Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
martedì, 11 dicembre 2007

Sono sposata con un extracomunitario

CoppieMisteSuccede in ogni momento. Nessuno di noi dovrebbe dire “a me non capiterà mai”, piuttosto ognuno dovrebbe vigilare su se stesso perché non accada. Il nostro pensiero è soggetto come tutti alla pressione dell’esterno, non si genera da solo. E' soggetto ai pregiudizi, a vecchi modo di pensare, ha difficoltà a rapportarsi ad un mondo che cambia troppo rapidamente

Nulla può giustificare il razzismo, nulla può giustificare il fatto che si lasci “dire” o “fare”… Per questo vorrei tornare su questo argomento. Nessuno dovrebbe cadere nella tentazione della generalizzazione.

L’immigrazione sicuramente pone degli interrogativi  molto grandi ed è per questo che bisogna conoscere bene il fenomeno, ragionare per non cadere nelle trappole di chi ci vuole trascinare in atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con l’affrontare seriamente un problema. Io per prima mi voglio interrogare e confrontare. Mi ha colpito molto nel post che ho fatto precedentemente sull’argomento l’intervento di Claudiaz che si esposta e ha raccontato la sua storia  che mi ha dato il permesso di postare sul mio blo e di questo la ringrazio.

" La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza; è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto. " (da La vita della mente – Arendt))

Per una volta faccio un'eccezione e svelo qualcosa di me. Sono sposata con un extracomunitario e abbiamo due bambini. Ho sempre creduto che il nostro fosse un paese "civile" fino a quando non ho conosciuto mio marito. I cari amici e gli affetti sicuri non ci mancano, ma la vita quotidiana è stata dura. Abbiamo avuto difficoltà a trovare casa, lavoro e quant'altro. No, le opportunità non sono le medesime per tutti, te lo dico dopo quasi 10 anni della mia esperienza.
Cerco di educare i miei figli al rispetto per sé stessi e per gli altri, sicuri del loro valore umano e del fatto che la differenza culturale costituisce una ricchezza. Mi auguro che quando saranno adulti sapranno comunicare amore ed apertura, senza pregiudizi o difese e mi auguro che i tempi siano maturi per comprendere che una terra non è "nostra", ma di tutti gli abitanti che ci vivono e contribuiscono con il loro lavoro e la loro cultura ad arricchirla.

Sì, le risposte dure fanno male, ma io ho impostato la mia vita su una scelta che mi auguro dia i suoi frutti. Ho scelto di non coltivare la rabbia, che in molte circostanze era pronta a spuntare con una forte carica. La rabbia non mi avrebbe consentito di vivere serenamente il mio percorso di vita e avrebbe trasmesso in chi mi circonda un senso di impotenza e insicurezza deleteri. Alla rabbia ho preferito il dialogo continuo, il vivere e l'esprimere le proprie risposte civilmente, sicura che alla lunga questo possa portare a un mutamento spontaneo della forma mentis. Spero di aver indotto una riflessione in coloro che non condividevano il mio pensiero, più che un atteggiamento di "bastian contrario" dettato da una mia eventuale risposta frettolosa e rabbiosa.
Io invito sempre a un confronto distensivo, solo questo può mutare l'animo "razzista". E' l'esempio che può determinare un cambiamento di rotta, non l'odio sull'odio. Chi rifiuta l'altro è un pavido in fondo e i pavidi vanno compresi e guidati nella giusta direzione a mio avviso.

Claudiaz

Mi è poi piaciuto quello che qwe ha detto… Un modo semplice per dire una cosa importante:

è che a forza de strillà senti la voce che va via...
è che dopo che hai strillato e che la voce è andata via vedi che non è servito a niente... anzi... è pure peggio...
io boh? prendo il primo che tacciano di "diverso" "brutto" e "cattivo" e me l'abbraccio...
chissà se servirà più dell'urlo strozzato in gola...



postato da giuba47 alle ore 14:08 | link | commenti (35)
categorie: testimonianze, immigrazione, coppie miste

Commenti
#1   11 Dicembre 2007 - 14:41
 
Giulia penso che il razzismo c'è e sempre ci sarà...
Lo sai perchè?
Perchè l'ignoranza vivrà per sempre con l'uomo.
E con essa ci saranno i pregiudizi, ci saranno le preclusioni e quant'altro.
Ma sotto questo cielo non siamo tutti uguali.
Per quanta feccia ci possa essere, ci sarà anche tanta nobiltà d'animo.
Solo il tempo potrà cambiare certe cose.
Prosegui per la tua strada, utilizza tutte le tue risorse morali ed intellettuali.
Agisci per buon senso.
Fai capire che NOI non siamo come loro.

