Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
mercoledì, 02 gennaio 2008

Tangos – l’esilio di Gardel

tango

Astor Piazzolla - Soledad (ascoltatelo)

Alba sulla Senna. Due silhouette danzano il tango su un ponte di Parigi  seguendo la musica di Astor Piazzolla. Un uomo suona il bandoneon sotto l’arco del ponte, al di là del quale si ammira la mole di Notre Dame. I due ballerini sono ora sul lungosenna, nelle prime inquadrature era primavera, ora è inverno, l’uomo indossa un pesante cappotto e tiene in mano una valigia.
Questo è l’inizio di “Tangos – l’esilio di Gardel", un "musical", diretto dal regista argentino Fernando E. Solanas. Numeri musicali si succedono uno dopo l’altro e si intrecciano con la storia. E' un'antologia di tango: una ventina di straordinari ballerini, la grande orchestra di Osvaldo Pugliese, le musiche originali di Astor Piazzolla, canzoni vecchie e nuove e la voce di Carlos Gardel: "è la nostra voce e la nostra parola, - dicono di lui gli argentini - stretta dall'angoscia, intirizzita dal dolore... non c'è un solo uomo o una sola donna capace di trasmettere come lui una nostalgia, una pena, un amore, un'indignazione". Gardel è la voce di chi vive nell'esilio, di quelli che vivono all'estero e di quelli esiliati in patria.

E' un film sull'esilio, quindi, un film doloroso e drammatico, ma a tratti ironico. Non a caso al tango, che canta la nostalgia senza speranza, mescola on la milonga, che sa essere grottesca, pungente, satirica. Come il tango, è anche profondamente erotico.

E’ Maria che racconta la storia, ha vent'anni, vive a Parigi da qualche anno con la madre, il padre scomparso in Argentina. Racconta la storia della sua, della loro solitudine, delle ricerche e delle soluzioni adottate per continuare a vivere. E gli sforzi del "gruppo" si concentrano sulla realizzazione di una "tanghédia" (tango+tragedia+commedia), i cui testi o meglio temi arrivano via via dall'Argentina scritti da Juan; a Parigi un altro Juan (Juan Due, il primo è Juan Uno) compone la musica e si incarica di organizzare la rappresentazione con l'aiuto di un giovane regista francese.

Il film vuole ricordare la dittatura miliare argentina tra il 1976 e il 1983 che fu particolarmente dura:notte_argentina non si possono dimenticare gli squadroni militari che sequestravano gli oppositori politici, li torturavano e li uccidevano, che migliaia sono stati i morti e decina di migliaia i desaparecidos. La maggior parte di loro  gettata nel Rio della Plata in quelli che si chiamarono “i voli della morte”. Non si può dimenticare che fu anche allestito in quegli anni un piccolo ospedale con un reparto maternità clandestino, dove i militari attendevano che le ragazze incinte sequestrate portassero a termine la gravidanza per sottrarre loro i bambini, che venivano affidati a famiglie di militari o poliziotti, prima di ucciderle.Tutto questo viene ricordato nel film.

Ma "Tangos" è, anche, un film che s'interroga su se stesso, sul cinema, sull'arte.
"Niente creatività senza rischi", dice un personaggio. I suoi rischi, Solanas se li è assunti con audacia, ma anche con una matura padronanza dei mezzi espressivi. E il regista non manca di evidenziare nella storia i contrasti fra la razionale concezione francese dello "spettacolo" e della rappresentazione e quella sensitiva e improvvisata degli argentini.
La poetica di Juan Uno è tutta racchiusa in una labirintica valigetta: ritagli, scarabocchi, appunti presi sui pezzi di carta più folli, dai tovaglioli alla carta igienica. "Gettare dalla finestra i canoni estetici,- egli dice - mischiare i generi, rischiare la bruttezza per trovare la bellezza. La perfezione è morte, viva la vita. Juan Uno è così. Scrive senza logica...". Ma Pierre, da bravo europeo, la logica la pretende: "Juan, senza finale diventa una cazzata!". Su questa dialettica vive Tangos: a Solanas non interessa la perfezione, e in Tangos persegue con coraggio una miscela tra un cinema puro, classico, e una struttura il più possibile aperta, a schidionata.

Per di più Juan Uno non manda il finale. Ma quale può essere il finale dell'"Esilio di Gardel”? L'esilio ha una fine? I segni di democrazia sono definitivi, per l'Argentina? La vera Argentina è quella dell'infanzia o quella del ricordo o del tragico passato prossimo, della nostalgia, del sogno, del futuro? Tutto rimane aperto, nella "tanghédia" da rappresentare, e nel film diSolanas. Tutto rimane aperto perchè i pericoli della dittatura sono sempre presenti, l'apertura è tensione, tenere vivo l'allarme, lavorare perchè, come dicono gli argentini, quello che è successo non succeda "Nunca mas".

