Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
martedì, 27 novembre 2007

Imparare ad ascoltare per imparare a dialogare.

magritteIeri Clelia ci parlava nel suo bellissimo blog di ascolto. Ed è di ascolto che vorrei parlare anch’io oggi, perché mi sembra che, senza imparare questa arte, è difficile coltivare relazioni significative, entrare in sintonia con le persone e con il mondo, crescere come persone.

Viviamo in una realtà in una società della comunicazione dove a dominare sono riflettori, microfoni, media. Dove il linguaggio è ridotto a slogan e ad affermazioni molto lontane dall’atteggiamento dialogico, in cui tutto diventa messaggio e informazione e in cui si è perso il significato simbolicio delle parole.

L’ascolto in questo senso tende come diceva Karl Jaspers a quel "capire che vuole spiegare, che cerca le cause di un comportamento, osservando l’altro  a distanza e non a quel “capire che vuole comprendere: cioè assumere l'altro in sé immedesimandovisi, cercando di "sentire per accordo".
Comprendere evidenzia una realtà partecipativa ed empatica, “un'attività discorsiva che nasce nello spazio privilegiato dell'intersoggettività, dello scambio, per cui l’adulto non è più il soggetto che  agisce bensì è il compartecipe di un processo di sviluppo individuale" (Jung, 1935,12).

Ascoltare in questo senso vuol dire fare silenzio dentro di noi, far tacere le tante parole che giudicano, che stigmatizzano, che interpretano, che a tutti i costi vogliono trovare soluzioni veloci, le parole che presumono di aver già capito senza prima aver affiancato, condiviso, amato. Solo da questo silenzio può nascere l’ascolto dell’altro, un silenzio che è spazio, apertura. Un silenzio per dirla con la Weil che ci “permette di cogliere verità che altrimenti resterebbero celate per sempre”.
In ognuno di noi c’è qualcosa di “indicibile”, che non riusciamo a dire o a comunicare, a volte neanche a noi stessi e che ha bisogno di tempo, pazienza per emergere dal profondo.

Solo partendo da questo ascolto si può parlare di dialogo di cui oggi si parla così bene anche nel blog Archivioblu.

Non si incontra l’altro se non in un dialogo che trasformi sia chi parla sia chi ascolta” dice lo psichiatra. Borgna Purtroppo, invece, siamo troppo abituati al soliloquio, a cercare ciò che conferma quello che è il nostro punto di vista, piuttosto che quello che ci interroga e ci pone dubbi. Galimberti dice giustamente che “è difficile aprire una discussione senza che  i pregiudizi, abbiano occupato la scena” e, come ci riferisce Clelia,  Heiddeger diceva che nel dialogo esistono due possibilità di incontrare i pensatori: "o andare loro incontro, o andarvi contro".

Dialogo è allora prima di tutto imparare un’arte che ci permette di capire ed accettare l’altro, ma che aiuta nello stesso tempo l’altro a capirci, è costruire pian piano la fiducia di cui abbiamo bisogno per un vero confronto, è un processo lento che richiede pazienza e umiltà.

Bisogna imparare ad aprire un dialogo, come dice la Zambrano, il cui “dire è esso stesso ascolto” e che parte non solo dalla ragione, ma da quella intelligenza che definisce l’”intelligenza del cuore”.

postato da giuba47 alle ore 10:42 | link | commenti (60)
categorie: dialogo, jaspers

Commenti
#1   27 Novembre 2007 - 11:26
 
il risultato naturale del soliloquio .. è una realtà distorta. come davanti ad uno specchio da luna park ....

grazie di questo post. chissà che non ci scrivi su qualcosa.

ti abbraccio
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#2   27 Novembre 2007 - 11:34
 
associo qui un pensiero: "fare dialogo" è anche una strategia.
che ha necessità di non interromperlo attraverso rotture comunicative.
sono così facili i fraintendimenti, le risposte tranchant, le offese piccole e grandi, le opinioni poco elaborate, l'atteggiamento giudicante ...
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#3   27 Novembre 2007 - 11:38
 
Compatire= patire con ;-)***
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#4   27 Novembre 2007 - 12:48
 
