Gli artisti spesso prevengono i tempi, sanno vedere più lontano grazie a quella gran dote che è l’immaginazione, la creatività.
“Stanno arrivando” così annunciava un manifesto nelle strade di Roma nel mese di marzo. E in effetti tra il 21 e 29 marzo dello scorso anno giungevano a Roma i Trash Men. Una vera e propria invasione di 1000 uomini alti 1,80 realizzati con la compressione di materiali di scarto industriali e rifiuti urbani: lattine, tastiere di computer, scatole, vecchi circuiti elettrici, una rappresentazione della società di oggi, una spettacolare provocazione che dimostra come siamo ciò che consumiamo. Ogni singolo oggetto o rifiuto che compone la figura è infatti un riferimento al nostro quotidiano. Per la loro realizzazione sono state riciclate ben 35 tonnellate di rifiuti urbani e industriali.
L’ideatore dei Trash Men è l’artista tedesco Ha Schult, uno dei maggiori esponenti della Action Art, nato a Berlino nel 1939 e cresciuto nel dopoguerra fra le rovine di Berlino. E' stato il primo artista europeo ad affrontare attraverso la sua arte le problematiche ambientali e uno dei maggiori promotori della nuova consapevolezza ecologica. Questi uomini-spazzatura sono diventati un'opera d'arte monumentale, in viaggio per il mondo in una invasione pacifica di luoghi molto rappresentativi. Dal 1996, infatti, i Trash People con la loro aria di sfida girano il mondo. Sono stati posizionati ai piedi de
“Viviamo in un'era di rifiuti. – spiega l’artista- I Trash Men rispecchiano la nostra immagine, come degli esuli dell'era del consumismo errano per il mondo, il pianeta terra che riempiamo di rifiuti.....La quantità di rifiuti di oggi saranno le piramidi del futuro. Su di essa fiorisce la nostra epoca del consumo.".
E credo che il messaggio di Trush sia quanto mai attuale alla luce di quello che stiamo vedendo succedere oggi a Napoli, ma chissà nel futuro in quante altre città se non sapremo arginare ciò che è il prodotto diretto delle nostre azioni contemporanee: una massa immensa di rifiuti urbani ed industriali che in maniera sempre più accelerata e spregiudicata produciamo.
"Siamo ciò che produciamo", quindi "spazzatura" ci ricorda Schult di "noi rimarrà solo la forma, il contenuto sarà spazzatura!”
Nelle installazioni la figura dell'uomo non perde la sua apparente compostezza. Assume caratteri inquietanti .
A Schult non è venuta meno la capacità di anticipare, quella capacità che i greci avevano attribuito a Prometeo e la capacità di “immaginare” gli effetti ultimi del nostro “fare”. E’ venuta meno però a chi ci governa e tutti noi che rischiamo di diventare quella moltitudine di Trash Man che ci rappresenta come esercito immobile e silenzioso, che consuma e butta via, o che si lascia trattare da esercito muto, schiavizzato. L’unica via d’uscita è proprio differenziarsi - come la raccolta dei rifiuti - per poter scampare a questo destino.
