Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
venerdì, 05 ottobre 2007

La solitudine, la nostra malattia

BambinaQuesta mattina mi sono soffermata su un pezzo scritto da Antonia Pozzi  nel Natale del 1926: “Ho paura,  e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granelli sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia”

Ha solo quattordici anni Antonia Pozzi quando scrive queste parole. Sono i suoi i sentimenti che provano tanti adolescenti nel momento in cui stanno crescendo e sentono che la fanciullezza si dilegua per lasciare spazio a un tempo che non conoscono, che non sanno che cos’è. In bilico tra passato e futuro come un equilibrista sul filo.

Soffrono, provano tempeste di sentimenti contradditori e cercano sempre qualcuno con cui condividere, parlare, confrontarsi.
Guardano al mondo dei grandi e oggi, troppo spesso, trovano eterni fanciulli angosciati, presi dai loro problemi, che non sanno intercettare i loro segni di disagio o non sanno dare sicurezze e appoggio.

Quello che a loro fa veramente male non è il dolore, non è la sofferenza. Sofferenza e dolore appartengono alla vita, sono compagni fedeli di ogni esistenza. Quello che fa veramente paura è quel senso di solitudine che fa perdere il contatto con gli altri, con il mondo, con noi stessi. E’ l’incapacità di comunicare: proprio quando ne sentiremmo il bisogno, le parole e i pensieri si dissolvono alla presenza dell’altro. Ed allora il dolore si nasconde nelle pieghe dell’anima, indossa la sua maschera per presentarsi al mondo senza disturbare. E’ allora che diventa insidioso. Perché la sofferenza cerca uno sbocco, un’uscita. La sofferenza è a volte la domanda senza risposta, la ricerca di spazi più ampi dove si possa guardare al futuro con speranza e fiducia. La sofferenza deve diventare parola per essere comunicata e compresa dall’altro che spesso non c’è.
Ed una risposta al vuoto in cui si cade c’è: il Dumirox e il Prozac. “Ti senti allegro, ma sai che non dovresti esserlo, come se ti fosse imposto dall’esterno”, confessa ad un giornalista dell’Espresso (1 - 2) uno studente che ne fa uso. “Le pillole cancellano la paura”. E i consumi dei farmaci aumentano sempre di più: fare una prescrizione è semplice, parlare con un ragazzo che si sente un po’ giù, è più impegnativo, richiede tempo e pazienza, ascolto e dialogo. Così si supera il momento
difficile, aspettando quello che viene dopo ma l’anima è sempre più sola e vuota, privata anche dei suoi sentimenti e delle sue emozioni.

LA VITA

Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto

scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.

 di Antonia Pozzi

postato da giuba47 alle ore 17:35 | link | commenti (44)
categorie: pensieri, malessere, depressione, giovani, farmaci, antonia pozzi

Commenti
#1   05 Ottobre 2007 - 18:37
 
giulia, purtroppo l'adolescenza oggi e un tema che spesso e volentieri viene affrontato piuttosto superficialmente. Bisogna anche tener conto che gli adolescenti di oggi hanno fin troppa voglia di crescere, pretendono di essere già grandi, e questo li porta spesso a sbagliare e a prendere dedcisioni affrettate. Io penso che uno dei problemi principali, sia anche della scuola che oramai non svolge più un rulo di educatrice, ma che al contrario è diventato un vero e proprio luogo di maleducazione e degrado, e se gli adolescenti di oggi, in tenera età, diventano già spacciatori o piccoli deliquenti ci sarà pure un motivo, anche se ovviamente ci sono anche altri motivi.