Davideelle
utente anonimo

#2   11 Dicembre 2007 - 14:56
 
è difficile, è vero. ma si tratta, come dicono i miei interlocutori stranieri, di persone ignoranti. meglio l'ironia, dimostrargli quando possibile come si sbagliano, lasciarli con un palmo di naso. e tutta la mia solidarietà.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente barbara34

#3   11 Dicembre 2007 - 16:48
 
Se contro i razzisti non valgono parole come , giustizia, diritti umani, solidarietà, comprensione, etc. , vogliamo tornare alle categorie del bello e del brutto, come fanno i bambini e le persone più ingenue? Nel senso: "è bello mi piace, lo curo. Non è bello, è brutto, inguardabile, lo ignoro". I vantaggi potrebbero essere tanti. Primo: è un concetto più facile da inculcare che la bellezza è questione di gusti. Poi, che se la bellezza è determinata dal gusto, ciò che non ti piace non è detto che abbia una natura ontologicamente sbagliata. Infine, è più facile il confronto fra le diversità. E soprattutto, si abbattono molte barriere: c'è il bello bianco, giallo, nero, marroncino. E poi c'è il non bello di ogni colore: mica è una gran cosa, una colpa...

Ciao,

Gioacchino
utente anonimo

#4   11 Dicembre 2007 - 17:14
 
Sono figlia di una coppia mista. mezza comunitaria e mezza no. Sono contenta di questo ibrido che sono e lo vivo come un regalo che mi hanno fatto i miei, due culture invece che una. Un consiglio di lettura, anche per i tuoi figli "Oggi forse non ammazzo nessuno" di Randa Ghazi. Una lettura piacevole di un ibrido come noi!
sonia
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#5   11 Dicembre 2007 - 18:30
 
Annoto subito! Lo acquisterò, anche se i miei bimbi sono ancora piccoli. Grazie :-)
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#6   11 Dicembre 2007 - 18:39
 
Mah, io insegno in una scuola dove l'epidermide dei ragazzi assume le più diverse sfumature ed è delizioso osservare come le universali espressioni degli adolescenti(dallo scazzo all'entusiasmo, dalla noia all'interesse, dalla delusione alla gioia) si ritrovino su visi dai diversi lineamenti. Tra loro, nati e cresciuti in una civiltà interrazziale è normale avere come compagno un polacco piuttosto che un marocchino, un ghanese piuttosto che un'ucraina, una cinese piuttosto che un pakistano, una peruviana piuttosto che un argentino, un italiano piuttosto che un rumeno. Litigano, si passano i compiti, copiano l'un dall'altra, fanno a botte, escono insieme, si amano e si lasciano, esattamente come se venissero tutti dallo stesso paese. Si vedono (e io li vedo) come "ragazzi", non come extracomunitario o cittadino italiano.
Punto.
Il futuro è già iniziato.

A.
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#7   11 Dicembre 2007 - 19:31
 
contento...
di tutto e di più di quello che esce da qui e di quello che qui riesce a far uscire...
ti abbraccio
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#8   11 Dicembre 2007 - 21:53
 
ama il tuo prossimo COME TE STESSO. spesso tendiamo a dimenticarci di queste ultime tre parole. è possibile superare la competizione, la rivalità e l'abitudine di esprimere giudizi...viviamo in un'epoca in cui emergono grandi forze nuove, ma non spettano agli "altri", bensì a noi, a ciascuno di noi. e poi basta vedere il pianeta Terra dallo spazio per renderci conto che siamo un'unica verità.
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#9   11 Dicembre 2007 - 21:59
 
Carinissimo il commento di qwe!!!
Io continuo la mia battaglia, vedo che anche tu non scherzi...
Ciao Giulia
utente anonimo