L’esilio è assenza, perdita. Si è costretti a vivere un’altra realtà, un altro tempo, un’altra vita. Si esiste convocando gli assenti. Si prende l’abitudine di parlare, di vivere con loro anche se sono morti. L’esilio è anche un grande viaggio introspettivo. Una crisi profonda dalla quale pochi riescono a fuggire. Gerardo, il vecchio che è un po’ la "memoria storica" del gruppo di esiliati, parla letteralmente con San Martin e Gardel, in una sequenza onirica che è uno dei punti più alti dei film.
E nei suoi film Solanas ha un intento chiaro:

"l'emotività del pubblico deve essere sollecitata in modo tale da provocare non l'identificazione passiva con le vicende e i personaggi presentati, ma la riflessione critica su di essi; a tal fine la struttura del racconto cinematografico viene continuamente frantumata, svelata, sconvolta, messa in discussione, negata, al fine di penetrare dentro la struttura stessa, dentro le convenzioni e così comprenderle a fondo, capirle, superarle".

tangosE davvero questo film ci mette in questa dimensione. Richiede impegno nel seguirlo, nell’interpretarlo. Pone domande, lascia in sospeso le risposte. Ci immedesimiamo e ci perdiamo, seguiamo una scena e ci ritroviamo in un'altra...
E’ un film molto argentino e sugli argentini, ma che coinvolge tutti e  interroga tutti: chi siamo noi, chi sono quelli che per un motivo o per l’altro sono costretti a scappare dal loro mondo, quale rapporto ci può essere con loro? Chi sono i responsabili dello “spaesamento” di tante persone? Come mantenere viva, là dove c'è, la democrazia, come mantenere viva la parola "libertà", attribuirle il giusto significato?

E, infine, che faranno tutti coloro che, come Maria, non appartengono più nè ad un mondo nè ad un altro? Problemi di grande attualità.

postato da giuba47 alle ore 17:36 | link | commenti (25)
categorie: musica, cinema, argentina, dittatura, solanas, piazzola

Commenti
#1   02 Gennaio 2008 - 17:54
 
Mai ascoltati gli Aires Tango?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#2   02 Gennaio 2008 - 17:59
 
Già scritto sulle cose da vedere, come nella mia agenda (e in parte sulla mia scrivania) è ormai pieno di titoli di libri in attesa, libri che mi hai consigliato tu
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente gucciaguccia

#3   02 Gennaio 2008 - 18:27
 
Prendo nota. La tragedia Argentina è ancora viva. I desaparecidos "i voli", non potranno mai più parlare. Sono stata a Buenos Aires e tutto fa pensare questa città, così colta, così fortemente decò, tranne che sia accaduto ciò che tutti sanno. La dittatura che costringe i sopravvissuti al ruolo di esuli, ha le mani bagnate di tanto sangue. Credo di non avere mai notato un numero di librerie consistente come a Buenos Aires e di essere rimasta catturata dalla magia della gente che balla il tango, fuori dai caffè verso l'ora in cui a Londra si beve il tè. Il tutto con una naturalezza e una dose di malinconia profondissima. Grazie per la segnalazione. Questo film è imperdibile:-)Buon anno eh?:-)
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#4   02 Gennaio 2008 - 19:26
 
Molto interessante,ho approfondito la storia della dittatura argentina, simile e forse più feroce di altre in America Latina in quegli anni.
Il tango poi è un ballo dal fascino unico.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GianGiorno

#5   02 Gennaio 2008 - 20:15
 
il tango...bellissimo...
buon anno a te, che sia pieno di soddisfazioni!
dany
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#6   02 Gennaio 2008 - 20:33
 
Mi ha molto colpito la frase:"....rischiare la bruttezza per trovare la bellezza". del resto io sono un Saccheggiatore-Riassemblatore che,in tal modo,prova a dar visibilità alle emozioni!!!!!
ti saluto e ti ringrazio per il passaggio tra i miei Blob Cartacei!!!!
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#7   02 Gennaio 2008 - 21:13
 
Veramente interessante e triste quello che hai scritto,conoscevo già quegli avvenimenti che hanno fatto così male a quella Nazione,quanti morti e quanta crudeltà.
Un caro saluto
Roberto
utente anonimo

#8   02 Gennaio 2008 - 22:43
 
Quante cose belle hai saputo dire nel tuo bellissimo post. Il popolo argentino è vivacissimo e pieno di vita, ma dal quadro che ne hai fatto traspare quanto male possono fare lo sradicamento, l'esilio, l'incertezza dell'identità.
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#9   03 Gennaio 2008 - 10:08
 
purtroppo pensare a certe cose mi fa male...certi film pure se belli non riesco a vederli...
francyxxxx
utente anonimo

#10   03 Gennaio 2008 - 10:13
 
Mi trovi sensibile al discorso Argentino, potendo, per fortuna, vantare amici di quel Paese, impegnati tuttora con la loro Associazione, qui in Italia, a fare luce sugli accadimenti di quel periodo oscuro.
Anche attraverso la musica, sopratutto il Tango, così malinconico, ma anche così evocativo, possiamo cercare di ricordare che la Storia non finisce e, se non insegna, può lasciare ferite profondissime.
Un abbraccio
Daniele
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#11   03 Gennaio 2008 - 10:38
 
No Cara Stefania, non li ho ascoltati, li cercherò e ti dirò...