In tal senso però, ti consiglio di leggere il libro di marida lombardo pijola che si chiama "ho 14 anni, mi chiamano principessa". ti consiglio di leggerlo con molta attenzione, poi fammi sapere.
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#2   05 Ottobre 2007 - 18:47
 
cara giulia davvero triste la vita di giulia pozzi.
una sofferenza insuperata, anche a causa della sua famiglia che l'ha compressa oltre ogni limite. e gli anni del fascismo che non offrivano speranze.
l'anno scorso io e mia moglie abbiamo seguito un corso di lettura espressiva. sì: per imparare a leggere a voce alta dando tono e colore alle parole.
a mia moglie venne dato il compito di leggere questa poesia di antonia pozzi, molto vicina per tono a quella che tu hai scelto:

Settembre

Boschi miei
che le nuvole del settembre
lente percorrono
mentre le prime foglie
crollano giù dai rami
e adunano umidore per i sentieri
intanto che nel cielo
gli alberi si denudano -
così come di sera
quando cadono le ombre
giù dalle cime
s'incupisce la terra
e in alto si rivelano
i disegni dei monti
e delle stelle -
miei boschi
vi è tanta pace
in questa vostra muta
rovina
che in pace ora alla mia
rovina penso
e sono come chi
stia sulla riva di un lago
e guardi miti le cose
rispecchiate dall'acqua -

8 settembre 1933

donna senza consolazione la delicata antonia pozzi.
oggi c'è più banalità. e quindi questo dolore conchiuso su se stesso non affiora neppure alla luce.
comunqu come diceva la critica grazia cherchi: "si è fatto giorno. occorre provare a vivere"

è sempre un piacere leggerti
ciao
amalteo

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#3   06 Ottobre 2007 - 08:55
 
Mi aspettavo la solita retorica sulla scuola, ricettacolo di tutti i mali della società. Qualunque sia il problema è sempre colpa della scuola. Non dico che non svolga un ruolo importante, per carità, ma vorrei sottolineare che certi problemi degli adolescenti nascono in casa e i primi a doverli ascoltare, notare, scoprire e cercare di risolvere, sono i genitori, gli insegnanti possono solo dare una mano.
Il vuoto di oggi, tra l'altro, non è paragonabile a quello della Pozzi, il vuoto di oggi è vuoto della mente, noia, ignoranza, mancanza di interessi e di valori, tv spazzatura, mancanza di impegno e di senso critico etc.
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#4   06 Ottobre 2007 - 10:50
 
...e finalmente ho trovato
chi mi è necessario:
qualcuno ha bisogno di me
- come aria.
Quanto più nero e mortale-
più necessario è il bisogno
dell'altro - di te. Di chi
non può fare a meno
di me - suo pane e respiro.
Occorro - a qualcuno:
accorro, rispondo
al primo richiamo...

da "Insinuarsi" di Marina Cvetaeva

spero che ti piaccia...lucio
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#5   06 Ottobre 2007 - 14:12
 
ci sono solitudini che ti senti dentro, che non dipendono dalla quantità di gente attorno e ti porti dentro come un peso.

buon weekend
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#6   06 Ottobre 2007 - 15:31
 
Ciao, Giulia. Per quanti tristi ricordi evochi in me il tuo post, preferisco pensare al presente, all'età adulta. Assurdamente, ho imparato a condurre due vite parallele, una piena di debolezze e dolori e un'altra illuminata dalla forza: una forza d'animo che, se non è di grande aiuto a me stesso (ma se non ci fosse!), ha però aiutato alcune persone in difficoltà a non smarrirsi. Perchè è vero che a volte basterebbe una presenza. Gli adulti sono egoisti ed egocentrici. Il loro smarrimento non è una colpa, se non quando viene usato come scusa per non ascoltare, per non capire. Vorrei dire altro, ma...

Gioacchino
utente anonimo

#7   06 Ottobre 2007 - 16:34
 
parole che lasciano il segno, specialmente in una giornata come oggi.
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#8   06 Ottobre 2007 - 17:09
 
cara Giulia,
non sai con che piacere e confesso anche con po' di emozione ho letto questo tuo post, Antonia Pozzi me l'ha fatta incontrare mio padre molto tempo fa, l'ho sentita vicina, così vicina da far fin male.
le sue emozioni così vere e nello stesso tempo tradotte in versi di una semplicità e ricchezza straordinarie, mi hanno accompagnato negli anni.
ti abbraccio
chicca
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#9   06 Ottobre 2007 - 17:27
 
Cara Giulia,
ti sei spiegata benissimo. E' proprio così. Dico sempre che il Blog mi serve per tenere la mente accesa, anche contro la cattiveria, la disonestà, la bruttezza intellettuale che mi circonda. Oddio, è sempre preferibile guardare negli occhi l'interlocutore, ma con alcuni sembra porprio di essere lì. Alla fine l'importante è non far sopravanzare la vita in Rete su quella reale. Errore che non pochi compiono.