#10   12 Dicembre 2007 - 06:15
 
"sono sposata con un extracomunitario". ebbene sì... anche il padre di mia figlia è un extracomunitario, mio compagno per molti anni, e devo dire che non solo non è stato facile per noi vivere questa realtà in nessun paese che ho frequentato, tranne, da non credere la Giordania, dove sono stata accolta senza problema alcuno, ma non è facile nemmeno per nostra figlia e soprattutto non è stato facile, quando si veniva in iatalia per gli esami alla scuola era molto complicato tutto, e anche in paesi detti grande democrazie è stato assolutamente complicato, e noi eravamo fortunati, perchè ambedue liberi porfessionisti, senza grossi problemi economici, ma è stato comunque complicato...

tornerò su questo argomento perchè mi sta molto a cuore!per ora un abbraccio
chicca
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#11   12 Dicembre 2007 - 06:57
 
Ho sempre sostenuto - e sempre lo sosterrò sino a prova contraria - che una persona che non ha coscienza storica, una persona che non conosce le proprie radici, è una persona ignorante, e come tale si comporta.
Ci siamo forse dimenticati che anche noi, anche nostri bisavi, trisavi sono stati immigranti? Ci siamo forse dimenticati delle navi salpate da Genova, Palermo, Napoli, e non solo, cariche di famiglie italiane che andavano a cercare fortuna in America, che sbarcavano a Montevideo, a Buenos Aires, a Barranquilla, a Caracas, con l'illusione di una vita migliore? Ci siamo dimenticati delle nostre sofferenze? Abbiamo memoria della nostra storia?
E allora perché non ricordare tutto ciò? Perché non capire che anche noi, quel giorno, abbiamo avuto bisogno? Perché non aiutare, dare la mano, come persone civili, umane, tolleranti, coloro i quali in questo momento hanno necessità del nostro calore umano. Siamo forse bestie?
E pensare che le peggiori bestie si aiutano a vicenda!

Felicità, ma non troppa.

Rino, riflettendo ad alta voce.
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#12   12 Dicembre 2007 - 07:33
 
da ragazzi abbiamo studiato le invasioni barbariche come uno degli aspetti più negativi della nostra storia...ora che andiamo per musei ad ammirare la loro cultura incominciamo a pensare che qualcosa ci devono aver lasciato e non certo poco. Riguardo alla tolleranza..c'è una scala sociologica americana, di cui non ricordo l'autore, con una serie di domande a cascata:
Vivresti in uno stato a maggioranza negro?
-Sì, senz'altro, io sono di ampie vedute.
Vivresti in una città a maggioranza negra?
- Sì senz'altro ssono di larghe vedute!
Vivresti in un quartiere a maggioranza negro?
-Si, senz'altro, sono di larghe vedute
Vivresti in un palazzo a maggioranza negro?
- e perchè no..sono di larghe vedute.
Se un tuo vicino negro si innamorasse di tua figlia e la volesse sposare?
-Per carità.....
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#13   12 Dicembre 2007 - 08:47
 
Ho una nipote che sta con un ragazzo nero.
La cosa che mi fa effetto è che quando lo racconto a qualcuno aggiungo sempre:
"Un afro-americano adottato"
Evidentemente nella mia testa il termine "adozione" fa la differenza se temo di trovarmi di fronte qualcuno che potrebbe sconvolgersi alla notizia.
utente anonimo

#14   12 Dicembre 2007 - 09:04
 
Discriminare una persona solo per il colore della pelle, delle origini o per qualsiasi altra ragione, mi pare alquanto stupito in quanto ognuno dovrebbe prima di ciò, pensare a come agirebbe se si trovasse nei panni dell'altro... sarebbe sempre contento di discriminarlo??
Io invece ritengo che è inevitabile (e ne sono ben contento) che la società si globalizzi.. e ciò porterà sicuramente aspetti positivi come comprendere meglio civiltà a noi lontane e (lo spero vivamente) assicurare una pace più duratura nel mondo
utente anonimo

#15   12 Dicembre 2007 - 10:34
 
...ho sentito che qui si regalavano abbracci : mi posso iscrivere per la categoria"brutti e cattivi"?
grazie, bok.

ps: permuto abbracci con bacetti.
utente anonimo

#16   12 Dicembre 2007 - 10:46
 
Cara Giulia come stai spero bene? Ora mi presento:e sono una ragazza,che in questo momento sta passando un Natale un pò brutto per
problemi di famigli.
Il mio nome e
Daniela
utente anonimo