Il problema è che siamo sordi: sordi verso gli altri ma anche verso noi stessi. Arriva un momento nella vita in cui ci fermiamo a conoscerci, solo allora possiamo dirci: "Mi sento". E, così, sentire gli altri. Ho linkato te e Clelia, avete dei blog davvero interessanti che spero di continuare a leggere. Tra l'altro dovrò pure decidermi a iscrivermi in splinder altrimenti risulto sempre anonima... ;)
utente anonimo

#5   27 Novembre 2007 - 12:53
 
a volte, semplificando, si pensa che ascolatare consista nel tacere per far parlare l'altro; non è così in effetti, se non abbiamo terra per ospitare ciò che arriva, ma solo sassi su cui far scivolare altro da noi.
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#6   27 Novembre 2007 - 13:01
 
mentre leggevo, pensavo tra l'altro ai miei silenzi durante alcune sedute psicoanalitiche. è dopo quelle lunghe pause a bocca chiusa che riesco a sentire al meno da lontano il discorso dell'altro.
parafrasando c.c., solo attraverso il silenzio si può gustare il sapore massimo di ogni parola.
utente anonimo

#7   27 Novembre 2007 - 13:20
 
già. ascoltare
un'arte

grazie di questo bel post che fa riflettere
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#8   27 Novembre 2007 - 14:17
 
Hai ragione, su tutti i fronti. tutti parlano, nessuno ascolta...
Io ci provo, ad ascoltare, e a volte ci riesco. :)
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#9   27 Novembre 2007 - 16:16
 
Ascoltare, sopratutto comprendere, l'altro, i suoi punti di vista, le sue opinioni, è un'arte, non si nasce purtroppo con questa capacità, ma si può apprendere, l'unica cosa, quella davvero difficile, è porsi in quella condizione di volontà "compartecipativà" nei confronti altrui. Come giustamente scrivi, al giorno d'oggi il pregiudizio a priori, a difesa delle proprie convinzioni, è l'ostacolo peggiore, che, parlando a livello sociale, invece di essere frenato viene spesso e volentieri istigato.
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#10   27 Novembre 2007 - 18:35
 
il nostro ruolo da giocare su questa terra è unico, e ne abbiamo anche gli strumenti: i pensieri e le parole, incredibilmente efficaci. Prestare anche ascolto alla nostra saggezza interiore che proviene dall'essenza di ciò che esiste oltre, dentro di noi, qui e ora.
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#11   27 Novembre 2007 - 19:04
 
C'è un racconto brve di H.Hesse che non trovo più tra i miei libri dove si racconta di un uomo che sapeva ascoltare. La gente si incamminava da ogni luogo per raggiungerlo. Muto, ma con una espressione insolita, aveva la proprietà di ascoltare e di colmare il desiderio degli altri di essere ascoltati.
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#12   27 Novembre 2007 - 19:31
 
Sapere ascoltare è la prima forma di comunicazione. Ricordo di avere letto tanto tempo fa una raccolta di storie popolari e in particolare mi aveva colpito quella in cui un anziano diceva che doveva pur esserci un motivo se Dio ci aveva dato due occhi e due orecchie, ma una sola bocca...
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#13   27 Novembre 2007 - 20:00
 
Essendo timida e curiosa, credo di essere una buona ascoltatrice. Saper ascoltare è già partecipare alla vita, cominciando da quella altrui.

Mi piace il motto popolare citato da Mrs.Dalloway: è di grande saggezza :-)

A.
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#14   27 Novembre 2007 - 20:11
 
La cosa che mi ha incuriosito di più nel tuo post, è la distinzione che tu fai tra ascoltare per comprendere e ascoltare per capire. In effetti si tratta di una distinzione molto sottile, che riesco a malapena a percepire. Non so se sia anche utile, perché domani, quando parlerò con il fruttivendolo, non potrò concentrarmi sul tipo di ascolto, non riuscirò ad indirizzare in maniera così precisa la mia rappresentazione sensoriale, a meno di finire, nello sforzo di ascoltare meglio, a non ascoltare affatto. Sono d'accordo invece sul fatto che ascoltare richiede umiltà, soprattutto non dovere avere per forza, innanzitutto le proprie idee. Aver bisogno di imparare.
L'ascolto non è un gesto di bontà nei confronti degli altri, non sempre almeno.
E siccome il tuo blog ha la tendenza ad essere buonista, spesso anche senza tua colpa, sento il dovere di ricordare che ascoltare è molto vantaggioso per chi lo fa.
Ciao
I. Il cane di Jack
utente anonimo