Il tuo post mi fa pensare a quando sarà adolescente Anna. Non so, ma non riesco a tremare. Sarà un istinto puramente irrazionale? O l'Amore è la risposta (ma sul serio)?
Grazie della tua preziosa presenza.
Daniele
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#10   07 Ottobre 2007 - 08:03
 
la solitudine è nel problema di chi sta attorno al solitario e non sa essere accogliente più che nel solitario stesso, la maggior parte delle volte. belle riflessioni
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#11   07 Ottobre 2007 - 10:41
 
è vero Giulia, noi siamo con gli altri, prova ne è che il dolore necessita di essere depositato dalla parola nell'altro, dove l'ascolto è già un atto, e la parola restituita, o altre forme, aiutano ulteriormente. Tuttavia insisto, e insisterò sempre, nel dire che gli psicofarmaci possono avere un effetto positivo, per rafforzare le persone. Altrimenti ti mancano le energie persino per scambiare una parola con altri. La sofferenza psichica incide materialmente sul cervello, che ha bisogno di cure, in attesa che la parola faccia il suo corso.
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#12   07 Ottobre 2007 - 11:47
 
solitudine, solitudine. può essere anche amica gradita quando cercata e non imposta. Infatti Sole, Sol Solo, indicavano gli antichi alchimisti, Qui però non si trova la luce, ma il buio interiore.
nella società ciarliera, falsamente felice, ognuno di noi, ogni giorno, è un pezzettino più solo...
ci vorrebbero le antiche comunità, con il senso di partecipazione e di incanto, magari attorno al fuoco.
ciao giulia, bel post

francesca
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#13   07 Ottobre 2007 - 11:57
 
Francesca dice delle cose che condivido.
La solitudine cercata resta una ragione importante per sapersi sentire e conoscere ma non per razionalizzare la nostra vita ma per darle un enso compiuto.
Michele
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#14   07 Ottobre 2007 - 12:12
 
"come se ti fosse imposto dall’esterno": a volte capita anche senza Prozac...
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#15   07 Ottobre 2007 - 12:39
 
Caro Libero, metti molta carne sul fuoco. I giovani non sono tutti uguali e gli adulti neppure. Ma tutti, tutti noi siamo attraversati dal dolore e dalla sofferenza. Quello su cui bisogna a mio avviso ragionare è come non sentirsi soli e soprattutto abbandonati. Io ho buttato una riflesione che è solo tale...
Caro Amalteo, la fine della Pozzi è stata tragica probabilmente per i motivi che dici tu...Nei suoi diari e lettere e nelle sue poesie; è straordinario come racconta se stessa ed esprime i suoi sentimenti, non è stata ascoltata forse la richiesta d'aiuto che trapelava nelle sue righe... Tanti giovani parlano oggi di suicidio, lo dico perchè li ho sentiti, bisogna ascoltare i loro perchè e cercare con loro vie di uscita... Noi adulti spesso abbiamo paura di ascoltare il loro dolore. Ma ai prossimi post... Grazie per questa altra bellissima poesia.
Cara Dalloway66, i probelmi di molti adolescenti nascono da una società che non dà più sicurezze, ideali, valori...di cui sono vittime e responsabili gli adulti, ma il problema è secondo me molto complesso ed è fuorviante far ricadere colpe: ogni storia è una storia diversa anche se all'interno di uno stesso contesto. Un abbraccio
Caro Lucio la poesia di Cvetaeva secondo me centra in modo straordinario il problema: il bisogno dell'altro che ti è necessario ma per il quale anche tu ti senti utile, grazie

