Succede in ogni momento. Nessuno di noi dovrebbe dire “a me non capiterà mai”, piuttosto ognuno dovrebbe vigilare su se stesso perché non accada. Il nostro pensiero è soggetto come tutti alla pressione dell’esterno, non si genera da solo. E' soggetto ai pregiudizi, a vecchi modo di pensare, ha difficoltà a rapportarsi ad un mondo che cambia troppo rapidamente
Nulla può giustificare il razzismo, nulla può giustificare il fatto che si lasci “dire” o “fare”… Per questo vorrei tornare su questo argomento. Nessuno dovrebbe cadere nella tentazione della generalizzazione.
L’immigrazione sicuramente pone degli interrogativi molto grandi ed è per questo che bisogna conoscere bene il fenomeno, ragionare per non cadere nelle trappole di chi ci vuole trascinare in atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con l’affrontare seriamente un problema. Io per prima mi voglio interrogare e confrontare. Mi ha colpito molto nel post che ho fatto precedentemente sull’argomento l’intervento di Claudiaz che si esposta e ha raccontato la sua storia che mi ha dato il permesso di postare sul mio blo e di questo la ringrazio.
" La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza; è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto. " (da La vita della mente – Arendt))
Per una volta faccio un'eccezione e svelo qualcosa di me. Sono sposata con un extracomunitario e abbiamo due bambini. Ho sempre creduto che il nostro fosse un paese "civile" fino a quando non ho conosciuto mio marito. I cari amici e gli affetti sicuri non ci mancano, ma la vita quotidiana è stata dura. Abbiamo avuto difficoltà a trovare casa, lavoro e quant'altro. No, le opportunità non sono le medesime per tutti, te lo dico dopo quasi 10 anni della mia esperienza.
Cerco di educare i miei figli al rispetto per sé stessi e per gli altri, sicuri del loro valore umano e del fatto che la differenza culturale costituisce una ricchezza. Mi auguro che quando saranno adulti sapranno comunicare amore ed apertura, senza pregiudizi o difese e mi auguro che i tempi siano maturi per comprendere che una terra non è "nostra", ma di tutti gli abitanti che ci vivono e contribuiscono con il loro lavoro e la loro cultura ad arricchirla.
Sì, le risposte dure fanno male, ma io ho impostato la mia vita su una scelta che mi auguro dia i suoi frutti. Ho scelto di non coltivare la rabbia, che in molte circostanze era pronta a spuntare con una forte carica. La rabbia non mi avrebbe consentito di vivere serenamente il mio percorso di vita e avrebbe trasmesso in chi mi circonda un senso di impotenza e insicurezza deleteri. Alla rabbia ho preferito il dialogo continuo, il vivere e l'esprimere le proprie risposte civilmente, sicura che alla lunga questo possa portare a un mutamento spontaneo della forma mentis. Spero di aver indotto una riflessione in coloro che non condividevano il mio pensiero, più che un atteggiamento di "bastian contrario" dettato da una mia eventuale risposta frettolosa e rabbiosa.
Io invito sempre a un confronto distensivo, solo questo può mutare l'animo "razzista". E' l'esempio che può determinare un cambiamento di rotta, non l'odio sull'odio. Chi rifiuta l'altro è un pavido in fondo e i pavidi vanno compresi e guidati nella giusta direzione a mio avviso.
Claudiaz
Mi è poi piaciuto quello che qwe ha detto… Un modo semplice per dire una cosa importante:
è che a forza de strillà senti la voce che va via...
è che dopo che hai strillato e che la voce è andata via vedi che non è servito a niente... anzi... è pure peggio...
io boh? prendo il primo che tacciano di "diverso" "brutto" e "cattivo" e me l'abbraccio...
chissà se servirà più dell'urlo strozzato in gola...
