Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
mercoledì, 26 settembre 2007

Un giorno questo dolore ti sarà utile

CameronVivere con i propri coetanei non è facile per quei giovani che non seguono mode, che non amano omologarsi agli altri, che cercano di rimanere se stessi anche se ancora non sanno chi sono davvero . "Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà?".
Vivere con i genitori è a volte spaesante quando questi si dimostrano persino più immaturi dei loro ragazzi e non amano assumersi più di tanto le loro responsabilità. Genitori che non sanno dialogare con il proprio figlio e prefersicono mandarlo  dallo psicologo perchè non lo vedono felice "in un modo che che ci dà pensiero". Genitori che non vogliono avere preoccupazioni perchè hanno già le loro e non hanno nè tempo nè spazio nella loro mente per altro, pur dicendo di amare i loro ragazzi.
James il protagonista del libro  di Peter Cameron (Un giorno questo dolore ti sarà utile) è un ragazzo solo perchè i coetanei non gli piacciono: non sanno parlare di nulla, sono noiosi e quando si trovano insieme "sembrano contenti di scoreggiare e farsi canne tutti insieme, per nulla infastiditi dal fatto di non avere mai un momento per sè". James è un ragazzo che, invece, nelle persone sa cogliere le sfumature e sa apprezzare i piccoli gesti: "Lo strano è che io sono un asociale, ma quando entro in contatto con uno sconosciuto - anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano (...) - mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada come se niente fosse".
Insomma quello che  cerca e non trova è un vero rapporto non quello che ostentano i gruppi con cui è troppo spesso a contatto. Per questo  parla più volentieri col suo cane, Mircò, che si crede umano e che ai giardini sta sulla panchina accanto a lui a osservare con condiscendenza gli altri cani. "Mirò capisce sempre quando sono triste. Mi ha posato una zampa sul ginocchio e ha guaito piano. Forse voleva dirmi che voleva tornare dentro, mangiare un biscotto, e andare a dormire, ma comunque in quel gesto c'era una tenerezza che mi ha confortato".
Jasper, alla fine, acconteta la madre ed il padre che pur se separati, su questo si sono coalizzati:
decide di andare anche se di mala voglia dallo specialista . Ma il linguaggio asettico della psicoanalista, le sue domande insistenti e per lui senza senso, non lo aiutano, non è quello di cui ha bisogno. "Mi pareva una gara per vedere chi faceva saltare prima i nervi a chi. Non mi pareva molto terapeutico ma ce l'ho messa tutta per vincere". Ed è franco con lei:  "Penso che la psicoanalisi sia un concetto fuorviante delle società capitalistiche, in base al quale crogiolarsi nell'analisi della propria vita sostituisce l'atto stesso di viverla".
E' illuminante a proposito quello che dice il grande psichiatra Jaspers che la psicologia può "spiegare" qualcosa ma "comprendere" non è un problema della psicologia ma è una disposizione umana che tutti possono e dovrebbero avere. James non si aspetta che gli spieghino che cosa è o che cosa ha, ma che lo accettino per quello che è: lui non vuole cambiare, lui vuole trovare la sua strada.
Il disagio esistenziale di James deriva dal vuoto di valori che percepisce intorno a lui, per questo non accetta di entrare a far parte di un mondo che giudica superficiale, fatto di gente indaffarata ed egocentrica, che rincorre una felicità che non esiste ed ignora i problemi di chi non vogliono guardare. Dentro l'uffico di suo padre egli pensa: "Non credo che riuscirei a lavorare in un ambiente così. Lo so che a questo mondo non siamo tutti uguali, ma non sopporto i posti che lo sottolineano".
E' difficile per James comunicare, ma come dargli torto quando dice: "I pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce, li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce posono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente". Perchè la capacità che manca a chi spesso ci circonda è l'ascolto e senza ascolto non esiste il dialogo, quello vero non quello che mette in campo subito i nostri pregiudizi e il nostro modo di vedere la realtà.
Questa capacità è propria  della nonna di James che sa semplicemente sedersi ed ascoltarlo, che sa non fare tante domande, ma che ha sempre dare le risposte giuste al momento giusto.
James non vuole andare all'università,  "posso imparare tutto quello che voglio - afferma - leggendo i libri che mi interessano", ne parla alla nonna e gli chiede consiglio.
Quando il nipote finisce di parlare, la nonna "ha poggiato la spugnetta e si è asciugata le mani, poi si è voltata a guardarmi. Era uno sguardo duro. Mi sembrava di averla delusa, di aver tradito le sue aspettative. (...) Ha riappeso lo strofinaccio e ha detto: "Una volta tanto non pensiamo al futuro... è deprimente. E' quasi ora di pranzo, invece,. Ti va una bella insalata russa". Al momento giusto, quando sentirà pronto suo nipote, sarà proprio la nonna che riuscirà a dargli i consigli giusti per guardare il mondo con più fiducia e speranza. Perchè un'altra attitudine  che abbiamo perso di fronte ad un problema è la capacità di aspettare e di aiutare i giovani a guardare il mondo con più ottimismo e serenità.
Un libro quelo di Cameron lieve, scorrevole, ironico e leggero, ma mai superficiale.
postato da giuba47 alle ore 09:50 | link | commenti (31)
categorie: libri, giovani, disagio, cameron peter, rapporto genitori figli, rapporto con i coetanei

