono fatte e si stanno facendo delle leggi a migliore tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, si sono fatte altre leggi che hanno aperto la strada alla deregolamentazione del lavoro, e c’è chi vorrebbe liberalizzarlo completamente. Se questi dovessero passare conteremmo altri morti, altri feriti, altri disperati.

Morire sul lavoroChi ha voluto ricordare questa tragedia è un film di Segre presentato il 12 febbraio 2008 in anteprima alla Camera dei Deputati: "Morire di lavoro", un film sul dramma del lavoro senza sicurezza e senza dignità che  fa parlare gli operai e i parenti delle vittime del lavoro

"Alberto Manzi una volta insegnava agli italiani a leggere e a scrivere, - ha affermato a margine della presentazione Segre - oggi qualcuno dovrebbe insegnare agli italiani a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. Io ho preso ad esempio il settore dell'edilizia perchè e' tra quelli più colpiti dagli incidenti. E' un'urgenza drammatica quella che vive il nostro paese, ed era necessario che il cinema intervenisse".

 ‘Morire di lavoro’ è un susseguirsi di volti di muratori e delle loro mogli e madri, che li hanno visti uscire di casa la mattina presto, per non ritornare mai più. E si dicono parole, che toccano dentro, e fanno male: “Manca il coraggio di parlare in cantiere, di dire basta, questo non lo faccio più”, “Quando arriva un ispettore del lavoro, scappiamo”; mentre un muratore di colore, mai regolarizzato, “parla” da morto: “In Africa diciamo che anche a un elefante basta un giorno per morire, qui in Italiadaniele_segre_2007_ridimensionato ho capito che l’elefante ero io, e che per morire in cantiere mi bastavano solo due ore”.

“Per me questa umanità sconfitta e dolente rappresenta - continua il regista - la vera Italia, quella che lavora e fa figli fra mille difficoltà. Tra l'altro nella maggior parte si tratta di famiglie numerose che dovrebbero essere premiate per la capacità di vivere e resistere con pochi soldi; per non parlare dei sopravvissuti agli incidenti, molti dei quali non sono più in grado di lavorare o di svolgere al meglio le proprie funzioni professionali; e per non parlare delle vedove e degli orfani.

Vorrei che questo viaggio potesse arrivare in tutte le case degli italiani, magari in prima serata su Raiuno, senza pubblicità, in una trasmissione dedicata alla sicurezza nel mondo del lavoro. E poi nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle sale cinematografiche

Lo vorremmo anche noi…

postato da giuba47 alle ore 12:49 | link | commenti (36)
categorie: cinema, lavoro, morti sul lavoro

Commenti
#1   05 Marzo 2008 - 13:11
 
Ma come, non era scomparsa la classe operaia? C’è ancora qualcuno che si ostina a morire sul lavoro?
Le leggi possono fare la loro parte, indubbiamente, ma è da questa maledetta logica perversa che dobbiamo uscire. La logica che accelera i camion sulle autostrade per aumentare la produttività delle consegne; la logica di detassare gli straordinari, di promuovere contratti vergognosi, la logica che calpesta la dignità umana in nome del profitto. Questo sistema non funziona, ma nessuno ha il coraggio di dirlo, nessuno di quei signori che lo ritiene il miglior mondo possibile ovviamente.
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#2   05 Marzo 2008 - 13:56
 
Giulia, quoto interamente questo tuo bellissimo post; io mi sono limitato a mettere un bannerino sul mio blog, ma certo le tue parole colgono assai più nel segno...

Un abbraccio
Mauro
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#3   05 Marzo 2008 - 16:27
 
cinque morti sul lavoro in un giorno sono davvero tanti. Specie quando sono nella media.
E' un fenomeno talmente devastante che non si riesce più a dire nulla, se non urlare di rabbia.
Possibile che questa mattanza non riesca ad avere fine?
:-(
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#4   05 Marzo 2008 - 16:53
 
Io non credo che il problema si risolva inasprendo le sanzioni che, così come ho sentito "nel dettaglio", ad esempio, prevedono la chiusura di quelle imprese che hanno più del 20% di lavoratori in nero. Facessero chiudere chi non si attiene alle leggi sulla sicurezza che pure già ci sono e non vengono applicate perchè mancano controlli e volontà politica. Hai ragione quando dici che quel film dovrebbe avere più eco. E' anche questo il problema. Manca credo una "educazione alla sicurezza" e l'ultima tragedia ne è la testimonianza. Non è stato lo zolfo ad uccidere ma la mancanza di conoscenza verso certi "cocktail mortali". Ciao Giulia :)
utente anonimo