#17   12 Dicembre 2007 - 11:28
 
non è necessario fare alcun commento. avete detto tutto.;-)***
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#18   12 Dicembre 2007 - 11:38
 
Avevo gia' letto ed apprezza il commento di Claudiaz. Grande quello di qwe!
Ottimo quello di Rino.
Simpatico anche quello di Luciorai.
Insomma...
come non essere d'accordo!
Artemisia
utente anonimo

#19   12 Dicembre 2007 - 11:56
 
«Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: che tutti gli uomini sono stati creati uguali...»
Basta cambiare la parola "nazione" con "mondo" e il sogno è ancora valido!
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#20   12 Dicembre 2007 - 12:41
 
e pensa cosa penso io che lavporo da sempre sul cosmpolitismo delle idee oltre che razziale e quant'altro! certo non è semplice accettare il "diverso" ma resta affascinante e importante! poi cosa sia il "diverso" è discorso altro.. cmq mi batterei contro storture tipo "infibulazioni" e dintorni, ma è ben altro discorso, non ti sembra?
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#21   12 Dicembre 2007 - 13:06
 
penso che hai ragione
utente anonimo

#22   12 Dicembre 2007 - 14:15
 
Lucio, ma la tua è la trama di "Indovina chi viene a cena?" ;-P

A.
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#23   12 Dicembre 2007 - 16:00
 
io credo che sia una specie di guerra tra poveri (almeno per quello che ho modo di vedere nella mia esperienza quotidiana)...
Si sta male, le cose vanno storte e si cerca un capro espiatorio (il marocchino che si è accaparrato la casa popolare di fronte alla tua, il cinese che c'ha il ristorante pieno mentre il tuo va così così), il malumore viene aumentato da notizie di cronaca nera diffuse su stampa nazionale (il romeno che uccide 4 ragazzi e diventa testimonial dei jeans, il nigeriano che uccide la studentessa) e alla fine ci si trova ad essere razzisti senza poi sapere bene il perché...

E' più facile e liberatorio pensare così piuttosto che la colpa (magari) è del sistema che assegna le case popolari in maniera (forse) iniqua, del prezzo troppo caro con cui si fanno pagare due lasagne al ristorante, della mancanza di controlli sull'immigrazione, dell'ersu che sgravia le tasse e gli alloggi agli extracomunitari ma non agli italiani, di questo e d quell'altro.
Si dovrebbe fare un'analisi lunga e specifica per ogni problematica...è troppo faticoso, troppo frustrante...è più facile un sano odio generalizzatore.

A me sembra una guerra tra poveri.
Io sento fare questi discorsi quotidianamente dall'altra parte del bancone dove lavoro e li fanno principalmente persone con pochi mezzi.
Chi non ha bisogno della casa popolare, dell'ersu, degli sgravi o di aiuti vari fa altri discorsi

ma nessuno risolve il problema :-(
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#24   12 Dicembre 2007 - 18:03
 
Basterebbe pensare che dietro la parola "extracomunitario" ci sono, semplicemente, esseri umani. Sangue, carne, cuore, pelle. Come me. Come noi.
Deve essere - evidentemente - difficile.

^_^
Un abbraccio
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#25   12 Dicembre 2007 - 20:21
 
Dovrebbe essere una relazione meravigliosa, scoprire l'una attraverso l'altro due mondi complementari e nascosti ai più.

Amore senza confini mentali...

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#26   12 Dicembre 2007 - 20:52
 
Ho ripensato a un vecchio film:"Metti una sera a cena", in cui una giovane donna bianca fatica a far accettare ai suoi familiari il suo colto e brillante compagno di colore. Il nostro paese è indietro anni luce se ancora abbiamo problemi di questo genere, se ancora stentiamo a comprendere ed accettare che la società multi-etnica è il nostro futuro e, ancor più, una grande opportunità di crescita collettiva. Un caro saluto, Fabio
utente anonimo