Commenti
#1   26 Settembre 2007 - 10:21
 
non cambiare. trovare la propria strada. e non farsi ingannare da luccichii falsamente attraenti...
buona giornata
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#2   26 Settembre 2007 - 14:26
 
solo un saluto al volo e un abbraccio...
jomarch
utente anonimo

#3   26 Settembre 2007 - 17:56
 
"comprendere è una disposizione umana che tutti dovrebbero avere"
Ma non tutti hanno

"I pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce, li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce posono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente"
Non sono d'accordo.
Solo la "fertilizzazione incrociata" delle idee, solo la contaminazione dei pensieri, anche se certo li "sporca" ci aiuta a fare un passo verso l'essere umano.

Un sorriso, post di grande forza e intensità...ma non è una novità
Mister X di Comicomix

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#4   26 Settembre 2007 - 20:05
 
Che voglia di leggere questo romanzo. Non ne sapevo proprio nulla! Grazie mille per questa interessante proposta di lettura :-)
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#5   26 Settembre 2007 - 21:43
 
Che bellissima recensione! Sei proprio brava.
Un bacione :)
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#6   26 Settembre 2007 - 22:39
 
Quanti commenti mi ispira questa tua analisi, Giulia. Per questo strano senso contraddittorio di estraneità e comunanza rispetto agli altri ci sono passata e ci passo anche io.
Tuttavia, su alcuni punti di vista espressi in questo libro non sono d'accordo. Andare dall'analista comporta proprio sfrondarci degli ostacoli che ci impediscono di trovare una nostra strada, e paradossalmente il cambiamento, se così lo vogliamo chiamare, ma che è piuttosto un vedere chiaro nella nostra struttura costituitasi nel tempo, non è che un divenire ciò che si è, in potenza, senza distorsioni, distaccandoci dai pesi di cui il passato può essere portatore.
I pensieri: non ci servono solo ad essere ascoltati, ma anche ad ascoltare, a percepire, quindi la dicotomia esterno/interno non ha senso, perché esiste una continua circolarità.Insomma, secondo me non è detto che debbano essere espressi né linguisticamente né esplicitamente. E la nonna lo dimostra. Ho detto qualcosa di sensato? Boh, sono un po' stanca..
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#7   27 Settembre 2007 - 05:45
 
brava, Giulia, bella recensione che fa onore al libro...
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#8   27 Settembre 2007 - 08:48
 
sembra davvero interessante.
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#9   27 Settembre 2007 - 09:10
 
Hai segnalato un libro di qualità. L'autore è poco noto in italia ma presto allargherà la sua cerchia di lettori. Brava.
Michele
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#10   27 Settembre 2007 - 09:18
 
... ci sono post che fanno riflettere, e questo è uno di quelli ...