#5   05 Marzo 2008 - 17:23
 
il bilancio è quello di un paese in guerra!e come si parla di inasprire le pene x gli imprenditori fraudolenti,c'è chi ha il coraggio anche di dire che si esagera.invece,nn si fa mai abbastanza!ma credete che film come questi saranno mai proiettati in tv?che i controlli saranno severi,e le pene dure?io ho paura che manchi la volontà,e che chi ce l'ha,nn ce la faccia ad andare al governo......eh già,loro mangiano i bambini!che amarezza,tanti si sbattono tanto x un embrione,e poi degli esseri viventi se ne fregano!rudyguevara.
utente anonimo

#6   05 Marzo 2008 - 18:28
 
Anch'io ho avuto un infortunio di lavoro, niente rispetto a quello che scrivi tu. Però mi ha fatto capire che ci vuole un'attimo di disatenzione perché succeda. E poi, niente e più come prima.
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#7   05 Marzo 2008 - 18:52
 
Siccome le cose qualcuno me le racconta, dieci anni fa seppi una battuta bieca che circolava fra i direttori del personale: "Perché prevenire quando si può reprimere?"
Esprime bene quello che è successo e che sta succedendo: tutta la struttura delle relazioni (che non sono solo quelle sindacali), si è sbriciolata. Il problema non sono solo le leggi o il padrone cattivo, il problema è l'irresponsabilità, perché i quadri, che dovrebbero essere i primi a guidare ed a controllare il rispetto delle norme, punendo se del caso i dipendenti che non si attengono (serve anche questo, non copriamoci gli occhi) sono intimoriti per sé, per il proprio ruolo ed il proprio posto di lavoro. Tutte le iniziative ed i corsi di tipo motivazionale stanno sparendo, il senso di appartenennza all'azienda è vicino allo zero. La situazione è grave anche dal punto di vista effacienza aziendale: aziende gestite così non producono valore aggiunto. Servirebbe affrontarli tutti insieme questi problemi, perché, per chi non lo sapesse, ci sono statistiche precise sul crescere degli infarti a livello dirigenti e quadri, a non parlare di ulcere e di altre malattie. La fissazione sul parametro unico, quello del fatturato per dipendente, ha portato guai di cui in America si stanno rendendo conto, noi no, e affrontiamo solo dal punto di vista moralistico un problema che è di tutti ed in cui tutti hanno delle responsabilità: le vittime sono soprattutto i precari non sindacalizzati, il materasso su cui tutti battono.

saludos
Solimano
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#8   05 Marzo 2008 - 19:10
 
Non finirà mai, questa tragedia non può finire perchè è creata dall'indifferenza: della legge, dell'impresa e degli uomini. E' come se le vite degli operai valessero di meno di quelle degli imprenditori, è un modo orribile di considerare "poco" le persone che sono i veri pilastri della nostra società: i lavoratori-operai...Nel nostro paese si considera molto un politico che dice quattro scemenze in Tv e invece si dimentica chi fa andare avanti tutto il Paese con il sacrificio quotidiano...non è giusto...non è giusto...ciao Giulia cara, bellissimo post!...Carmela
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#9   05 Marzo 2008 - 19:19
 
La situazione è peggiorata, ora si vedono carenze a tutti i livelli. I lavori stradali non sono più segnalati come si dovrebbe. I controlli? dove stanno i controlli?
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#10   05 Marzo 2008 - 19:27
 
Leggendo questo tuo, come sempre, ottimo “Post”, mi sovvengono moltissime considerazioni. Come tu sai, spesso parlo del lavoro, anche per l'impegno che ho nel Sindacato (anche se questo, sempre più spesso, viene visto come un limite, come cosa “disdicevole”). Spero di non essere ovvio, chè il pericolo è alto.