#15   27 Novembre 2007 - 21:23
 
bello Giulia, molto bello. Mi sono soffermata in special modo sulla parte qualcosa di "indicibile" e sul fatto che occorra pazienza.
Perfetto il quadro che hai scelto.
Dialogare..croce e delizia della mia vita e in cui credo tantissimo.
Buona serata Giulia,
ciao Laura (dall'altro blog)
utente anonimo

#16   28 Novembre 2007 - 07:41
 
Io parlo tanto travolgo di parole ma so anche ascoltare...

grazie per il tuo commento da me.
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#17   28 Novembre 2007 - 08:08
 
Molto bello qui, ho letto qua e là, tornerò...grazie a te per il passaggio!
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#18   28 Novembre 2007 - 08:56
 
Ascoltare è come andare a bottega di diversità.

eventounico

P.S.
Oggi ho lanciato un piccolo momento di svago sul mio blog
utente anonimo

#19   28 Novembre 2007 - 09:18
 
Cara Giulia, concordo pienamente, come chiunque credo, sull'importanza dell'ascolto che è una parte fondamentale del dialogo. Ma permettimi di andare controcorrente per ciò che dici in merito alla società della comunicazione. Non è tutto così nero, è vero, molti contenuti che ci sono proposti sono banali, inutili, superficiali, inadeguati, ma siamo anche noi che dobbiamo imparare ad utilizzare il mondo dell'informazione, dobbiamo imparare ad essere fruitori ma anche acquirenti attenti. Sono molti quelli che fanno confusione tra mezzi di comunicazione, comunicazione, messaggio, informazione, ricorrendo ora a uno ora a l'altro come in preda ad una frenetica paura di perdersi qualche cosa. Dialogo, ascolto, comprensione, elaborazione, pensiero, critica, condivisione, tutti processi concatenati. Parli di significato simbolico. A volte le persone perdono il seplice significato, non solo quello simbolico. Viviamo in un momento storico e sociale in cui tutti abbiamo accesso a tutto, ma siamo sicuri che non sia un'altro 'oppio dei popoli'? Inoltre siamo tutti portati a prendercela con i giornalisti quando gli attriti sociali aumentano, quando il mondo ci fa paura e non riusciamo a comprendere tutto e qualcosa di quel tutto ci opprime. Spesso le colpe sono anche nostre. Mi piace ciò che dici sul 'silenzio dentro di noi'. Anche questo, come tu accenni, è diventato veloce, ci parliamo addosso, intendiamo ciò che l'altro dice prima ancora che abbia finito di parlare perchè abbiamo la presunzione di sapere già. Ponderazione, meditazione, sono valori-qualità che ritroviamo solo quando ascoltiamo i grandi, i nonni di tutti noi, gli uomini che hanno una età anagrafica, filosofica e professionale. Biagi, Olmi, Bocca, Taviani, solo per citarne alcuni. Ma come finisce l'ascolto, subito entriamo nel tritacarne per omologarci anche noi ad un sistema che tracima un surplus informativo rumoroso e fastidioso. Infine penso che una cosa sono il dialogo, la comprensione, il rispetto profondo in tutti i suoi significati laici e religiosi, il giudizio VS il pregiudizio, altra cosa è 'accettare l'altro'. Non sempre l'accettazione è possibile e non sono sicuro che sia sempre dovuta. ;-) duccio
utente anonimo

#20   28 Novembre 2007 - 10:36
 
Hai ragione, per questo motivo io ho "ascoltato" il tuo post e l'ho trovato strepitoso!