#27   12 Dicembre 2007 - 21:49
 
aglaja ha espresso magistralmente anche il mio pensiero. Anch'io vedo solo bambini. Qualunque colore o religione abbiano, sono bambini e come tali si comportano. Le differenze si annullano, perchè un ginocchio sbucciato lo è in tutte le lingue o una merendina prestata o un disegno da fare insieme.
brava claudia, non coltivare la rabbia è dura, ma alla fine si vince. Comkunque ci si sente meglio.
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#28   13 Dicembre 2007 - 16:13
 
Dalla mia esperienza ho pensato che i conflitti iniziano e prosperano più facilmente dove c´è ignoranza e disperazione. Quindi ho sempre creduto nel binomio educazione (di livello) e lavoro (di qualità) come le basi di una società equilibrata. A prima vista mi pare questo sia valido anche per il razzismo e l´esclusione culturale.
Poi magari esiste sempre un´atavica paura dell´altro che, però, con quelle due variabili ben dosate si può sempre tenere a bada.
Chissà...
Baci a tutti.
Lu
utente anonimo

#29   13 Dicembre 2007 - 17:53
 
ciao Giu,
ho avuto spesso amici stranieri, mia sorella ha adottato due bambini stranieri, l'altra sorella ha sposato un ragazzo africano, e nessuno in famiglia ha mai fatto problemi di nazionalità..
credo che spesso l'atteggiamento degli altri dipenda anche dalla sicurezza con cui "noi" sappiamo presentare le cose..
se per primi/prime titubiamo e sembriamo quasi chiedere scusa per la diversità, chi ha qualche pregiudizio di suo è ben felice di coltivarlo...

un saluto!
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#30   14 Dicembre 2007 - 11:32
 
L'importante è aver sposato una persona che si ama. Dopo di che, al di là di aspettative, vivere è difficile e la società italiana viene spinta verso l'intolleranza. Molto saggio, umano ed intelligente quindi l'atteggiamento di non coltivare la rabbia.
Luigi
utente anonimo

#31   14 Dicembre 2007 - 16:59
 
una trentina di anni fa, erano guardati con sospetto in titalia, anche i matrimoni tra "nordisti e sudisti", oggi, credo non ci badi più nessuno, personalmente , senza tante storie ho sposato un sardo, ma una mia amica siciliana, che ha sposato un mio compaesano è stata guardata male per anni dagli suoceri settentrionali, che hanno fatto una tragedia all'annuncio del fidanzamento
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Paoladeigatti

#32   15 Dicembre 2007 - 10:08
 
per una mia ricerca ho avuto la fortuna di parlare apporfonditamente con alcuni immigrati.
E la cosa che mi ha stupito, nel bene ma anche nel male, è sentire come loro siano talmente abituati a esser vittime del razzismo che cercano di giustificare questo male. Dicendo che molti si comportano male, quindi noi abbiamo paura; che la diversità di religioni è percepita come una minaccia, ed è comprensibile ecc...
Beh, io sto imparando molto da loro. Ma trovo queste affermazioni anche amare. Io sarei arrabbiata.
Che poi vedi, anche in questo commento l'uso che io faccio del noi e del loro è sintomo di generalizzazione. Ci cado anche io. "loro" meno, secondo la mia esperienza.
utente anonimo

#33   15 Dicembre 2007 - 10:08
 
ops, mancava la firma. sono valentina :)
utente anonimo

#34   15 Dicembre 2007 - 18:08
 
care giulia e claudiaz,

credo che il primo errore di questo post stia nel titolo e il secondo nella frase di claudiaz che recita: "Sono sposata con un extracomunitario e abbiamo due bambini."

io avrei preferito leggere sono sposata con la persona che amo dalla quale ho avuto due bambini.

è ben vero che si tratta di far comprendere che il marito in questione non è un italiano, ma in questo modo si parte con una discriminazione, mentre alla sua “diversità” si devono riconoscere, sin dal titolo, dignità, diritti e doveri.

mi fermo per evitare di scrivere un trattato sull’uguaglianza nella diversità.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente beppeperditempo

#35   16 Dicembre 2007 - 21:58
 
Sono molto pratica. Se mia figlia si innamorasse e volesse sposare un uomo non italiano sarei contenta, purchè condivida certi valori, universali, direi. Prima di tutto penso alla discendenza. i figli degli incroci di razze hanno più salute e sono, in genere, più belli. ciao, sono silvia
utente anonimo

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