Felicità

Rino.
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#11   27 Settembre 2007 - 10:44
 
Sopratutto, mai superficiale.
Dote assai rara, in un certo tipo di scrittura.
Ciao, cara.
Daniele
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#12   27 Settembre 2007 - 11:33
 
la descrizione del libro è molto interessante, perchè testimonia quanto sia difficile certe volte il rapporto genitori e figli, e quanto noi giovani al tempo stesso facciamo fatica a capire il mondo che ci circonda, ma come dice giustamente la nonna di questo ragazzo, pensare troppo al futuro è deprimente, meglio godere il presente e valutare tutto quello che ci circonda. un saluto
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#13   27 Settembre 2007 - 12:04
 
Davvero interessante...
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#14   27 Settembre 2007 - 12:43
 
Interessante profondo...ciaooooo
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#15   27 Settembre 2007 - 14:00
 
I tuoi post sono sempre interessanti,
bella recensione !
Un abbraccio
Franca
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#16   27 Settembre 2007 - 14:35
 



Ciao cara Giulia,
io penso che in questi ultimi anni ci si aspetti troppo dai genitori : devono lavorare da mattina a sera per mantenere un tenore di Vita adeguato alle esigenze della Società moderna e non far sentire i propri figli inadeguati o DIVERSI dai loro amici e compagni; contemporaneamente devono trovare il tempo di essere anche psicologi e stare sempre all'erta per scoprire se i figli stanno percorrendo strade sbagliate ( sesso precoce, droghe, comitive destabilizzanti......) !
Con tutti queste pesanti responsabilità, comprendo come molte coppie non desiderino diventare genitori : appena un figlio esce dalla carreggiata e ne combina una di troppo, tutti addosso a denigrare il comportamento del padre o della madre !
AI MIEI TEMPI i ruoli erano ben distinti : i genitori erano genitori ed i figli erano figli; noi eravamo pienamente consapevoli che se non vedevamo spesso il Papà era perchè lavorava fuori di casa per il buon andamento familiare e non gliene facevamo certo una colpa; se poi lavorava anche la Mamma e ci lasciava in custodia dai Nonni, non ne facevamo certo un dramma nè si veniva portati dallo psicologo perchè si cresceva disadattati ( come purtroppo accade troppo spesso oggi....) e traumatizzati da ciò !
Forse c'era meno dialogo, ma noi sentivamo, nel profondo di noi stessi, che i nostri genitori ci volevano bene e che potevamo fare affidamento sul loro AMORE in qualsiasi occasione e per qualsiasi problema avessimo dovuto affrontare: insomma potevamo contare su di loro, però nel contempo trovavamo la nostra Strada ed il nostro Futuro contando principalmente su NOI STESSI; in questo modo si sviluppava molto presto la nostra personalità, che ci aiutava a realizzarci ed a tutelerci contro le avversità future !
Credo che la Società odierna stia invece allevando generazioni di giovani, che sempre più contano sugli altri per la stabilità del loro Futuro, viziati dalla tecnologia avanzata credono che tutto debba girare intoro ai loro bisogni ed alle loro esigenze, vogliono sempre e comunque fare i propri comodi e se ciò non riesce, quasi a vendicarsi, combinano grosso pasticci o si rovinano l'esistenza futura da se stessi ( addossando a tutti la colpa, tranne che alla loro immaturità ed arroganza.....)......
E ci sarebbe ancora tanto da dissertare su questo argomento, perchè è complesso e con sfaccettature variabili ed infinite, ma ero passata solo per un saluto ed un AUGURIO sincero di un Piacevole AUTUNNO 2007......
Alla prossima, con stima......Francesca


