Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
giovedì, 06 dicembre 2007

La parete

PareteBoscoImmaginate di trovarvi con amici in vacanza in montagna. Un giorno vi risvegliate e non trovate più nessuno, non trovate più la vostra famiglia, i vostri figli, le strade sono vuote, rimane con voi solo un cane. Andate a cercarli in paese e improvvisamente urtate contro una parete, “qualcosa di freddo e di liscio”… Raggiungete allora un punto dal quale potete vedere al di là e ciò che appare al vostro orizzonte è un uomo presso una fontana, come pietrificato nell’atto di portarsi l’acqua sul volto.  Dall’altra parte della parete sembra, quindi, regnare la “pietrificazione della morte”.

E’ in questa situazione che si trova la protagonista del libro La parete, il diario di una donnaproduct-951254 quarantenne sposta con due figlie che all’improvviso si ritrova sola, separata per sempre dal resto del mondo. La scrittrice è l’austriaca Marlen Haushofer morta nel 1979 a soli cinquant’anni, di cui si è ingiustamente parlato molto poco e che invece, a mio avviso, merita di esser letta.

E' un libro praticamente senza trama, fatto di gesti quotidiani, grandi, piccoli e piccolissimi, anche ripetitivi, mai noioso. Un libro sulla paura della solitudine ma anche sulla forza che può scaturire proprio dal non avere più riferimenti. “Una metafora sulla solitudine – dice Lietta Tornabuoni – ormai diventato un fenomeno sociale.”

La protagonista è una donna quarantenne, sposata, madre di due figlie adolescenti. All'improvviso si ritrova sola, separata dal mondo da una parete liscia e trasparente, costretta a reinventarsi la propria vita, a riscoprire la propria autonomia e indipendenza e ad affrontare - anche praticamente - un quotidiano che si fa di giorno in giorno più faticoso.

“La parete mi ha costretta a iniziare una vita tutta nuova, ma le cose che mi toccano sono rimaste identiche a prima: la nascita, la morte, le stagioni, la crescita, il declino”

Il mondo in cui è immersa è un mondo dove il lavoro è duro, il tempo inclemente, il corpo dolorante per la fatica, ma la protagonista si sente pian piano libera da quell’altro mondo, quello di prima, dove regnavano troppe ambiguità, ipocrisie, dove nulla sembrava più né autentico né vero. E verso quel mondo non prova stranamente nostalgia.

Impara a vedere con altri occhi, a guardare la vita di prima come priva di immaginazione, piena di pregiudizi che riducevano gli “altri” a “esseri umani, sottosviluppati e insensibili al dolore; cifre e numeri sui giornali”.

Il suo cuore non mente più “Forse sembra molto crudele, ma non saprei davvero a chi mentire oggi” E impietoso è anche il giudizio sulle figlie “due adolescenti piuttosto sgradevoli, litigiose, senza cuore” che diventate grandi diventano “pensionate estranee”.

La donna quindi non si arrende di fronte a quella nuova realtà, anzi accetta di percorrerla fino in fondo e di scoprirsi “nuova”: per lei diventa tutto un apprendere o un riattivarsi di saperi: nuova è la percezione del tempo perché per vivere bisogna misurarsi col tempo della luce e del buio, col tempo che fa: caldo, tiepido, freddo, gelato…col tempo dei lavori da compiere.

E si modifica anche il rapporto col proprio corpo ora che ha il tempo e il silenzio per ascoltarsi. Un sentire ed un sentirsi che fa riemergere una saggezza profonda, che le dona una nuova consapevolezza del sapere: “solo quando la nozione di una cosa si spande lentamente in tutto il corpo, si sa veramente”.

Ma ciò che la fa sentire più viva, era capire di essere anche solo per gli animali che incontra “una risorsa”,  utile e necessaria. E sentirsi risorsa  è il fondamento della responsabilità, sentirsi responsabili vuol dire sentire di “esserci” di “esistere nel mondo”.