Cara Guggia è un film particolare, ma merita vederlo secondo me...

Cara Giuliana, le tragedie non si vedono, rimangono vive nel cuore delle persone che le hanno subite.
Sì, sono d'accordo, GianGiorno,la dittatura argentina deve essere stata tra le più feroci...

Cara Dany, se ti piaceil tango, questo film davvero te lo fa vivere
A volte, Blocca questo utente

Oidualc, per cambiare si può rischiare di far qualcosa di brutto, ma solo così si possono trovare territori nuovi da esplorare...

Grazie Roberto e Ubaldo...

Cara Francy, questo film è diverso dai film di denuncia, molto diverso: è malinconuico, ma anhe ironico, è sicuramente molto particolare.

Caro Macca sono pienamente d'accordo con te...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giuba47

#12   03 Gennaio 2008 - 11:26
 
Complimenti per il post! ;-***
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#13   03 Gennaio 2008 - 11:27
 
Grazie del tuo passaggio sul mio blog, complimenti per il tuo anche ...Silvia
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BELDESCUSILVIAA

#14   03 Gennaio 2008 - 12:10
 
buon 2008
che sia pieno di cose belle
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#15   03 Gennaio 2008 - 12:12
 
Film molto bello. Mi hai fatto venire voglia di rivederlo.
Un caro saluto,
Artemisia
utente anonimo

#16   03 Gennaio 2008 - 12:55
 
Sono rientrato oggi, e il tempo a disposizione per la Rete è sempre striminzito.

Leggerò più. Ora mi limito a salutarti e ad augurarti un Felice Anno Nuovo.

Ciao
Salvatore
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#17   03 Gennaio 2008 - 13:25
 
Interessante questo Blog....
Ciao.
Paolo
utente anonimo

#18   03 Gennaio 2008 - 13:34
 
Io ho visto da poco Imagining Argentina, che pur non essendo un capolavoro, anzi tutt'altro direi, ha comunque il merito di ricordare i desaparecidos, vittime della dittatura militare degli anni '70-'80.
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#19   03 Gennaio 2008 - 15:09
 
Solo un caro saluto e un augurio di un sereno 2008. Lù
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#20   03 Gennaio 2008 - 15:11
 
Solo un caro saluto e un augurio per un sereno 2008. ciao. Lù
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#21   03 Gennaio 2008 - 15:13
 
Ciao Giulia, ben tornata, guarda che te li ho fatti gli auguri, ma co' tutti sti commenti che hai te li sarai persi !!!
;-) duccio
utente anonimo

#22   03 Gennaio 2008 - 16:38
 
Non ho visto il film, ma mi fido del tuo giudizio.
In ogni caso, apprezzo tutti coloro che cercano di non far dimenticare il proprio doloroso passato.
E la storia della brutale dittatura in Argentina è una ferita ancora aperta, come quella cilena.

P.S.
Ho visto che sei stata nominata per il meme. Ti avevo messo anch'io sulla mia lista, ma visto che avevi già una nomina, ho dato il tuo posto ad un altro blog.
Io, come ho già detto sul post, non partecipo mai, ma stavolta non me la sono sentita di rifiutare e ho aderito, anche se con un po' di dispiacere per non poter elencare tanti altri che lo avrebbero meritato come quelli che ho indicato.
Speriamo che tutti lo prendano per quello che è: un gioco
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FrancaFranca

#23   03 Gennaio 2008 - 17:20
 
cara Giulia ho letto attentamente ciò che hai scritto... sto male al pensiero che tanta gente abbia sofferto le attrocità di chi si arroga il diritto di essere dio onnipotente per impardonirsi del diritto della libertà sull'uomo inerme e impotente...questi avvenimenti sono stati davvero drammatici...
un abbraccio
Lù
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#24   03 Gennaio 2008 - 17:29
 
Un film splendido lo ricordo bene e ricord bene anche tutte le sensazioni che ho provato e che così bene tu hai saputo mettere nero su bianco in questo post.

Daniele il Rockpoeta
utente anonimo

#25   03 Gennaio 2008 - 17:35
 
cara Giulia e chi se lo scorda, il periodo dei desaparecidos? che tragedia, e che dolore...
il film, da come lo racconti, mi pare veramente bello, è incredibile come l'esilio pur nel suo dolore riesca a produrre dei sentimenti anche tanto belli, e quella magia del lavoro d'introspezione di cui tu parli. Grazie per la bellissima musica.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente barbara34

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