Tutti, sottolineo tutti, i lavori hanno in sé qualche rischio; anche se può sembrare un paradosso, l'impiegato di Banca corre i suoi rischi, seppur diversi, ne più né meno dell'operaio. Il lavoro può essere fonte di fortissimi stress psicologici, di abbandono a se stessi, di mobbing (cosa che in certi casi porta a drammi inimmaginabili), di guai fisici che si protraggono per anni. Certo, io che lavoro con i Metalmeccanici, ogni giorno sento di infortuni che nella loro gravità appaiono ben più eclatanti di quelli che ho citato. Anche perchè è chiaro che il rischio aumenta, nelle occupazioni prevalentemente fisiche. Quello che continua a stupirmi, in senso negativo, è la profusione di falsità che si sente dai nostri “politici” , dagli imprenditori e dai lavoratori stessi. La prevenzione nasce sempre dall'impegno personale, sempre. Se mi fa arrabbiare (ed è un eufemismo), che gli imprenditori rifiutino il giusto inasprimento delle pene, in caso di accertata responsabilità dell'Azienda, dall'altra i lavoratori, più spesso di quel che si crede, non adottano le misure di prevenzione. Per mille motivi, tra cui il timore di essere “più lenti” nella produzione. Come “RLS” (rappresentante della sicurezza per i lavoratori), nel mio luogo di lavoro, ho dovuto difendere persone indifendibili, che da sole si sono fatte male: per distrazione, ma anche per mancanza di volontà, nel non esporsi al rischio. Perciò, cara Giulia, credo che bisogna ripartire dalla dignità del lavoro, come anche accenni tu. Colui che compra un'auto da 50000€ deve rendere merito anche all'operaio che costruisce un pezzo che di euro ne vale due, perchè senza quel meccanismo la macchina non va. Si deve ripensare i rapporti tra le varie entità del lavoro, dare possibilità di formazione, di dignità: ci sono persone che lavorano con contratti di tre giorni, tre giorni! Solo ripensando ogni singolo elemento il tutto può funzionare. La mia paura è che questo paese non sappia assumersi le proprie responsabilità, con fermezza, decisione, senza alcun sconto, per nessuno. Bisogna crescere, e di corsa.
Scusa la lunghezza...
Un abbraccio
Daniele
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#11   05 Marzo 2008 - 20:45
 
sottoscrivo Daniele. Bravo.
E brava anche tu!
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#12   05 Marzo 2008 - 20:55
 
quoto Daniele!
un abbraccio a te
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#13   05 Marzo 2008 - 22:05
 
mio marito lavora in fabbrica e da loro sono i responsabili di reparto che controllano che gli operai seguano le norme di sicurezza. lpaltra seraa scoltavo caterpillar ,intervenivano appunto gli operai sul tema sicurezza, etanti raccontavano che si mettevano le protezioni a norma solo quando sapevano che c'erano i controlli, visto che vengno fatti con cadenza regolare...la mentalità della sicurezza sul lavoro deve entrare in testa a tutti, partendo dai dirigenti...
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#14   05 Marzo 2008 - 22:40
 
Il tuo post, Giulia, sintetizza al meglio le reazioni (e non) dopo l'ennesima tragedia in un posto di lavoro.

Condiviido anche l'intervento di Daniele, che in qualche modo richiama l'attenzione sul senso di responsabilità comune, dall'imprenditore al lavoratore, anche quando "perchè sono scomode" si toglie le scarpe antinfortunistica e indossa le infradito.

Da quel poco che ho capito comunque il problema più grande sono i controlli, perchè le leggi a tutti gli effetti ci sono.

Sai come andrà a finire?
Siccome l'ottusità del legislatore è ormai arcinota, si vareranno misure di controllo più servere, si sguinzaglieranno ispettori a destra e manca, ma alla fine niente di nuovo, vedi quanto è successo dopo i fatti alla Thyssen: altri morti, più di prima.
Morale: andranno a fare controlli e a stanare le irregolarità solo nel piccola bottega dell'artigiano e lo multeranno ha le scarpe di sicurezza slacciate...

Il grosso ostacolo è il vincolo che lega questi pochi controlli ai pochi ispettori. Non capisco perchè un carabiniere non possa verbalizzare la mancanza di una imbracatura o di un elmetto in un cantiere, non occorre una laurea breve per capire se un cantiere ha tutti i requisiti di sicurezza o meno; non stiamo mica parlando dell'ispezione della tributaria che va fatta ovviamente da persone di una certa competenza, che perlomeno mastica di contabilità, di bilanci e partita doppia e sappia quanto meno leggere e smanettare sul computer.