La parete sorge perché metaforicamente il lettore possa prendere coscienza quanto siamo già separati dalle cose, dalla realtà, da noi stessi, troppo spesso lontani gli uni dagli altri e quanto abbiamo bisogno forse di ritrovare noi stessi, gli altri e il valore delle cose  ripartendo dall’essenziale.

postato da giuba47 alle ore 11:48 | link | commenti (31)
categorie: solitudine, senso della vita, haushofer marlen

Commenti
#1   06 Dicembre 2007 - 12:11
 
Reinventarsi la propria vita...
E' un obbligo non un optional
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#2   06 Dicembre 2007 - 12:47
 
è vissuta sostanzialmente ai margini degli ambienti letterari, scrivendo "sul tavolo della cucina", la mattina presto, quando ancora marito e figli dormivano.
...dal link allegato al testo, ecco basterebbe questo a farmela piacere.
Austriaca, come la Jelinek, che mi sorprese molto favorevolmente con "La pianista". Grazie, una segnalazione interessante.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente esplanade

#3   06 Dicembre 2007 - 14:52
 
Grazie per il commento che mi hai lasciato.
Interessante questa segnalazione, ne prendo nota e vedo se nella mia biblioteca di paese è nascosto in qualche angolo questo libro.
A me piace molto leggere, spero che possiamo scambiare opinioni in merito.
Ciao
Clio
utente anonimo

#4   06 Dicembre 2007 - 15:53
 
Cara Giulia, ti propongo di aderire e diffondere. ;-)duccio

PROPOSTA A TUTTI I BLOGGER: ENTRO DOMANI FACCIAMO TUTTI UN POST CONTRO LE FORME DI RAZZISMO CHE STANNO INVESTENDO IL NORD ITALIA, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE

Continua la lotta razzista dei sindaci del Nord. Dopo il sindaco di Caravaggio, altri 42 comuni ad amministrazione leghista della provincia di Bergamo hanno firmato in contemporanea alle 12 di oggi una circolare per vietare le nozze tra un cittadino italiano e un extracomunitario sprovvisto di permesso di soggiorno, e una ordinanza che impone un reddito minimo agli extracomunitari per ottenere la residenza, come aveva fatto il sindaco di Cittadella. I precedenti nel Duccio Blog:
http://ducciop.blog.kataweb.it/
utente anonimo

#5   06 Dicembre 2007 - 16:06
 
io praticamente in una parete ci abito

:) dawoR***
utente anonimo

#6   06 Dicembre 2007 - 17:10
 
"...vi risvegliate e non trovate più nessuno, non trovate più la vostra famiglia, i vostri figli, le strade sono vuote...."

Cara Giulia.
Fossi CON-Sapevole, è ipotesi Inverosimile! Il Sentimento che Determina, Riconosciuto, è Eterno e INtaccabile! Ricordi la Solitudine?
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#7   06 Dicembre 2007 - 17:17
 
Dev'essere un bel romanzo. Certo, c'è molto di Pirandello nella "cosificazione" del personaggio.
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#8   06 Dicembre 2007 - 17:41
 
effetivamente sono perfettamente d'accordo con il tema che tratta il romanzo. Io penso che sinceramente un pò tutti noi dovremmo imparare a guardare meglio su noi stessi, potremo scoprire dei lati di noi stessi che spesso neanche noi sappiamo di avere.
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#9   06 Dicembre 2007 - 17:51
 
Una proposta davvero interesante,
la solitudine (e per convesso la necessità di reinventarsi) - ne so qualcosa, ma credo valga per molti qui su splinder - è diventata forse la condizione assurdamente "normale" della contemporaneità.
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#10   06 Dicembre 2007 - 20:17
 
mi mette un po' d'ansia ma mi sa che lo leggerò. Mi hai affascinato.
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#11   06 Dicembre 2007 - 20:30
 
Giulia, grazie per il tuo commento da me sulla poesia dedicata a Anna Magnani.

Un abbraccio
Mauro
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#12   06 Dicembre 2007 - 20:40
 
Sensazione di angoscia...però mi incuriosisce.
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#13   06 Dicembre 2007 - 20:51
 
interessante:))))
grazie x l'indicazione
stef
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#14   06 Dicembre 2007 - 21:10
 
grazie
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#15   06 Dicembre 2007 - 21:23
 
Sembra interessante...
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#16   06 Dicembre 2007 - 21:35
 
Bel libro, grazie Giulia. Molto realistico. Mi segno la frase: “Forse sembra molto crudele, ma non saprei davvero a chi mentire oggi” con tutte le conseguenze...
Buonanotte e spero che ti sia rimessa alla grande.
Laura -dall'altro blog -
utente anonimo

#17   06 Dicembre 2007 - 22:12
 
Una proposta che mi attira...edito da chi?
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#18   07 Dicembre 2007 - 08:02
 
Ciao Giulia
Come sempre il tuo post è un'occasione
per guardare dentro le nostre stanze vuote...
grazie, ti abbraccio
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PiccolaLuise

#19   07 Dicembre 2007 - 12:18
 
Bellissimo anche qui....c'è tanto.




