Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
domenica, 10 febbraio 2008

E’ caduto dal tetto di un capannone...

cantieri02gE’ caduto dal tetto di un capannone. Lo annuncia un trafiletto di cronaca su La Stampa. Stava installando una telecamere di un sistema di videosicurezza. Ha perso la vita. Subito è scattata l'operazione dei carabinieri nei cantieri edili della provincia di Torino e il 75% è risultato irregolare. Ma non è tutto perchè il 50% dei lavoratori controllati era in nero. Tra il centinaio di lavoratori controllati, il 68% era di origine straniera. 

Nell'era delle tecnologie più avanzate si muore nel modo più antico, perchè  la tecnologia per proteggere gli uomini comuni costa troppo. Morto uno se ne può sostituire un altro. I disoccupati non mancano... C'è solo l'imbarazzo della scelta.
Devono morire perché, in campagna elettorale, qualcuno si accorga che i lavoratori esistono e che debbano essere rappresentati. Altri però non ci pensano proprio...

Non dobbiamo più tacere, dobbiamo diventare la voce di chi muore nel silenzio, di chi muore e diventa un numero, entra in una statistica e scompare come abissandosi in una tabella. Lui, Lei, madre o padre, figlio o figlia, solo, perché viene da lontano, bianco, nero, non esistono come persone, sono ex-lavoratori deceduti sul lavoro, il tributo che, al di là delle parole di rito, si sacrifica alla causa: lo sviluppo o come dicono altri un liberismo selvaggio, la globalizzazione. Un tributo come se fossimo in guerra: il numero dei morti supera quello della guerra in Iraq.

La loro vita conta meno di quella di un qualsiasi pettegolezzo che occupa giorni interi le pagine dei nostri giornali, o di  assassini di cui in Tv si sfogliamo i diari e scrutiamo gli sguardi. Appaiono a volte in un piccolo trafiletto, a volte neanche lì…

Se veramente queste persone contassero, meriterebbero la prima pagina, meriterebbero un’indignazione vera e leggi che esigano controlli continui ed assidui e non una tantum. Sarebbe forse il caso di dire  i  nomi di questi lavoratori, fare un lunghissimo infinito elenco, e raccontare le loro storie una per una, proprio perché non rimangano solo numeri come sta cercando di fare il sito caduti sul lavoro.

Eppure dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti: queste le cifre del fenomeno secondo l'Eurispes.

Siamo una società malata che non sa più guardare agli altri e non sa più garantire nulla né il lavoro né tanto meno la sicurezza: molti sono o diventano “scarti umani”, per loro la vita diventa un azzardo, il rischio non più qualcosa di contrattabile ma da accettare perché l’alternativa è “non lavorare”. Ma il rischio lo corriamo tutti perché il sistema con la globalizzazione è cambiato.

Bauman dice  "siamo tutti nel e sul mercato, al tempo stesso, o in modo intercambiabile, clienti e merci" e il sociologo fa un paragone tra il Grande Fratello orwelliano e quello odierno dei reality show, i cui protagonisti agiscono in modo da escludere e individuare le persone che non servono, che non sono più “risorse” o peggio “eccedenze” e le parole sono “pietre”…

Il rifiuto, l'eccedenza è la presenza - assenza dei nostri tempi. Ne produciamo una quantità sterminata, ma preferiamo non pensarci e rimuovere il pensiero. «I rifiuti sono il segreto oscuro e vergognoso di ogni produzione» ma, scrive Bauman «sarebbe preferibile che restasse un segreto». Il rifiuto è dunque connaturato al nostro modo di vivere e di pensare. Viviamo, consumiamo e produciamo rifiuti da oltre un secolo. Siamo stati addestrati per questo scopo e ora, afferma lo studioso polacco, l’idea del rifiuto si è ormai spostata dagli oggetti all’uomo, un particolare tipo di uomo che è divenuto un rifiuto, un vinto dell’era tecnologica.

