Il giornalista Fabrizio Gatti si era, tempo fa, infiltrato tra i raccoglitori di pomodoro nella provincia di Foggia per guardare da vicino l'orrore che gli immigrati devono sopportare.
E la realtà che ha osservato ha davvero il volto dell'orrore. Sono almeno cinquemila. Forse settemila. Nessuno ha mai fatto un censimento preciso. Tutti stranieri. Tutti sfruttati in nero. Rumeni con e senza permesso di soggiorno. Bulgari. Polacchi. E africani. Da Nigeria, Niger, Mali, Burkina Faso, Uganda, Senegal, Sudan, Eritrea. Sono partiti dalla Libia e venuti in questa regione perché sapevano che d'estate si trova lavoro.
Abbiamo da poco festeggiato l'anniversario delle nostra
La provincia di Foggia è il serbatoio di quasi tutte le industrie della trasformazione di Salerno, Napoli e Caserta.
Per proteggere i loro affari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di caporali spietati: italiani, arabi, europei dell'Est. Alloggiano i loro braccianti in tuguri pericolanti, dove nemmeno i cani randagi vanno più a dormire. Senza acqua, né luce, né igiene. Li fanno lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera. E li pagano, quando pagano, quindici, venti euro al giorno. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga. Qualcuno si è rivolto alla questura di Foggia. E ha scoperto la legge voluta da Umberto Bossi e Gianfranco Fini: è stato arrestato o espulso perché non in regola con i permessi di lavoro. Altri sono scappati. I caporali li hanno cercati tutta notte. Come nella caccia all'uomo raccontata da Alan Parker nel film 'Mississippi burning'. Qualcuno alla fine è stato raggiunto. Qualcun altro l'hanno ucciso.
Anche l'organizzazione umanitaria “Medici senza frontiere” tra luglio e novembre
Un'indagine che - alla sua seconda edizione - parla di «un costo umano e sociale altissimo,
necessario per assecondare i meccanismi perversi di economie di mercato. Un costo umano dimenticato da un politica tesa solo a regolamentare flussi migratori senza avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Senza avere il giusto coraggio di andare al cuore del problema».
Lo staff di Medici senza Frontiere è partito ai primi di luglio dalla Campania, e passando per Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata ha raggiunto
Il 90% del campione intervistato ha dichiarato di non possedere alcun contratto di lavoro e non gode dunque di alcuna tutela giuridica in termini di retribuzione, di infortuni sui luoghi di lavoro e di previdenza sociale.
Difficile è l'accesso alla strutture sanitarie. Il 71% degli stranieri intervistati non ha una tessera sanitaria. Colpa di una burocrazia paralizzante, di una mancanza di servizi di informazione rivolti agli immigrati, e della carenza di ambulatori di primo livello dedicati agli stranieri irregolari.
Anche per questo le condizioni di salute di queste persone sono in molti casi caratterizzate da malattie croniche. Seppure il 76% dei pazienti sia giunto in Italia in buone condizioni fisiche, al momento della visita di Msf al 72% dei pazienti è stato formulato almeno un sospetto diagnostico, di cui la maggioranza è risultato avere una malattia cronica. Patologie osteomuscolari (probabilmente dovute a sforzi da lavoro agricolo, sollevamento di pesi, mantenimento di posture fisse per lungo tempo, o movimenti ripetitivi), malattie dermatologiche (micosi e dermatiti probabilmente attribuibili alle scarse condizioni igieniche e al contatto con sostanze chimiche senza protezione), malattie respiratorie sono le patologie più frequenti. Ma anche gastriti e malattie del cavo orale, spesso gravi perchè trascurate.
Il 65% degli immigrati intervistati vive in strutture abbandonate, il 53% dorme per terra, sopra un cartone o un materasso, e il 21% deve condividere il proprio materasso con una o più persone. Ancora più allarmanti i dati che rilevano l'assenza di servizi per garantire condizioni igienico sanitarie minime: il 62% degli intervistati non dispone di servizi igienici nel luogo in cui vive.
Insomma dai dati raccolti in questo secondo rapporto riemerge il quadro scioccante già rilevato nel 2004: «La maggioranza degli stranieri impiegati come stagionali vive in condizioni igieniche e sanitarie drammatiche; in un stato di povertà estrema e di esclusione sociale. Questa condizione espone gli stagionali ad atti di violenza e intolleranza e conferma, ancora una volta, l'assenza pressoché totale di misure tese a garantire standard minimi di accoglienza».
Per Msf, «i sindaci, le forze di Stato, gli ispettorati del lavoro, le associazioni di categoria e di tutela, i ministeri: tutti sanno e tutti tacciono. L'utilizzo di forza lavoro a basso costo, il reclutamento in nero, la negazione di condizioni di vita decenti, il mancato accesso alle cure mediche sono aspetti ben noti e tollerati».
Questa è l’Italia, questo è quello che non vogliamo vedere, che non vogliamo denunciare, su cui ci informiamo troppo poco…
Ho letto il dossier dell’espresso e quello dei Medici senza frontiera, credo che sarebbe importante lo facessero tutti quelli che hanno a cuore la nostra costituzione e che temono la deriva del nostro paese. Non possiamo più ammettere che questo accada a casa nostra…
Perché la vita di qualcuno deve valere più di quella di altri? Questo pensiero mi è insopportabile.