Ho fatto l'esempio del carabiniere perchè nella zona dove abito (ancora un cantiere a cielo aperto) è solita passare una pattuglia dei carabinieri perchè (sembra) tenuti a controllare un pregiudicato con gli arresti domiciliari.
Ora, come ci ho fatto caso io, ci sono alcuni operai che non indossano nè elmetto nè tantomeno imbragatura; ebbene la pattuglia tira dritto, neanche rallenta perchè giustamente non è compito loro.

Serve tanto, dico io, per autorizzare questi controllii, e limitare queste tragedie?
O aspettano che sia Caltagirone stesso a dare l'ok?
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#15   05 Marzo 2008 - 23:05
 
“C è un oscuramento che non riguarda solo i lavoratori, ma anche le opere che li ritraggono: sarebbe bello vedere un film del genere in prima serata, magari su Rai Uno” ha concluso Bertinotti.

Già, sarebbe bello se ……..

Sarebbe bello se il “Servizio pubblico” non accettasse passivamente la dittatura di quell’audience dai contorni indefiniti ma che con i suoi ascolti riesce a comandare a bacchetta la programmazione delle emittenti televisive e chiede soltanto Isole dei Famosi e Delitti di Cogne -

Sarebbe bello se il “Servizio pubblico” proponesse le storie di vita di un mondo invisibile come è quello degli operai e dei manovali.

Sarebbe bello se almeno la Rai non avesse negato il finanziamento del documentario (che Segre si è dovuto produrre da solo con la sua società i Cammelli) come invece ha fatto.

Sarebbe bello, se…

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#16   05 Marzo 2008 - 23:08
 
Un post molto interessante, drammatico, perchè questo è il problema e commenti di persone che conoscono il problema. Da un'altra amica ho visto un lungo filmato ed un pezzo del film "la classe operaia..." .
Abbiamo, di certo, più contributi qui, tra noi, rispetto ai notiziari ruffiani e inconsistenti.
Ti ringrazio e ringrazio Daniele e Salvatore.
danis
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#17   06 Marzo 2008 - 08:07
 
Ormai questo "morire di lavoro" pare essere diventato un ricorrente fatto di cronaca contemporanea. Si poteva capire nei secoli scorsi, dove l'industria muoveva i primi passi con norme di sicurezza inesistenti. Non lo si può capire né accettare oggi, dove la sicurezza esiste ma pare essere divenuta un optional..
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#18   06 Marzo 2008 - 08:13
 
La precarizzazione del lavoro ha reso la situazione ancora più drammatica, perchè rende i lavoratori schiavi del "padrone".
E nonostante la strage infinita di morti sul lavoro, la Confindustria fa sapere che non gradisce l'inasprimento delle sanzioni per le imprese non in regola sulle norme per la sicurezza...
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#19   06 Marzo 2008 - 08:18
 
Cara Giulia, mi piace molto il modo in cui hai parlato di questa tragedia che quotidianamente ci colpisce e non posso che dire brava a te e ai tuoi commentatori.
Vorrei lasciare una parola di speranza, non vedo spiragli ma mi ostino a credere che non si andrà avanti così, che vedremogiori migliori.

Un abbraccio.

cri
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#20   06 Marzo 2008 - 09:10
 
Vi ringrazio veramente tutti per i commenti e i contributi molto interessanti che hanno aiutato tutti a capire meglio il problema. E' bello quando anche nei blog si discute in modo così serio, allora sembra tutto avere un senso... Abboamo molti motivi per essere pessimisti, ma questo non ci deve esimere dal continuare a fare le cose in cui crediamo. Grazie davvero a tutti. Giulia
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#21   06 Marzo 2008 - 09:13
 
cosa posso dire niente al riguardo, perchè mio fratello nn è morto ma è
sulla sedia a rotelle da 20 anni,dopo un'incidente sul lavoro... cmq come sempre interessanti i tuoi post ,servono per riflettere e far pensare davvero in che realtà viviamo...
Grazie Giulia
un abbraccio

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#22   06 Marzo 2008 - 11:09
 
Grazie per questo post.

Molfetta e Genova due città che piangono morti bianche ma si tingono di nero per il dolore.

Anche io ho fatto un post su questo ma a modo mio con una poesia.

Daniele il Rockpoeta
utente anonimo

#23   06 Marzo 2008 - 13:26
 
Morire per poter vivere, e dar da mangiare alla propria famiglia è veramente triste.
Nella crisi si fa economia in tutto, ma specie dove non si dovrebbe, sulla sicurezza di chi lavora.