E’ questa piaga del nostro secolo che vorremmo vedere affrontare nei dibattiti che ci aspettano, ma sappiamo che questo avverrà solo se ci sarà una continua e tenace denuncia, se ci sarà chi ricorderà per chiedere non solo “risarcimenti seri” , ma anche politiche e controlli seri, se anche noi non ci faremo l'abitudine

E quello che fa questo blog e che ha preso una iniziativa raccogliere  video di denuncia sulle condizioni di lavoro come questo:

postato da giuba47 alle ore 14:56 | link | commenti (19)
categorie: lavoro, incidenti, bauman, morti sul lavoro

Commenti
#1   10 Febbraio 2008 - 14:59
 
E' il brutto cinismo di chi "gioca" sul fatto che - come scrivi - morto un operaio, esso è sostituibile, visto che i disoccupati non mancano. 'Sviluppo sostenibile' è anche sicurezza sul lavoro.
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#2   10 Febbraio 2008 - 16:07
 
Sembra un bollettino di guerra..mai come in questo periodo si sente parlare di vittime sul lavoro. Eppure..si fa ben poco per i lavoratori e non si fa nulla per la sicurezza di quelli che sono in regola per non parlare di coloro che non lo sono! Dicono che le leggi ci sono ...dicono che non vengono rispettate e..dicono che sarebbero troppe le attività che chiuderebbero essendo non a norma se si facessero più controlli.
E..che chiudessero..cavolo...ci sarebbero più disoccupati ma meno morti! Poi ..quando cominciano a far chiudere...alllora vedi che tutti si mettono in regola con le norme!
ciao
dani
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#3   10 Febbraio 2008 - 17:15
 
Ma perché i controlli si fanno solo dopo che ci scappa il morto?
E gli danno una multa, e assolvono l'omicida? (perché di questo si tratta).
O ... forse è un sistema per far diminuire i disoccupati?
E qualcuno pensa di occuparsi degli operai, esibendone uno nella propria lista?
Complimenti per il post.
ciao
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#4   10 Febbraio 2008 - 17:30
 
della Fibronit di Broni ne hai sentito parlare? http://laprovinciapavese.repubblica.it/dettaglio/Morti-per-l-amianto-c-e-l-omicidio-colposo/1418908?edizione=EdRegionale
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#5   10 Febbraio 2008 - 19:04
 
Cara Giulia, sono io la persona che la signora di Napoli ha cancellato: non preoccuparti dello spazio che c'è nella mia testa. Fatevi le feste tra voi, va...
utente anonimo

#6   10 Febbraio 2008 - 19:28
 
Su questo ho un'idea piuttosto precisa, essendo anche "RLS" dell'Azienda dove lavoro.
Molte volte (ma parlo delle fabbriche, sia chiaro) i lavoratori stessi non fanno nulla per rendersi la vita più sicura.
I dispositivi di protezione vanno usati, non buttati da parte, non evitati, per poi incazzarsi (scusa) quando si sentono certe notizie.
Le Aziende, da parte loro, se ne fregano, senon gli si rompe ogni giorno: quello che è successo a Torino è emblematico, ma non hai neanche un'idea di quanti piccoli infortuni avvengono ogni giorno.
I morti non sono un problema irrisolvibile: sono la punta di un iceberg di ignoranza unita al menefreghismo (tipicamente Italiano).
Ognuno la sua parte.
Anche a me fa piacere ritrovarti, sempre così puntuale e piacevole.
Daniele
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#7   10 Febbraio 2008 - 23:44
 
Bauman fondamentale.
Berlusconi e Veltroni uniti nella lotta.
Ai diritti dei lavoratori.
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#8   11 Febbraio 2008 - 08:09
 
Brava Giulia! Si cura troppo poco la sicurezza nei cantieri. Chi ci rimette è sempre qualcuno che è talmente in difficoltà, da accettare il rischio di poter morire sul lavoro.
Un abbraccio
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#9   11 Febbraio 2008 - 09:11
 
E' assurdo! E' assurdo! Poteva accadere ai tempi della rivoluzione industriale.
Mai più Tyssen!
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#10   11 Febbraio 2008 - 09:41
 
Mio nonno è morto così a 42 anni. Mio padre ne aveva appena 18 ed è diventato capo famiglia.
Ho scritto il racconto Dio aggiunge, non ricordo se lo hai letto in cui parlo di una storia simile.
Bellissimo post!Touchée
Emanuela
utente anonimo