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#16   07 Ottobre 2007 - 13:29
 
vedi giulia, la solitudine non è una cosa facile da interpretare. Magari dico una scemenza, ma la solitudine e un pò un'insieme di stati d'animo di tristezza depressione e altre cose, non è solo il sentirsi solo e abbandonato da tutti. spesso e volentieri è anche fin troppo difficile capire che cosa realmente sentono gli adolescenti. Forse io ti dico queste cose, perchè io ho vissuto un'adolescenza un pò particolare, in un contesto certamente non facile. Poi per carità non tutti gli adolescenti e gli adulti sono uguali fra di loro, ma questo è un'altro discorso.
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#17   07 Ottobre 2007 - 13:30
 
Caro kikkobil, la solitudine è davvero qualcosa che ti porti dentro, e qualcosa spesso di indicibile che va però decifrato per trovare via di uscita.
Caro Gioacchino la Zambrano usa una espressione che trovo bellissima "stare in presenza", renderla visibile, a volte le parole sono inutili, l'ascolto è esserci.
Grazie, calmaaparente...
E' vero Chicca, è incredibile quato abbia saputo dire una ragazza con una così breve vita, un abbraccio
caro Macca non ti preoccupare per Anna... l'adoelscenza è un passaggio importante, ma non è una malattia...Un abbraccio
Simone, bella l'immagine sull'accoglienza che vale più di mille parole
Barbara, gli psciofarmaci servono, non dico di no, ma date solo in casi di necessità seria, poi serve tanto altro. Non so se conosci lo psichiatra Borgna, te lo consiglio, ha scritto molti libri interessanti.Sono assolutamente d'accordo che la solitudine cercata è necessaria, bella è fondamentale per ritrovare se stessi e non perdere il contatto con la nostra anima e la nostra mente. E sono quindi d'accordo anche con te Michele.
Grazie 555555... Un grazie a tutti per i bei contibuti. Giulia
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#18   07 Ottobre 2007 - 13:35
 
No, caro Libero, non dici per niente una scemenza, è diffcile capire cosa sentono gli adolescenti, ma il lavoro che faccio (insegnante) mi fa dire che quando hanno un orecchio che ascolta, sono poi loro a farsi capire.Sono diversi da noi perchè vivono un'età diversa, un periodo diverso, non bisogna giudicarli con parametri che avevano per altri tempi, bisogna dialogare con loro e anche discutere, ma con rispetto e pazienza. Giulia
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#19   07 Ottobre 2007 - 13:47
 
essere addoloscenti oggi è piu' difficile,
quando ero io si doprava tanto la fantasia, si voleva uscire al scoperto,
oggi è piu' importante l'immagine,
sono troppo condizionati,
bisogna stargli vicini,
bello il tuo post, e sono straordinari i commenti profondi
un caro saluto e
Buona Domenica!
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#20   07 Ottobre 2007 - 14:43
 
Il tempo per me vola. si dilegua, si dissolve da oramai 32 anni. Prima adolescente nostalgico del bimbo che fu, poi giovane forte che riguarda l'dolescente sognatore, adesso uomo che tende la mano al giovane forte...per non perdere il contatto con i sogni.
Batman
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#21   07 Ottobre 2007 - 15:33
 
GIULIA. GRAZIE SEI LA PRIMA SITATRICE DEL MIO BLOG. TI CHIDO SOLO DI FARE PASSA PAROLA. A DENUNCIARE TTUTTE LE DIFICOLTA CHE TUTTI I GIORNI INCONTRIAMO NOI DISABILI. CON SINCERA STIMA C.A.D.
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#22   07 Ottobre 2007 - 15:35
 
Penso che la solitudine non colpisca solo gli adolescenti...anche loro.
La vita, così come la sabbia, scorre per tutti...purtroppo.
Davide
utente anonimo

#23   07 Ottobre 2007 - 15:35
 
SCUSATE GLI ERRORI DEL PRIMO POSTER MA L'EMOZIONE NON PERDONA
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#24   07 Ottobre 2007 - 15:54
 