Daniele il Rockpoeta
utente anonimo

#21   28 Novembre 2007 - 11:02
 
quoto il poeta. ascoltare senza pregiudizi... uhmm... dura, ma possibile...
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#22   28 Novembre 2007 - 11:05
 
Quoto anch'io, contenuto, poeta e post...:)
ciao Giulia!
francesc0
utente anonimo

#23   28 Novembre 2007 - 11:08
 
Cerco di stare sul pratico, su quello che ho sotto gli occhi nel qui ed ora della rete, alle genericità moralistiche credo poco perché costano poco.
Ascolto per me vuol dire rileggermi con molta attenzione dopo aver scritto, cambiando se del caso (e da cambiare ce n'è sempre).
Poi vuol dire leggere con molta attenzione quello che scrivono gli altri guest del nostro multiblog, accettando che siano diversi da me, e quindi mettendomi in grado di riceverne valore aggiunto.
Poi leggere quello che esce nei pochi blog che frequento (non possono essere tanti, diverrebbe una corsa frenetica dal nulla al nulla).
Infine, un segno di ascolto vero è commentare dando comunque un sia pur piccolo e sintetico valore aggiunto, non dei ciao ciao con la manina di pura visibilità, che ormai hanno stufato.
Tutto questo è a disposizione di tutti, qualcuno potrebbe dire che è bene farlo perché è bello, e forse è anche così, ma c'è un motivo più certo: è bene farlo perché ci conviene farlo: quando passiamo dall'ascoltare al dire (passaggio indispensabile) siamo in grado di dire cose migliori e finisce che siamo più ascoltati.

grazie Giulia, mi fa piacere rivederti pimpante
Solimano
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#24   28 Novembre 2007 - 11:31
 
Penso che il commento che precede il mio sia una delle cose più di buon senso che ho letto. Coniuga perfettamente le buone intenzioni (che tutti abbiamo) con un atteggiamento concreto, pratico e propositivo. Bravo!
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#25   28 Novembre 2007 - 12:14
 
E poi c'è quello che ascolta pensando ad altro...
utente anonimo

#26   28 Novembre 2007 - 12:17
 
ed io ti ascolto in silenzio, amica saggia... ancora una volta grazie!
Buona giornata,
Lù.
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#27   28 Novembre 2007 - 12:20
 
volevo ringraziarti per le tue parole.
Giuse
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#28   28 Novembre 2007 - 12:38
 
L'ascoltare richiede tempo anche nei blog, invece noto sempre tanta fretta che non aiuta nella direzione che tu scrivi. Leggendo i commenti si intuisce perfettamente se sei stato ascoltato o solo letto in velocità. Non pare pure a te ?
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#29   28 Novembre 2007 - 13:50
 
Come leggevo non so dove, solo qualche giorno fa, di imparare ad ascoltare piuttosto che parlare...
"Abbiamo due orecchie e una bocca, significherà qualcosa ciò?"
utente anonimo

#30   28 Novembre 2007 - 14:09
 
L'altro come "cifra" (per stare un po' con Jaspers).
Bel post, umile e fecondo.
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#31   28 Novembre 2007 - 14:15
 
Saper ascoltare è la prima forma di contatto con l'altro.
Poi subentra la seconda parte che è ancora più difficile: la capacità di critica intesa come onestà intellettuale di dire come realmente la pensiamo su cosa abbiamo ascoltato.
Ovvio che senza la prima fase non può esistere neanche la seconda
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#32   28 Novembre 2007 - 14:29
 
Ciao Giulia,
Grazie dell'interessante post.
Ciao,
Carlo
utente anonimo

#33   28 Novembre 2007 - 14:39
 

Ciao Giulia,
GRAZIE per gli affettuosi commenti : va un pochino meglio, anche se, dopo una caduta in casa disatrosa come quella che ho fatto io, solo il tempo può aiutare....
Un abbraccio, sempre all'insegna dell' Energia più Positiva.......Francesca
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#34   28 Novembre 2007 - 15:13
 
Mi sento in sintonia con quanto dice Duccio nelle ultime tre righe del suo commento.Nella sfera privata,e nella cerchia di amici sono sempre disponibile al dialogo,alla discussione proficua,a ricredermi e a imparare.Tra me e persone che conosco da tempo o con conoscenze occasionali di cui intuisco tendenze etiche e politiche contrarie ai miei convincimenti,non cerco neanche di approfondire un dialogo perchè so che non gioverebbe nè a me nè al mio interlocutore.Con questo non voglio dire che sia necessario erigere un muro.Ci si parla e ci si diverte anche,ma tutto avviene in modo superficiale ."L'accettazione" è impossibile da ambo le parti ed è impossibile anche un ripensamento.
Sarebbe come voler guardare indietro senza girare la testa,come diceva non mi ricordo più chi.