#11   11 Febbraio 2008 - 09:55
 
mi associo al post di macca.
Mio marito si occupa di tutela del lavoro e ogni giorno incontra situazioni avallate dagli stessi lavoratori. Lavoro in nero, lavoro al limite delle sicurezza, situazioni di connivenza tra aziende e maestranze.
Questo soprattutto perchè è difficile far capire a un disoccupato che i soldi in più che si ritrova a nero possono costargli la vita. Ognuno pensa sempre che tocchi a un altro, di essere invulnerabile. E soprattutto sa bene che se rifiuta certe condizioni ci sono altri che spingono per occupare il suo posto. Con questo andazzo anche fabbriche importanti come la Tyssen, che impiegano altrove i mezzi per proteggere i lavoratori, in Italia trascurano alla grande questo aspetto. Viene poi da sè che le migliaia di piccoli cantieri aperti sul territorio facciano altrettanto.
Tutto ciò deriva dal fatto che non c'è più una cultura del lavoro, gli operai "invisibili" non hanno più cittadinanza nella stratificazione sociale. Le istanze dei più vulnerabili non sono state accolte come prioritarie dalla politica, da troppo tempo, e quindi non esistono. Ora mi sembra un po' tardi per recuperare una situazione che si è incancrenita, ma è fondamentale che la politica torni ad occuparsi del lavoro, quello più difficile e meno protetto. Prodi aveva iniziato un cammino, ora tocca a chi verrà dopo di lui...
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#12   11 Febbraio 2008 - 11:25
 
Brava Giulia! Fai bene a parlarne ed in modo cosi' puntuale.
Baumann: un grande.
Interessanti anche i due commenti di RLS.
Artemisia
utente anonimo

#13   11 Febbraio 2008 - 15:05
 
Candidare un operaio della Thyssengrupp in questo momento mi sembra una strumentalizzazione.
Intanto che pensiamo alle elezioni, la strage continua...
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#14   11 Febbraio 2008 - 15:31
 
Ne ho parlato anche io in breve o se vuoi a "modo mio".

La stanchezza è tanta, la voglia di arrendersi cresce.

E pensare che era domenica.....

Daniele il Rockpoeta
utente anonimo

#15   11 Febbraio 2008 - 16:08
 
Sto leggendo Bauman adesso. Vita liquida. Siamo cose e le cose si possono rompere e gettare via. L'umanità, decisamente, ha perso.

guccia
utente anonimo

#16   11 Febbraio 2008 - 18:24
 
purtroppo è una situazione drammatica che viene sventolata da chi potrebbe fare qualcosa, solo nel momento in cui gli serve sostegno politico, poi tutto cade, come quell'uomo, nel silenzio, nel nulla dell'indifferenza, e allora noi dobbiamo parlarne, come hai fatto tu, e come fa quel blog che ci segnali.
Sempre un faro luminoso nel web.
Un saluto.
Paz!
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#17   11 Febbraio 2008 - 20:10
 
secondo me i lavoratori non SCELGONO di lavorare nel pericolo per "ignoranza" lo fanno perchè sono ricattati dai tempi di produzione dal bisogno di soldi che deriva da una reale situazione di disagio economico per molti operai del nostro paese.
L'unica colpa che ha il lavoratore..secondo me..è la sua disperazione.
ciao
daniela
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#18   11 Febbraio 2008 - 20:14
 
Tristemente INACCETTABILE!!!!!!
L'ispettorato del lavoro? assenti... (o a bere caffè in bar...)
Poliziotti o vigili? assenti... impegnati altrove... (chissà dove).
Ma si può urlare, si può denunciare, si può difendere il proprio diritto di vivere (e non di sopravvivere per colpa del menefreghismo di chi ci governa -e ci governerà-) In Germania gli infortuni sul lavoro sono diminuiti del 48%... qui siamo ancora in alto mare perchè nessuna istituzione ci protegge, maledizione!
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#19   13 Febbraio 2008 - 15:36
 
Quante volte ci capita per strada di vedere manutenzioni in corso, con scarse misure di sicurezza. Le nostre leggi sono tra le migliori del mondo. Ma i controlli?
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