Mi sono dimenticato di dirti che ti ho linkato.
A presto.
Davide
utente anonimo

#25   07 Ottobre 2007 - 16:09
 
Non ci sono traguardi più veri di quelli in cui siamo riusciti a dare vita alla vita.
Agendo per empatia con i nostri giovani possiamo essere il mezzo attraverso il quale loro possono diventare energia propulsiva...ed è fantastico quello che viene fuori!
La solitudine è la conseguenza diretta della mancanza di comprensione e di dialogo...e fa male da morire.
Io ci sono passata...poi ho imparato da sola a convertire il dolore per quello stato in energia da donare affinchè altri non restassero soli nella solitudine...
Ognuno nel suo piccolo può fare tanto.
:-)
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#26   07 Ottobre 2007 - 16:12
 
Aspetta, soltanto un attimo.
Prendi tempo prima di deporre sul mio aspetto la tua inesorabile etichetta.
Guarda meglio, osserva, scruta.
E se non vedi combatti, ribellati, non cedere alla facile
tentazione di chiamarmi con nomi
che non mi appartengono,
che non mi raccontano.
Cercami tra le fitte nebbie
dell’indifferenza, oltre il muro
che tu stesso hai eretto
ad incomprensibile difesa.
E finalmente incontrami,
sorridimi, non scappare,
io, per gli amici
mi chiamo Duck.
Ciao Giulia, questo è il pensiero di un ragazzo disabile che ha bisogno di molto Amore.
Ciao ti abbraccio forte.

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#27   07 Ottobre 2007 - 16:18
 
Scopro il tuo blog e inizio a conoscerti attraverso questo post. La lettura dei precedenti diventa irrinunciabile.

Giulia, sensibile e profonda, è un piacere averti trovata :-)

Aglaja
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#28   07 Ottobre 2007 - 16:31
 
Una volta si soffriva di queste cause ma non si riusciva a capire il motivo non ci si sapeva dare una spiegazione. Oggi sappiamo che questi mali psicologici che fanno male al cuore e all'anima hanno un nome depressione e altri termini simili. Ma il male non è stato debellato hai ragione tu il Prozac può essere un aiuto momentaneo ma finito l'effetto la radice da estirpare e ancora dentro.E' essenziale una serena adolescenza e se questa viene a mancare ti assicuro anche il resto della vita è segnata. Bel post buona domenica
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#29   07 Ottobre 2007 - 17:01
 
Solo...buona Domenica.
Anche se può sembrare fuori luogo.
Tutti abbiamo bisogno di un momento di "pace".
Ciao, cara.
Daniele
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#30   07 Ottobre 2007 - 17:09
 
giulia.. non ho parole anche se vorrei scriverne tante..
roberto
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#31   07 Ottobre 2007 - 17:38
 
La solitudine non appartiene a un'età. Penso che il sentimento della solitudine sia una condizione che accomuna la vita di ogni essere umano. Certo in misura diversa, ma inevitabilmente, prima o poi, ognuno di noi ne viene almeno sfiorato.
E' importante avere intorno a noi qualcuno che è attento e sa ascoltarci nel momento della necessità, ma di fronte a quel male di vivere di cui il sentimento della solitudine è un'espressione, causa e conseguenza insieme, talvolta, c'è poco da fare.
Ti ringrazio dei tuoi passaggi sempre graditi.
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#32   07 Ottobre 2007 - 17:50
 
Non sono un'adolescente ma la solitudine non ha età. Quello che ha scritto la Pozzi vale per tutte le età.
Mi ci ritrovo. Ed ho 51 anni.
E mi sforzo, anche se non mi va , di condurre una vita normale, di rifermi una vita normale. Una vita normale che non ho mai vissuto in cerca di quell'anormalità che però è deleteria!
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#33   07 Ottobre 2007 - 17:56
 
grazie d'esser così cara Giulia..
un abbraccio
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#34   07 Ottobre 2007 - 18:20
 
pensare al futuro dei miei bimbi piccoli mi preoccupa.. spero di essere all'altezza della situazione, disponibile al dialogo, autorevole e non autoritario. non sarà facile penso..
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#35   07 Ottobre 2007 - 18:21
 
nel senso di saper essere presente e aperto al dialogo quando saranno adolescenti.. è un periodo della vita molto delicato, di questo sono consapevole.
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#36   07 Ottobre 2007 - 18:24
 