Cristiana
utente anonimo

#35   28 Novembre 2007 - 17:11
 
Tutti, quanto meno la maggior parte, ascolta superficialmente o ciò che più garba. Poi, chiudono le orecchie tramite l'accumularsi dei loro pensieri che tentano di rispondere alle nostre parole.
Peggio ancora è entrare in un negozio, salutare e non avere risposta!
Peggio ancora ascoltare e non capire!
Peggio ancora non sapere ascoltare!
Peggio ancora è parlare e non ascoltarsi!

Rino, muto.
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#36   28 Novembre 2007 - 17:30
 
Grazie del commento che hai lasciato da me e mi spiace per ciò che ti è accaduto!
Per fortuna si è risolto per il meglio...
Ti abbraccio delicatamente
Un bacio
Cate ;)
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#37   28 Novembre 2007 - 18:50
 
Saper ascoltare è un dono.
Sempre interessante e profondo ciò che scrivi.
Un abbraccio Giulia

franca
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#38   28 Novembre 2007 - 19:03
 
Ho ascoltato questo saggio post. E concordo.
Il dialogo è un talento che presuppone al curiosità verso l'altro, persino l'Altro che è in noi
Io i dialoghi li colleziono, ascoltare mi viene facile, m'interessa il
dialogo tra l'uno e l'altro

;-)
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#39   28 Novembre 2007 - 20:18
 
Se non dialogo, non sono un uomo.
Sono un inutile appendice di me stesso

^_^
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#40   28 Novembre 2007 - 20:38
 
saper ascoltare e fare tesoro di ciò che si ascolta è un'arte.
ciao dany
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#41   29 Novembre 2007 - 08:33
 
Il dialogo è fondamentale, importantissimo, aiuta a crescere, a comprendersi, ad amarsi. Purtroppo col passare del tempo mi capita sempre più spesso di interagire con persone (in ogni campo, soprattutto in quello lavorativo però) che non riescono affatto a interloquire serenamente...spesso e volentieri si rischia di dire la stessa cosa ma con linguaggi diversi e di non trovarsi d'accordo per partito preso.
Eppure è così bello confrontarsi....
Buona giornata :) Un abbraccio
Giusi
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#42   29 Novembre 2007 - 11:42
 
Un docente di PNL una volta fece una battuta in merito alla capacità di stare zitti e ascoltare: l'uomo (sinedocche) impiega 3 anni per imparare a parlare e 50 per stare zitto e ascoltare.
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#43   29 Novembre 2007 - 11:45
 
Incredibile, proprio oggi ho comprato un registratore vocale perché sto per affrontare una ricerca antropologica e non voglio perdermi neppure una di quelle parole che mi confideranno le donne che andrò ad intervistare. La loro voce come il tesoro più prezioso di questi miei giorni e forse di tutta la mia vita...
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#44   29 Novembre 2007 - 11:58
 
Sapere ascoltare. Che dote rara e preziosa! Se c'e' una cosa che mi fa innervosire sono quelli che interrompono e finiscono loro la frase oppure quelli che mentre parli guardano da un'altra parte dando l'idea di pensare ad altro!
Certo, il tuo "indicibile", Giulia,... lo dici proprio bene!
Artemisia
utente anonimo

#45   29 Novembre 2007 - 12:05
 
mi associo al tuo pensiero.... alla fine siamo qui' tutti..... un abbraccio.....Anna...
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#46   29 Novembre 2007 - 12:59
 
Ascoltare non è facile.
Per certi versi è un'arte.

Mi trovo pienamente d'accordo con il punto #43 di baltazar.

Ciao
Salvatore
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#47   29 Novembre 2007 - 14:21
 
Non aggiungo niente

Ti faccio spazio

brava
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#48   29 Novembre 2007 - 15:40
 
Mi piace ascoltare, metabolizzare e poi scrivere o descrivere ma non tutti la pensano così. Per me il silenzio è una dote preziosa ma oggi non paga perchè tutti devono parlare..."per parlare" e non vedono ad un palmo da loro. Ciao, bellissimo post.
Il cantastorie errante
utente anonimo

#49   29 Novembre 2007 - 15:51
 
Il dialogo è confronto, specchio di quello che vogliamo essere, o che ci sforziamo di essere. E' la dimostrazione del nostro progetto umano. L'altro è prezioso perchè l'uno vi si può riconoscere nel suo insieme, o quasi, a sé stesso è preclusa la riflessione totale. Vedo con gli occhi le mie mani , non posso vedere i miei occhi direttamente con i miei occhi.
Grazie di essere passata da me
cri
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#50   29 Novembre 2007 - 17:16
 
