Vivere con i propri coetanei non è facile per quei giovani che non seguono mode, che non amano omologarsi agli altri, che cercano di rimanere se stessi anche se ancora non sanno chi sono davvero . "Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà?".
Vivere con i genitori è a volte spaesante quando questi si dimostrano persino più immaturi dei loro ragazzi e non amano assumersi più di tanto le loro responsabilità. Genitori che non sanno dialogare con il proprio figlio e prefersicono mandarlo dallo psicologo perchè non lo vedono felice "in un modo che che ci dà pensiero". Genitori che non vogliono avere preoccupazioni perchè hanno già le loro e non hanno nè tempo nè spazio nella loro mente per altro, pur dicendo di amare i loro ragazzi.
James il protagonista del libro di Peter Cameron (Un giorno questo dolore ti sarà utile) è un ragazzo solo perchè i coetanei non gli piacciono: non sanno parlare di nulla, sono noiosi e quando si trovano insieme "sembrano contenti di scoreggiare e farsi canne tutti insieme, per nulla infastiditi dal fatto di non avere mai un momento per sè". James è un ragazzo che, invece, nelle persone sa cogliere le sfumature e sa apprezzare i piccoli gesti: "Lo strano è che io sono un asociale, ma quando entro in contatto con uno sconosciuto - anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano (...) - mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada come se niente fosse".
Insomma quello che cerca e non trova è un vero rapporto non quello che ostentano i gruppi con cui è troppo spesso a contatto. Per questo parla più volentieri col suo cane, Mircò, che si crede umano e che ai giardini sta sulla panchina accanto a lui a osservare con condiscendenza gli altri cani. "Mirò capisce sempre quando sono triste. Mi ha posato una zampa sul ginocchio e ha guaito piano. Forse voleva dirmi che voleva tornare dentro, mangiare un biscotto, e andare a dormire, ma comunque in quel gesto c'era una tenerezza che mi ha confortato".
Jasper, alla fine, acconteta la madre ed il padre che pur se separati, su questo si sono coalizzati: decide di andare anche se di mala voglia dallo specialista . Ma il linguaggio asettico della psicoanalista, le sue domande insistenti e per lui senza senso, non lo aiutano, non è quello di cui ha bisogno. "Mi pareva una gara per vedere chi faceva saltare prima i nervi a chi. Non mi pareva molto terapeutico ma ce l'ho messa tutta per vincere". Ed è franco con lei: "Penso che la psicoanalisi sia un concetto fuorviante delle società capitalistiche, in base al quale crogiolarsi nell'analisi della propria vita sostituisce l'atto stesso di viverla".
E' illuminante a proposito quello che dice il grande psichiatra Jaspers che la psicologia può "spiegare" qualcosa ma "comprendere" non è un problema della psicologia ma è una disposizione umana che tutti possono e dovrebbero avere. James non si aspetta che gli spieghino che cosa è o che cosa ha, ma che lo accettino per quello che è: lui non vuole cambiare, lui vuole trovare la sua strada.
Il disagio esistenziale di James deriva dal vuoto di valori che percepisce intorno a lui, per questo non accetta di entrare a far parte di un mondo che giudica superficiale, fatto di gente indaffarata ed egocentrica, che rincorre una felicità che non esiste ed ignora i problemi di chi non vogliono guardare. Dentro l'uffico di suo padre egli pensa: "Non credo che riuscirei a lavorare in un ambiente così. Lo so che a questo mondo non siamo tutti uguali, ma non sopporto i posti che lo sottolineano".
E' difficile per James comunicare, ma come dargli torto quando dice: "I pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce, li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce posono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente". Perchè la capacità che manca a chi spesso ci circonda è l'ascolto e senza ascolto non esiste il dialogo, quello vero non quello che mette in campo subito i nostri pregiudizi e il nostro modo di vedere la realtà.
Questa capacità è propria della nonna di James che sa semplicemente sedersi ed ascoltarlo, che sa non fare tante domande, ma che ha sempre dare le risposte giuste al momento giusto.
James non vuole andare all'università, "posso imparare tutto quello che voglio - afferma - leggendo i libri che mi interessano", ne parla alla nonna e gli chiede consiglio.
Quando il nipote finisce di parlare, la nonna "ha poggiato la spugnetta e si è asciugata le mani, poi si è voltata a guardarmi. Era uno sguardo duro. Mi sembrava di averla delusa, di aver tradito le sue aspettative. (...) Ha riappeso lo strofinaccio e ha detto: "Una volta tanto non pensiamo al futuro... è deprimente. E' quasi ora di pranzo, invece,. Ti va una bella insalata russa". Al momento giusto, quando sentirà pronto suo nipote, sarà proprio la nonna che riuscirà a dargli i consigli giusti per guardare il mondo con più fiducia e speranza. Perchè un'altra attitudine che abbiamo perso di fronte ad un problema è la capacità di aspettare e di aiutare i giovani a guardare il mondo con più ottimismo e serenità.
Un libro quelo di Cameron lieve, scorrevole, ironico e leggero, ma mai superficiale.