E' molto bello il tuo post e le parole di Antonia Pozzi che lo accompagnano. In queste giornate d'autunno, giù brevi, piovose e un pò fresche... è facile sentirsi così.
Un abbraccio Mapi
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#37   07 Ottobre 2007 - 20:58
 
Ti lascio un saluto frettoloso per ringraziarti del passaggio. Vorrei poter esprimere conforto a chi soffre la solitudine, ma mi riesce difficile evitare di scadere nel banale. Posso solo tentare di strappare una nota positiva al dolore che solitamente la accompagna: nella solitudine ci si tempra, ci si rafforza, perchè solo in noi stessi possiamo trovare la spinta vincente per superarla, vincerla, domarla.
I mie momenti più duri sono stati affrontati in solitudine.
Ed è stato di fronte a me stesso e nessun altro che ho lanciato la sfida.
Il bello è che se cadi, nessuno lo verrà a sapere....
Ma erano altri tempi....
Ho una figlia di 14 anni e vivo il terrore che tu descrivi: di non saperla ascoltare, di non saperla leggere, di non saperla amare...
..di lasciarla sola...
Anche noi "grandi " siamo soli sai ?
Finchè ci ricordiamo di avere i figli....
Ed allora torniamo a vivere...con loro, per loro , insieme a loro.

Un sorriso.
GB
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#38   07 Ottobre 2007 - 22:13
 
grazie del commento gentilissimo che mi hai regalato; ti auguro una felice domenica sera.
Manuela
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Anake

#39   07 Ottobre 2007 - 23:44
 
Grazie per la visita e per il commento...intenso, tra l'altro, questo post...notte...
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#40   08 Ottobre 2007 - 00:48
 
Alcuni anni fa, quasi di colpo e del tutto casualmente, sono ritornato con il pensiero al periodo più duro e cupo della mia adolescenza, accorgendomi quasi con sgomento di averlo rimosso completamente per tanto tempo.
Ho ricordato l’amarezza di allora, la solitudine fuori del guscio sin troppo protettivo della famiglia, il sentirsi rifiutato da coetanei che conoscevo sin dalle elementari e che improvvisamente trovavo cambiati e ostili, il sentirmi impacciato e sbagliato nei miei tentativi di socializzare.
Quest’anno mia figlia ha iniziato le medie e almeno per ora noto con sollievo che è accettata e benvoluta sia dagli insegnanti che dai compagni di classe. La vita non è usa fare sconti e l’adolescenza è un periodo in cui i cambiamenti, le contraddizioni, le ferite non sono filtrati o ammorbiditi. Mi auguro, però, che mia figlia crescendo possa conservare un po’ della solarità della bambina che è stata sino a ieri.
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#41   08 Ottobre 2007 - 07:35
 

"che va però decifrato"

si, così. Va decifrato. Ma ho convissuto per anni con problemi di solitudine interiore fortissimi, cercando sempre di capire. Ed era sempre lì. Ritornava e mi procurava estreme sofferenze, chiusure psicologiche fortissime. Da quando ho imparato ad accoglierla, ad accettarla pure, ad osservarla va meglio. Per la mia esperienza quindi il "decifrare" non è sinonimo di comprendere, non è e non basta esclusivamente un atto di volontà mio

un bel post
buon lunedi a Te
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#42   08 Ottobre 2007 - 08:14
 
l'adolescenza è un momento importante per ogni ragazzo ... è importante stare vicino ai nostri figli e aiutarli a "crescere" lasciando loro lo psazio necessario ...

... spero di essere un buon padre e essere sempre di supporto ai miei due piccoli (per ora sono piccini ma cresceranno)

ciao
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#43   08 Ottobre 2007 - 08:15
 
Un post molto intenso, parole di una quattordicenne che sanno di vita vissuta, quasi che di anni ne avesse molti di più. Ma, forse, proprio a quell'età la sensibilità è persino più forte..
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#44   08 Ottobre 2007 - 09:27
 
Buon inizio di settimana, cara Giulia.
Spero ti sia svegliata bene...
Daniele
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