É molto piú comodo a volte crogiolarsi nelle conferme del nostro pensiero che preoccuparsi di ascoltare le obiezioni.
L'ascolto é arte difficile, ma non impossibile.
utente anonimo

#51   30 Novembre 2007 - 14:32
 
ascoltare
nel senso di cum-patire
condividere le passioni
entrarci quasi come farebbe un attore con il suo personaggio
per poi uscirne e riprendere da lì,
da fuori
perchè ascoltare serve purchè non ci si confonda con l'ascoltato
cum-patire è immedesimazione sì ma inutile se ad essa non segue l'offerta di un'opportunità/visuale "altra":
il momento del dialogo
Cum-patire e poi confrontare
prima in due, poi come si fosse uno e poi ancora in due
per fare
per ottenere
per vivere
Tereza
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#52   30 Novembre 2007 - 19:58
 
Se gli altri non parlano e non rispondono, come si fa?
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#53   30 Novembre 2007 - 21:38
 
ascoltare è una dote importante, come il leggere, per dialogare e parlare, bisogna prima ascoltare e bene, per scrivere e bene, bisogna leggere molto, moltissimo quello che scrivono gli altri. Come stai, Giulia? Spero benissimo.
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#54   01 Dicembre 2007 - 13:58
 
Dialogare è soprattutto saper ascoltare, penso.
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#55   01 Dicembre 2007 - 16:36
 
Ma se ascolto e molto, e leggo e molto, anche moltissimo il pensiero degli altri, ok!
Mi dici il mio che fine fa?
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#56   02 Dicembre 2007 - 22:21
 
Ascoltare in questo senso vuol dire fare silenzio dentro di noi, far tacere le tante parole che giudicano, che stigmatizzano, che interpretano, che a tutti i costi vogliono trovare soluzioni veloci, le parole che presumono di aver già capito senza prima aver affiancato, condiviso, amato. Solo da questo silenzio può nascere l’ascolto dell’altro, un silenzio che è spazio, apertura

condivido profondamente :)
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#57   03 Dicembre 2007 - 08:36
 
Dopo aver ascoltato, letto; aver affiancato, condiviso, amato, riflettuto: arriva il tempo di Comunicare?
Credo proprio che tutti quei verbi determinino e qualifichino il bel Nulla! Semplici significati che dividono sempre, tutto e infinitamente, più della polvere.
Senza l'Originale, Innata, CON-Sapevole, Riconoscenza, Logica propria dell'Essenza, non vedo Soluzione Vera.
L’individuo privato di tale Originale Effettiva Capacità, non CON-Sente! La Relazione oggettivamente risulta impossibile, CON-Stando la Separazione, la quale mantiene affatto distinti due punti PER-Severando "o l'uno o l'altro".
Ritengo fermamente che solo la sopra, come citata, Riconoscenza possa determinare la Relazione Vera. Essa funziona e non svanisce come significato, appunto non attingendo dalla PER-severata inevitabile Imperfezione.
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#58   03 Dicembre 2007 - 21:08
 
Grazie per te Giulia.

Osservando Babilonia, distinguo una Persona.
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#59   03 Dicembre 2007 - 21:21
 
"In ognuno di noi c’è qualcosa di “indicibile”, che non riusciamo a dire..."

Ritengo che "non riusciamo a dire" perchè inutile. Essendo già. Unico, per tutti!
Basta Riconoscerlo.
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#60   03 Dicembre 2007 - 22:11
 
“Non si incontra l’altro se non in un dialogo..."

Immagino che in uno Stato democratico il Dialogo, Essendo esuberante pane quotidiano per tutti, dovrebbe riversare il comune Sentire.
Mentre osservo l’opposto. Come mai?
Suggerisco queste domanda per un’attenta “riflettente” valutazione.
La condizione che CON-Sente il comune Sentire (non l’udire): presuppone il Dialogo ovvero presta fede Comunicando?
Valutando i termini “Dialogare” e “Comunicare” quale dimostra Essere un significato CON-Senso e. quale dimostra COM-Promessi significati?
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