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#17   27 Settembre 2007 - 14:57
 
mai letto..... mi incuriosisce però... ciaooooo
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#18   27 Settembre 2007 - 16:27
 
me ne ha parlato mia figlia, ma non l'ho letto, mi ero ripromessa di farlo, ma me ne son dimenticata!!!
credo proprio che lo leggerò, mi hai stuzzicato parecchio e poi io ho molta fiducia nei giovani e spero che diventino sempre di piu' quelli che non seguono il branco!!
chicca
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#19   27 Settembre 2007 - 17:40
 
giulia, no ho parole. i tuoi si che son post di qualità!:)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Francesca01

#20   27 Settembre 2007 - 20:01
 
Ciao Giulia,
grazie per i tuoi complimenti, che contraccambio.

Buona serata
Salvatore
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#21   27 Settembre 2007 - 21:14
 
non è forse la frase che ci sentiamo ripetere sempre ogni volta che soffriamo?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente chenal

#22   28 Settembre 2007 - 07:28
 
Seguire le mode, abbandonarsi al conformismo, è una peculiarità che uccide la creatività individuale. Se ne dovrebbe star lontani quanto più possibile.
Il libro appare interessante; da farci un serio pensiero ed aggiungere alla pila sul comodino.
Un lieto fine settimana a te!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente keypaxx

#23   28 Settembre 2007 - 07:41
 
Sembra proprio un bel libro, anche se non riesco ad immaginare un diciottenne che pensa che: "la psicoanalisi sia un concetto fuorviante delle società capitalistiche, in base al quale crogiolarsi nell'analisi della propria vita sostituisce l'atto stesso di viverla"...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MOZmoz

#24   28 Settembre 2007 - 07:42
 
va'. cercavo qualcuno che ne parlasse, che ero indeciso se accattarmelo o no. tks
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente fuoridaidenti

#25   29 Settembre 2007 - 18:18
 
Anche questo post interessante, davvero, complimenti per questa splendida e coinvolgente recensione.

Il titolo e le (o i, non l'ho ancora capito) tags mi "stendono", toccano insieme al contenuto di questo post alcune corde che non possono non vibrare in fase...

E dico la mia: il dolore c'è perchè serve a qualcosa. E' utile. Anche se fa male. Anzi, menomale che fa male: è un campanello d'allarme che se adeguatamente ascoltato aiuta a prevenire e curare... anima e corpo. Le "malattie" peggiori sono quelle silenti/rimosse... e ribadisco: per l'anima e il corpo.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente IrinaP

#26   30 Settembre 2007 - 09:31
 
mmm... da pensare ciao.
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#27   01 Ottobre 2007 - 23:07
 
sembra un libro interessante. lo prendo in considerazione per una prossima lettura. grazie.

interessante il blog.

Max
utente anonimo

#28   02 Ottobre 2007 - 09:45
 
ricambio il piacere di conscerti.
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#29   03 Ottobre 2007 - 20:03
 
Ciao grazie del tuo passaggio, ripassa quando vuoi. Interessante anche il tuo blog, e mi sa che dovrò leggere questo libro....
Batino
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente iacopo192

#30   17 Febbraio 2008 - 12:41
 
Quasi ogni giorno cerco di dare forma e contenuti a quel meraviglioso blocco di creta che sono i nostri figli che crescono. I miei figli mi raccontano di "sensibilità insensibili", ne sono quasi contento: bene mi dico ...la "distanza" sviluppa identità. Poi mi preoccupo e penso che devo solo attendere,accogliere ed offrire amore. L'attesa talvolta la sentiamo come disimpegno; chissà se la sentono così anche i nostri figli
Alessandro
http://www.alessandroguidi.net
utente anonimo

#31   22 Febbraio 2008 - 15:57
 
Arrivo per caso, scelgo di leggere direttamente dalla categoria "giovani", leggo questo post e decido di comprare questo libro. Domani andrò a prenderlo.Grazie per il modo in cui parli. Avere 19 anni è strano. A presto.
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