A rileggerci.*
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#20   07 Dicembre 2007 - 12:29
 
grazie per la segnalazione Giulia. buon we a te.
p.s. usi FF o IE7? il template dovrebbe essere testato, ma...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertomazzuia

#21   07 Dicembre 2007 - 12:31
 
Vero che la letteratura austriaca è bellissima? Si legge poco, si conosce poco ma non delude mai. Anche a me piace la Jelineck come qualcuno più sopra :) Ire.
utente anonimo

#22   07 Dicembre 2007 - 13:18
 
Al solito un'ottimo consiglio, da una persona attenta e sensibile come te.
Son qui.
Un pò traballante (informaticamente parlando), ma ci sono.
Cara, di certo mi sei mancata anche tu...
Adesso devo affrontare la visita (piacevole) a tutti gli amici del Blog.
Per fortuna, è una cosa lunga!
:-)
Un abbraccio
Daniele
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#23   07 Dicembre 2007 - 13:32
 
Molto suggestiva la situazione descritta nel libro.
Vedi che in montagna ci vai anche tu!
;-)
Artemisia
utente anonimo

#24   07 Dicembre 2007 - 13:33
 
MI piace soprattutto la mancanza di vergogna dei sentimenti. Quello scoprirsi a fondo fino a riuscire persino ad ammettere che le proprie figlie sono esseri sgradevoli...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente gucciaguccia

#25   07 Dicembre 2007 - 14:41
 
ciao Giulia,
solo un rapido salutino per dirti che sono felicissimo che tu sia tornata pimpante da quella vicenda (qui i camion più moderni, in marcindietro fanno bip, bip, bip, non so da te, è un´idea che non deve però sostituire la normale educazione stradale). Spero un giorni di potere leggere una parte dell´arretrato che ho con te...
Besos.
Luca
utente anonimo

#26   07 Dicembre 2007 - 16:15
 
GRAZIE PER IL CONSIGLIO. CERCHERò IL LIBRO...

UN CIAO DAL BUNKER-U
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BunkerU

#27   07 Dicembre 2007 - 17:40
 
Il romanzo è molto bello e molto "descrittivo".
La "dimensione psicologica" non mi ha sorpreso, ma per un motivo preciso.
E' una sensazione descritta, provata da molti artisti e cercata da molti orientalisti.
Cmq la haushofer è brava.

Ciao, demata
utente anonimo

#28   07 Dicembre 2007 - 17:58
 
La presentazione di questo libro sembra molto interessante... lo metto nella mia lista dei "consigliati".

:-)

Ciao
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Egonautico

#29   08 Dicembre 2007 - 19:03
 
la solitudine non è più una metafora, purtoppo è una consuetudine reale, specialmente nelle grandi città, i paesini si salvano, ma ancora per poco. A volte l'invasione dello spazio altrui dovrebbe essere incoraggiata più che evitata in nome di una privacy malintesa... Non so se mi sono spiegata...
Bacione :)))
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#30   10 Dicembre 2007 - 18:44
 
Penso che in molti casi la solitudine sia una predisposizione dell'animo che ci porta a erigere pareti dalle quali, poi, siamo fatti prigionieri.
Spesso è subìta ed allora diventa dolorosa.
Ottima segnalazione di cui terrò conto.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente yom

#31   16 Dicembre 2007 - 20:27
 
#24
13:33, 07 dicembre, 2007


MI piace soprattutto la mancanza di vergogna dei sentimenti. Quello scoprirsi a fondo fino a riuscire persino ad ammettere che le proprie figlie sono esseri sgradevoli...

“ gucciaguccia”

Meriterebbe chiedere a “ gucciaguccia”
Se nel suo commento CON-Sidera solo il Sentimento di un Padre CON-Forme oppure anche quello che determina l’AUTONOMIA dei figli.

Penso Proprio Giulia che il tema meriterebbe un Ripetuto post.
CON-Gratulazioni
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