Carissimo Giuba, se ne hai tanti..non saprei, io sono già al completo con i folletti.. O_O
Bacioni a te e grazie del commento. ^_^
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#24   06 Marzo 2008 - 13:42
 
non si può che essere con te e apprezzare come lo dici.
che ne muoiano almeno tre al giorno è l'unico modo che hanno trovato per creare nuovi posti di lavoro...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertomazzuia

#25   06 Marzo 2008 - 14:35
 
Saltano agli occhi i ritardi accumulatisi nel tempo. La sicurezza sul lavoro è una "falla" di un sistema che di falle ne presenta tante, troppe. Mai abituarsi alla "normalità" delle statistiche... :(
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#26   06 Marzo 2008 - 14:51
 
ci vorrebbe davvero un film cosi' in prima serata invece che tanti stupidi telequiz o salotti di chiacchiere psudopolitiche.
Su rai1 non ci conterei. Forse su rai3 c'e' qualche speranza.
Artemisia
utente anonimo

#27   06 Marzo 2008 - 18:01
 
da Giuliano
Cara Giulia, c'era una legge bellissima, la famosa 626, una delle poche che ho davvero studiato (dieci anni fa). In teoria c'è ancora, ma con le leggi sul precariato, le agenzie, eccetera, è come se non esistesse più.
La 626 dava poteri (e responsabilità) anche ai lavoratori, ma è stata boicottata da subito, e il colpo di grazia è arrivato con i signori come Maroni.
Basterebbe questa, la 626. Invece siamo alle grdia manzoniane: ma niente paura, tra due mesi col nuovo governo Berlusconi-Bossi nessuno parlerà più di queste cose e staremo tutti più tranquilli.
utente anonimo

#28   06 Marzo 2008 - 18:52
 
Posso linkare questo articolo?
utente anonimo

#29   06 Marzo 2008 - 19:12
 
Grazie del passaggio da me.
L'italia di questi giorni sembra un bollettino di guerra: la vita umana è meno importante del profitto.

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente elisnelpaese

#30   06 Marzo 2008 - 19:23
 
Purtoppo noi operai , sopratutto i precari , non hanno nessun diritto e pensa vogliono toglire pure l'articolo 18 , guerriglia!
Ti ho risposto sul mio blog
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#31   07 Marzo 2008 - 09:48
 
Come non essere d'accordo? Siamo nel terzo millennio ed in Italia per quanto ruguarda il diritto al lavoro (e alla sua dignità, la sua sicurezza) sembra essere rimasti all'800... :-(

--
brix
http://newbrixblog.wordpress.com/
utente anonimo

#32   07 Marzo 2008 - 11:08
 
essenza della politica attuale è non credere nel proprio pronunciamento o nell'esserne impossibilitati
un abbraccio
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alessandro62

#33   07 Marzo 2008 - 13:30
 
Purtroppo tutti noi o quasi, siamo a rammentarci e poi a dimenticare, proprio come blob. Gli infortuni sul lavoro, talora infortuni e talora omicidi, sono figli del clima di illegalità e di impunità che regna sovrano. Se non si riflette su questo non andremo mai più avanti.
luigi
utente anonimo

#34   07 Marzo 2008 - 15:07
 
Questi film arrivano al massimo su Rai3 dopo le 11. E' importante usare i blog per segnalarli. Ciao Elena
utente anonimo

#35   07 Marzo 2008 - 15:37
 
siamo nel '700 altro che '800...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ClaudioCasaz

#36   10 Marzo 2008 - 17:59
 
Ciao, Giulia, scusami se esco un attimo dal seminato. Promesse dei politici: "Il lavoro precario diventerà più sicuro, verranno stabilizzati i contratti e tutto andrà meglio sia per la sicurezza sia per l'occupazione". Mi nascono due dubbi. Il primo è: chi si occuperà dei disoccupati se tutti si preoccupano dei mal-occupati? Secondo: partendo dalla base attuale, che fornisce un certo tipo di direttive nell'assunzione e sulle manzioni svolte dai lavoratori, credo che una semplice traslazione da "lavoro a tempo determinato" a "lavoro a tempo indeterminato" si rischia di confermare e sancire una situazione che andrebbe rivista dalle fondamenta. Mi sembra che le promesse riguardino, come sempre, false rivoluzioni.
Apresto,

Gioacchino
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